I professionisti del settore sanitario possono contribuire a ridurre alcune delle cause del cambiamento climatico.
È quanto emerge dalle nuove linee guida pubblicate di recente dal Royal College of Physicians (RCP) del Regno Unito in cui si suggeriscono alcune azioni che i medici possono intraprendere, inclusa una buona ed efficace comunicazione sull’impatto delle emissioni di gas nocivi. Quando si tratta di minacce alla salute pubblica come quella rappresentata dal clima, sono loro infatti a godere di una fiducia pressoché indiscussa da parte del pubblico.
La riduzione del cambiamento climatico e del suo impatto sulla salute umana è legata strettamente alla diminuzione della pressione sul servizio sanitario nazionale nel lungo termine, dicono gli esperti. I paesi europei stanno cercando di limitare l’inquinamento sanitario, tra i vari agendo sulle prescrizioni mediche.
Nel 2023 il Comitato permanente dei medici europei (CPME) ha affermato che l’uso di farmaci quando non necessario dovrebbe essere eliminato: molti medicinali infatti vengono prescritti ma non assunti dai pazienti finendo per esser gettati via.

Come ridurre i rifiuti e le emissioni nocive
Per porre fine alle prescrizioni eccessive, il Royal College of Physicians ha creato il Green Physician Toolkit e alcune raccomandazioni per i sanitari, tra cui un processo decisionale condiviso con i pazienti per ridurre il carico ambientale dei farmaci non indispensabili, così come optare per valide alternative ai medicinali. Considerate le notevoli emissioni di carbonio derivanti da farmaci e prodotti chimici, ad esempio un taglio alle prescrizioni non necessarie può fare la differenza.
Il Green Physician Toolkit identifica altri comportamenti consigliati per ridurre i costi ambientali e climatici, cominciando dalla diminuzione dei rifiuti: si potrebbe, ad esempio, restituire i medicinali vecchi o indesiderati alle farmacie dove possono essere smaltiti in modo sicuro, piuttosto che gettarli nei WC dove inquinano le riserve idriche.
Per quanto riguarda le attività diagnostiche come le analisi del sangue, poi se ne potrebbe limitare l’uso: precedenti ricerche hanno dimostrato che gli esami del sangue producono tra 49 e 116 g di CO2 equivalente ciascuno, comprese le emissioni associate alla produzione, trasporto, lavorazione e smaltimento dell’apparecchiatura e imballaggio. Va considerato poi che molti prodotti farmaceutici consumati in Europa sono fabbricati al di fuori del continente; è evidente che una produzione locale contribuirebbe a contenere l’impronta di carbonio e favorirebbe la possibilità di monitorare l’impatto climatico dei processi di produzione.

Come trattare la questione del cambiamento climatico
L’Organizzazione Mondiale della Sanità fornisce alcuni suggerimenti per i professionisti del settore sulla comunicazione del cambiamento climatico, in particolare durante eventi meteorologici estremi, tra cui evidenziare gli effetti negativi della crisi climatica sia sulla salute umana, sia fisica che mentale.
I medici poi dovrebbero identificare i pazienti più a rischio, compresi quelli con patologie a lungo termine, i fragili come gli anziani, i bambini e le donne incinte. È a loro che spetta far comprendere ai pazienti l’impatto del clima sulla salute individuale e poi, più in generale, su quella pubblica collettiva.Serve uno sforzo collettivo dei professionisti e di tutti gli altri per combattere una battaglia impegnativa come quella del contrasto o perlomeno della mitigazione degli effetti nefasti del clima sulla salute.
