L’edilizia i consumi energetici e le emissioni di CO2 e l’importanza nella progettazione
L’edilizia è responsabile del 40% in termini di consumo di energia e del 36 % di emissioni di CO2, percentuali maggiori addirittura rispetto al traffico stradale. Per questo da qualche anno, precisamente dal 1 gennaio 2021, nel territorio dell’Unione Europea tutti gli edifici nuovi, quelli sottoposti a demolizione e ricostruzione o quelli con una superficie di oltre 1000 m2 nei quali venga fatta una ristrutturazione integrale dell’ involucro devono rispondere a determinate caratteristiche progettuali/costruttive che le inquadrino tra le NZEB.
In linea generale nella progettazione di un edificio è necessario porsi come obiettivi la riduzione dei consumi relativi a riscaldamento/raffrescamento, produzione di acqua calda sanitaria, ventilazione per il ricambio d’aria, produzione di energia elettrica, ecc È proprio per ottimizzare queste voci e raggiungere l’ obiettivo di maggior risparmio energetico e maggiore efficienza che la direzione intrapresa dall’ Unione Europea ormai da oltre vent’ anni è quella di un patrimonio edilizio che minimizzi, o addirittura riduca a zero i consumi energetici, come nel caso degli edifici a energia quasi zero.
Edifici a energia quasi zero, cosa sono?
Quando parliamo di edifici NZEB, facciamo riferimento a strutture caratterizzate da un fabbisogno energetico prossimo allo zero, comprese nelle classi tra A1 e A4 in grado di garantire le migliori performance energetiche. Prestazioni che possono essere garantite dall’ impiego di fonti rinnovabili, che possono essere generate in loco, nelle vicinanze, da comunità energetiche, da sistemi di teleriscaldamento o teleraffrescamento, e all’ adozione di tecnologie costruttive in grado di ridurre la dispersione termica attraverso le pareti esterne, e ottimizzare i consumi, come nel caso del cappotto termico. Riduzione dei consumi energetici che può essere raggiunta attraverso l’ausilio di pompe di calore, sistemi a pavimento, ventilazione controllata, pannelli fotovoltaici, ecc, tetti bianchi/ verdi, infissi e vetri ad alto isolamento e basse emissioni. Naturalmente strutture rispondenti a queste caratteristiche devono tenere conto di fattori importanti in fase progettuale, quali clima, posizione, orientamento, distribuzione degli spazi, ecc
La definizione di edifico a energia quasi zero nel nostro paese risale al 26 giugno 2015 con l’emanazione del decreto requisiti minimi da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, attuale Ministero delle imprese e del Made in Italy. La tendenza verso le NZEB risponde alle richieste della direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) e alle sue evoluzioni che dal 2005 ad oggi hanno imposto nuovi regolamenti sull’ efficienza energetica nel settore edilizio. In particolare la direttiva EPBD 2018/844 del Parlamento Europeo ha modificato le direttive 2010/31 sulle prestazioni energetiche in edilizia e 2012/27 sull’ efficienza energetica, in seguito alla quale sono passati quattro anni per la nuova EPDB IV emanata dalla 2024/1275 che prevede entro il 29 maggio 2026 edifici pubblici ad emissioni zero estendendo entro il 2028 questo obbligo anche al resto degli edifici.

Ma quale è la situazione in Italia?
In base ai dati forniti dal rapporto sulla certificazione energetica 2023 di ENEA e Comitato Termotecnico Italiano si evince, come seppur siano in aumento gli edifici ad elevate prestazioni, la gran parte di quelli esistenti sul territorio nazionale appartengano alle classi energetiche più impattanti a livello prestazionale. È quindi facile immaginare come siano esigui i numeri riferiti alle costruzioni NZEB, infatti gli attestati di prestazione energetica emessi dal 2015 rappresentano circa lo 0,5% del totale con una crescita dal 2018 che ha innalzato questa quota fino all’ 1%. Dal 2015 le classi energetiche che fanno riferimento alla normativa NZEB rientrano per il 77,9 % del totale in classe A4, 15,3 % A3, 5,3% A2, 1,6% A1.
Nel nostro paese edifici di questo genere sono presenti principalmente in Lombardia con poco più di 24000 Ape riferite ad edifici NZEB, Emilia Romagna con 7502, Veneto 3421, Piemonte 2387. Per la maggior parte si tratta di nuove costruzioni, seguite da ristrutturazioni importanti, interventi di riqualificazione energetica e passaggi di proprietà.
A Venaria Reale un progetto per scuole NZEB e circolari
Uno degli ultimi esempi di edifici che rispondono alle caratteristiche NZEB viene dal Piemonte, da Venaria Reale, comune di 32 mila abitanti alle porte di Torino, famoso per la reggia sabauda. Nella cittadina si sono voluti ricreare plessi scolastici sostenibili, che fossero rispondenti alle prerogative della massima efficienza e dei minori consumi energetici attraverso tecniche costruttive NZEB. Per questo si è deciso di rivolgersi allo studio C+S architects, degli architetti Carlo Cappai e Maria Carla Segantini, realtà con un importante background nella costruzione di edifici scolastici in grado di rispondere ai dettami delle massime prestazioni energetiche e dell’economia circolare in grado di adattarsi alle esigenze delle diverse fasce della popolazione scolastica.
Per venire incontro alle differenti esigenze (in base alle fasce d’età) per le scuole materne sono progettate strutture in legno, per le primarie strutture sospese che lasciano spazio alla luce zenitale e stimolino l’esplorazione, per le secondarie un edifico inserito all’ interno di una piazza coperta che favorisca la socialità.
Essendo parte integrante dei progetti non solo l’efficienza energetica ma anche la circolarità si è pensato ad una struttura che possa essere smantellata a fine vita per questo costituita da materiali riciclabili, legno e sughero per strutture e pavimenti. Il progetto piemontese è il terzo di questo genere, a precederlo Cervignano del Friuli in provincia di Udine e Conegliano Veneto nel trevigiano, dove sono state progettate rispettivamente una scuola primaria e una secondaria.
Ma torniamo a Venaria Reale, qui verrà demolita una scuola primaria e al suo posto sorgerà la materna Don Sapino situata a ridosso della reggia con il progetto che andrà ad interessare non solo l’edificio scolastico ma anche un’ area più vasta che possa essere vissuta non soltanto per le attività scolastiche ma anche per altri eventi e per la comunità locale
La struttura si configurerà come un padiglione circolare inserito in un giardino nel quale saranno piantati alberi di nocciola. Il livello superiore sarà utilizzato da associazioni, in quello inferiore saranno creati spazi per i servizi igienici e altri spazi, i servizi cucina e gli spazi per il personale scolastico. Grazie alla struttura esterna sarà possibile controllare i raggi solari e garantire calore in inverno.
La seconda scuola è la materna Andersen che sorgerà in un’area di 6000 m2 nella quale attualmente è presente un asilo nido che verrà demolito, situato nel complesso residenziale fiordaliso. Qui un tetto a falde circonda il cortile centrale porticato nodo del centro per l’infanzia condiviso tra l’asilo nido e il nido. Il nuovo edificio a pianta circolare si svilupperà attorno ad un cortile centrale difeso dall’ esterno da un muro in terra cruda, creando un recinto pubblico dove si affacciano i vari spazi.
I progetti sono stati finanziati con 6 milioni di €, fino ad ora sono stati superati i primi step burocratici relativi agli studi di fattibilità tecnico economica e all’ affidamento della progettazione esecutiva.
