Adeguare la normativa italiana a quella europea è più facile a dirsi che a farsi. E chi pensava all’avvio di una nuova “politica mineraria del Paese” probabilmente dovrà ricredersi.
È quanto appare da un primo bilancio del recente decreto legge sulle materie prime critiche, in attuazione del regolamento europeo, il cosiddetto Critical Raw Materials Act, presentato lo scorso 20 giugno dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) con una dotazione iniziale di un miliardo di euro.
Il testo intende aggiornare la nostra legislazione nel settore minerario rispettando gli obiettivi e gli standard europei.

I contenuti del decreto legge
Obiettivo principale della norma recentemente approvato è il rilancio del settore minerario italiano, dopo decenni di assenza dallo scenario nazionale e internazionale: praticamente sono cinquant’anni che le miniere in Italia sono diventate tabù, a causa della scarsa sostenibilità economica e soprattutto del nocivo impatto ambientale dimostrato da incidenti come quello della miniera di Ribolla del 1954 in cui morirono 43 persone.
Per gli iter di autorizzazione dei nuovi progetti strategici estrattivi sono previste procedure semplificate e abbreviate e nello stesso decreto legge è indicato il MASE come amministrazione competente per l’estrazione e le autorizzazioni al riciclo di materie prime critiche strategiche: nel primo caso la durata della procedura non potrà durare oltre i 18 mesi nel secondo 10 mesi. Al MIMIT spetterà invece fornire autorizzazioni per la trasformazione di materie prime critiche strategiche, per una durata massima di 10 mesi.
Il decreto legge prevede inoltre un Comitato tecnico permanente per le materie prime critiche e strategiche da istituirsi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy con compiti di monitoraggio delle catene di approvvigionamento, oltre alla predisposizione di un Piano Nazionale delle materie prime critiche.
Lo stesso Ministero dovrà poi analizzare i fabbisogni ed eseguire eventuali stress test per i quali sarà realizzato il Registro nazionale delle aziende e delle catene del valore strategiche con l’obiettivo di individuare le grandi imprese che operano sul territorio nazionale e utilizzano materie prime strategiche per batterie, aeromobili, dispositivi elettronici mobili, apparecchiature connesse alla robotica, produzione di energia rinnovabile e semiconduttori.
Sono inoltre previsti tre “punti unici di contatto“: i primi due presso il MASE per la presentazione delle istanze relative a progetti di estrazione e riciclo; il terzo presso il MIMIT per progetti strategici aventi a oggetto la trasformazione.

La” parte del leone” nel decreto legge la fa il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, non il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con un maggior rilievo della produzione industriale rispetto alla tutela ambientale.
“Per il permesso di ricerca relativo a materie prime strategiche è esclusa la sussistenza di effetti significativi sull’ambiente e pertanto non è richiesta la procedura di verifica di assoggettabilità così come non è prevista la valutazione di incidenza nei casi in cui la ricerca non eccede il periodo di due anni e in riferimento a campionamenti esistenti, (come riportato nel decreto) il che lascia presupporre il recupero delle vecchie miniere, pur valutando caso per caso le condizioni di estraibilità , come riportato dal Ministro del MASE Gilberto Pichetto Fratin.
E ancora restando sulla produzione industriale il provvedimento governativo introduce anche un nuovo sistema di royalties annuali per le concessioni minerarie, a favore dello Stato e della Regione interessata per i progetti sulla terraferma e sul mare, allo stesso modo di quel che avviene con le estrazioni dei fossili. Da qui “il modello Basilicata” richiamato dal ministro del MIMIT Adolfo Urso e che rimanda alle concessioni di petrolio.
I punti dolenti del decreto
Il focus della norma è sulle estrazioni minerarie con obiettivi ambiziosi e concreti come la riapertura delle prime miniere a partire dal 2026 e progetti estrattivi pronti a essere inoltrati alla Commissione europea. Mancano però riferimenti all’ economia circolare e l’estrazione urbana (il cosiddetto urban mining) che consente di recuperare materie prime critiche da rifiuti elettrici ed elettronici come ad esempio smartphone, lavatrici e tablet. Fonti autorevoli del settore come la Erion, nota nell’ambito della gestione di diverse tipologie di rifiuti dai prodotti elettronici alle batterie, dagli imballaggi ai prodotti del tabacco e al tessile che rivelano come oltre l’87% del consumo di risorse nell’Unione europea dipenda ancora da materie prime vergini. Insomma la performance dell’economia circolare è deludente: i modelli di business innovativi sul continente valgono tra il 5 e il 10%, i materiali riciclati rappresentano poco più dell’8,6% dei materiali in ingresso e la quota di prodotti riutilizzati rispetto alla nuova produzione non arriva al 2%.Generici i richiami all’economia circolare e al potenziale dei rifiuti, limitati a un elenco delle materie prime critiche di pannelli fotovoltaici, turbine eoliche e batterie elettriche; manca però un’indicazione su come reperirle senza dover estrarre i materiali. Anche laddove sono riportate le “Norme per il recupero di risorse minerarie dai rifiuti estrattivi”, si richiamano solo siti preesistenti, si indica che “l’estrazione di sostanze minerali nelle strutture di deposito di rifiuti estrattivi, chiuse o abbandonate, per le quali non è più vigente il titolo minerario, può essere concessa solo a seguito dell’elaborazione, da parte dell’aspirante concessionario, di uno specifico Piano di recupero di materie prime dai rifiuti di estrazione storici che deve dimostrare la sostenibilità economica ed ambientale dell’intero ciclo di vita delle operazioni, compresa la gestione degli sterili di lavorazione”. Insomma potrebbero aggiungersi altre attività a quelle industriali, con buona pace del rispetto ambientale e del criterio di circolarità.Il testo dovrà passare al vaglio delle due Camere. Cosa succederà una volta diventato legge? categoria: ambienteparole chiave. Materie prime miniere urban mining
