Il Bullshit Job: quando il tuo lavoro è inutile!

Origine, tipologie ed implicazioni psicologiche. Impieghi privi di reale utilità e valore sociale.

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Redazione
Il Bullshit Job: quando il tuo lavoro è inutile!

Origine, tipologie ed implicazioni psicologiche. Impieghi privi di reale utilità e valore sociale.

Coniato dall’antropologo e accademico britannico David Graeber nel suo saggio del 2013, successivamente ampliato nel libro “Bullshit Jobs: A Theory” pubblicato nel 2018, questo concetto descrive una categoria di impieghi che, nonostante la loro esistenza all’interno delle organizzazioni, sembrano essere privi di reale utilità o valore sociale. Graeber ha sostenuto che molti lavori moderni, nonostante siano ben retribuiti, contribuiscono poco o nulla al benessere della società, generando così un senso di frustrazione e alienazione tra coloro che li svolgono.

La nozione di Bullshit Job nasce dall’osservazione di Graeber che, nonostante i progressi tecnologici e la produttività crescente, molte persone continuano a lavorare in ruoli che non solo appaiono privi di senso, ma che sembrano anche non avere alcun impatto tangibile sulla società. Il fenomeno è stato inizialmente discusso in un saggio pubblicato su Strike! Magazine, in cui l’autore denunciava l’assurdità di molti impieghi creati in nome della burocrazia, del marketing e delle vendite, ruoli che spesso non producono alcun valore aggiunto rispetto ai lavori essenziali, come quelli degli infermieri, insegnanti, netturbini o dei lavoratori della manutenzione.

Graeber ha osservato che, in una società idealmente razionale, con la tecnologia a nostra disposizione, avremmo potuto ridurre drasticamente l’orario di lavoro e consentire alle persone di dedicarsi a ciò che veramente conta per loro. Tuttavia, si è sviluppata una sorta di paradosso: nonostante gli aumenti di produttività, molti lavoratori si trovano intrappolati in lavori che essi stessi percepiscono come inutili.

Nelle categorie descritte da Graeber, vengono evidenziati svariati lavori a suo dire “poco utili” come quelli che esistono principalmente per far apparire importanti altre persone. Gli assistenti personali o i receptionist in uffici con poco traffico sono esempi di questa categoria.

Poi ci sono quei lavori che esistono solo perché altre organizzazioni li hanno creati. I professionisti del marketing aggressivo o i consulenti legali in aziende che operano al limite della legalità rientrano in questa categoria. Passiamo poi in rassegna i “Duct Tapers” ossia i lavoratori che risolvono temporaneamente i problemi causati da altre inefficienze all’interno dell’organizzazione. Un esempio potrebbe essere un tecnico che deve continuamente riparare un software mal progettato.

Arriviamo poi ai “Box Tickers”, ruoli che esistono solo per soddisfare requisiti burocratici o formali, senza un vero contributo alla produttività o all’efficacia dell’organizzazione. L’elenco si conclude con i manager che gestiscono team di altri manager senza un vero scopo: sono i “Taskmasters” che possiamo immaginare come i supervisori eccessivi o non necessari.

L’impatto psicologico di svolgere un Bullshit Job è devastante. Molti lavoratori che si trovano in queste posizioni possono soffrire di depressione, ansia e un senso di alienazione. Sentirsi inutili o non in grado di contribuire alla società in modo significativo può portare a un calo dell’autostima e a una riduzione del benessere generale: il fenomeno rappresenta una delle contraddizioni più dolorose del capitalismo contemporaneo, in cui milioni di persone si sentono obbligate a dedicare la loro vita lavorativa a compiti che percepiscono come privi di significato.

Il concetto di Bullshit Job ha suscitato un dibattito significativo nel mondo accademico e oltre. Alcuni critici sostengono che Graeber abbia esagerato il fenomeno, mentre altri ritengono che il suo lavoro evidenzi una verità scomoda: molte delle strutture economiche e organizzative moderne sono costruite su un’economia di ruoli di facciata, che servono più a mantenere il controllo sociale e la stabilità economica, piuttosto che a fornire un vero valore.

Con l’avvento della tecnologia e l’automazione, il dibattito su come dovrebbe essere strutturato il lavoro futuro diventa sempre più urgente. In un mondo in cui la produttività può essere raggiunta con meno forza lavoro, c’è una crescente consapevolezza della necessità di ripensare il ruolo del lavoro nella vita umana. La riduzione dell’orario di lavoro, l’introduzione del reddito di base universale e la promozione di lavori più significativi e orientati al bene comune sono tra le proposte emergenti per affrontare il problema dei “Bullshit Jobs”.

In definitiva, il concetto di Bullshit Job solleva domande profonde su cosa significhi avere un lavoro significativo e su come possiamo costruire una società in cui tutti i lavori siano intrinsecamente utili e gratificanti, non solo per coloro che li svolgono, ma anche per la collettività nel suo insieme.

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