A Carsoli, un piccolo comune della provincia dell’Aquila in Abruzzo svetta fra le case un ristorante degno di particolare menzione. Si trova proprio al confine fra Lazio e Abruzzo, moltissimi sono infatti i clienti che accorrono dalla capitale per catapultarsi in questo luogo dove l’innovazione si fonde con gli antichi sapori e le tradizioni di una volta.
Alla guida dell’Angolo d’Abruzzo c’è Lanfranco Centofanti, 73 anni, con una passione che nasce proprio dalla volontà di far riscoprire quelle che sono le usanze e le tradizioni alimentari della cultura contadina abruzzese. Nel 1986, insieme a sua moglie Teresa decide di aprire questo meraviglioso angolo di piacere culinario, dove gustare delle materie prime eccellenti.
Lanfranco ha tramesso magistralmente la felicità e l’abilità in cucina ai suoi figli Valerio, chef, e Valentina, sommelier, con i quali dirige l’attività.
Lanfranco è un uomo speciale, un uomo che arriva dalla campagna e dal sacrificio, parlando con lui si percepisce la sua enorme passione per una cultura culinaria del territorio. Già intorno ai 13-14 anni si avvicina ai fornelli. Il suo primo ristorante decide di aprirlo proprio vicino casa dei genitori, nel lontano ’73, La trattoria di campagna, dove cucinava specialità con carni di pollo, pecora, coniglio e cinghiale. Già da allora pensava che la salvaguardia dei prodotti della terra dovesse essere la base di ogni piatto portando in tavola l’identità pastorale del proprio territorio, l’Abruzzo.
Lanfranco, infatti, accoglie i suoi clienti con una frase che rispecchia il suo pensiero profondo: “Cosa può descrivere allo stesso tempo la semplicità e la complessità della natura, se non lo stupore che si prova messi davanti ad essa”.
Ed è proprio quello che fa con i suoi piatti, stupire.

Il regno di Lanfranco Centofanti
Stagionalità e cultura alimentare sono le parole chiavi del ristorante. Una cultura alimentare che però può fondersi bene con l’innovazione, “l’importante è usare le materie prime che vengono dalla terra”, afferma Lanfranco. “L’innovazione fa parte della cultura quotidiana delle persone, si può innovare, oggi esistono tecniche che anni fa non c’erano, si può ottimizzare quello che si ha, non costruire una finzione del prodotto”, continua.
Il cardine di tutto è “la scoperta dei prodotti e dei fornitori che quotidianamente ci aiutano nella ricerca di materie prime uniche, ad esempio, gli “Orapi” (spinaci selvatici), tartufi, funghi, carni come il “castrato” o le farine autoctone come il grano “solina””, sostiene Lanfranco.
Se volete fermarvi qui non è per fare una bella mangiata no, ma per alimentarvi. Una bella differenza fra queste due parole, perché come dice Centofanti: “Alimentarci è figlio della natura. Mangiare è riempire lo stomaco”. È questa la cultura alimentare che bisogna mandare avanti e trasmettere anche alle generazioni future, perché i veri sapori si scoprono solo seguendo la stagionalità e riscoprendo la voglia e il piacere di alimentarsi, godendo a pieno delle bontà che la natura ci regala senza costrizioni.
Al centro del ristorante svetta la brace, regno del padrone di casa, nessuno a parte i figli può sostituirlo qui. Con il suo carisma ne è il re indiscusso. La brace è senza dubbio il punto attorno a cui gira tutto il ristorante, “l’Angolo d’Abruzzo è aperto solo se la brace è accesa”, afferma Lanfranco, proprio per farci capire l’importanza di essa.

Innovazione è la parola d’ordine
A proposito di innovazione sono due le cose che saltano all’occhio:
- La cantina, “La Sacrestia” come la chiama Lanfranco Centofanti, uno dei vanti dell’Angolo d’Abruzzo, tanto da proporre una cena in cantina con un menù da 10 portate con degustazione di vini libera oppure una selezione di 5 calici Nazionali e Internazionali. Ogni mese selezionano vini d’annata introvabili servendoli in abbinamento con i loro piatti. Un’esperienza divina grazie a vini che raccontano, celebrano e approfondiscono il territorio. Non mancano però le etichette provenienti dal resto del mondo.
- Oltre alla cena in cantina l’Angolo d’Abruzzo vanta anche ogni giovedì uno speciale aperitivo, AperiTipico si chiama, proprio perché non potresti trovarlo da nessun’altra parte così, un aperitivo rigorosamente artigianale, con vini alla mescita e piatti tradizionali della cucina abruzzese.
Non puoi dunque, non innamorarti dell’Angolo d’Abruzzo, con i mille odori che inebriano il naso appena entri, si percepisce la verità del cibo. Uno spettacolo divino di tradizione e creatività, una sosta indispensabile. Le persone passate dal suo ristorante sono tantissime, il mondo è passato lì dentro e continuerà a farlo, perché solo ristoranti come L’Angolo d’Abruzzo e persone come Lanfranco Centofanti e i suoi figli sanno valorizzare, salvaguardare e celebrare i prodotti del nostro Pianeta così bene, rispettandoli.
