“Le balene conoscono tutto delle emozioni del mare perché sanno cantare” ci racconta Alberto Casiraghy, ma noi oggi sappiamo che i capodogli addirittura parlano.
I Capodogli, infatti, hanno un proprio alfabeto che usano per comunicare tra loro.
Lo rileva una ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Comunications, condotta da un team di studiosi americani che hanno analizzato il linguaggio dei cetacei.
Secondo gli scienziati questi mammiferi si organizzano in tribù e prendono decisioni attraverso il consenso piuttosto che con una leadership dall’alto verso il basso, soprattutto per decidere dove andare per foraggiarsi.
Il consenso nasce da ‘un dibattito’ originato da una struttura linguistica simile a quella degli esseri umani, anche se cosa si dicono resta ancora un mistero per noi.
Ci sono voluti 20 anni di studio e l’uso dell’intelligenza artificiale, oltre migliaia di ore di osservazione per comprendere il linguaggio dei giganti del mare, i ricercatori hanno scoperto che la serie di clic che i capodogli producono in realtà ha una struttura simile a quella di un alfabeto fonetico, che appunto fino ad oggi era stata attribuita solo agli uomini.

E la serie di suoni emessi formerebbe delle vere e proprie parole come nel nostro linguaggio, ad indicare che possiedono una sofisticata ossatura linguistica.
La scoperta è ad opera dei ricercatori del Ceti (Cetacean Transklation Initiative) di cui David Gruber è direttore e fondatore.
I capodogli sono uno dei mammiferi marini che si immerge più in profondità, possono arrivare fino a tre chilometri di profondità, mantenendosi in apnea per circa due ore.
Ma gli scienziati hanno rilevato una serie di schiocchi emessi sott’acqua a un volume di 170 decibel, sono dei clic elevati per un abbondante numero di minuti.
Dopo circa un’ora, il gruppo riappare nella superficie marina in sincronia, può rimanere a filo d’acqua per 15/20 minuti, probabilmente per riposare, e poi si reimmerge.
Alla fine di una giornata usata per procurarsi cibo, i mammiferi si riuniscono in superficie ‘chiacchierando e socializzando’ l’uno con l’altro.
Proprio per il poco tempo che i capodogli trascorrono alla luce del sole, è difficile studiarli, per questo gli scienziati hanno utilizzato a supporto della loro ricerca, l’intelligenza artificiale, per decodificare il loro alfabeto fonetico.
