Anche l’attività sportiva potrà essere fiscalmente detraibile

Un disegno di legge del Senato potrebbe finalmente ridurre sensibilmente i costi del sistema sanitario.

APPROFONDIMENTO
Andrea Maddalosso
Anche l’attività sportiva potrà essere fiscalmente detraibile

Un disegno di legge del Senato potrebbe finalmente ridurre sensibilmente i costi del sistema sanitario.

C’è una questione così scontata, talmente scontata che prima d’ora, per qualche motivo, non era mai stata presa in considerazione, divenendo quasi un’ovvietà, ovvietà che però in fondo non veniva mai presa in esame dagli addetti ai lavori, e niente potrebbe divenire più noto, di quando una certa proposta va a incidere direttamente sulle tasche della popolazione, e in tal caso proprio nel portafogli degli italiani.

Se c’è una cosa che ci ha insegnato il periodo del Covid, è stata quella di dar valore al tempo trascorso all’esterno, la salutare esposizione al sole e perché no, connessa anche a un’attività sportiva.

Sembra infatti che dal Senato della Repubblica stia nascendo finalmente l’idea che l’attività sportiva possa davvero prevenire e in alcuni casi addirittura risolvere molti problemi legati proprio ad una scarsissima dedizione all’attività sportiva, come quelli legati all’obesità o al diabete per non parlare delle malattie cardiovascolari croniche.

Per ovviare a questa enorme questione che interessa tutta l’Unione Europea la senatrice di Italia Viva, nonché vicepresidente della Commissione e presidente dell’intergruppo parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili Daniela Sbrollini, ha infatti proposto un disegno di legge che prevede l’inclusione dello sport nella ricetta medica così da estendere l’attività fisica ai benefici fiscali nel calcolo del 730, non limitando il campo di applicazione a categorie specifiche ma allargandosi a tutta la popolazione fino a un ammontare che tuttavia è ancora da definire.

Secondo le statistiche citate dalla senatrice sulla sedentarietà in Europa: “Nell’Unione Europea Il 45% delle persone afferma di non fare mai esercizio fisico o praticare sport, e una su tre ha livelli insufficienti di attività fisica”.

Secondo il rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), “un incremento dell’attività fisica a 150 minuti settimanali potrebbe prevenire in Europa 11,5 milioni di nuovi casi di malattie non trasmissibili entro il 2050 inclusi 3,8 milioni di casi di malattie cardiovascolari, 1 milione di casi di diabete di tipo 2 e oltre 400.000 casi di tumori“.

Questa interessante proposta di legge se dovesse tradursi effettivamente in legge dello stato, porterebbe a un’altrettanto significativa riduzione della spesa nei termini di costi sanitari a lungo termine. Infatti la sedentarietà ha un impatto non poco rilevante sul sistema sanitario nazionale, il costo sanitario annuo della sedentarietà in Italia è stimato in 3,8 miliardi di euro. Essa è responsabile di circa 90.000 morti all’anno in Italia, pari al 14,6% di tutti i decessi. Le malattie maggiormente imputabili alla sedentarietà includono il tumore della mammella e del colon-retto, il diabete di tipo 2 e le malattie coronariche, portando i costi sanitari per queste 4 malattie a 1,6 miliardi di euro all’anno.

Immagine: healthpointitalia.com