Salvaguardare il riso dalle importazioni extra UE

Reintroducendo i dazi alle produzioni proveniente da determinati paesi extra EU è quanto richiesto all’ Unione Europea da sei paesi europei tra i quali l’Italia.

AMBIENTE
Redazione
Salvaguardare il riso dalle importazioni extra UE

Reintroducendo i dazi alle produzioni proveniente da determinati paesi extra EU è quanto richiesto all’ Unione Europea da sei paesi europei tra i quali l’Italia.

La produzione mondiale di riso nel 2024/2025 dovrebbe attestarsi su circa 537 milioni di tonnellate con la classifica che vede i primi nove paesi per produzione appartenenti al continente asiatico, tra queste Cina, India, Bangladesh, Indonesia,Vietnam, Thailandia, Birmania, Filippine, Pakistan, il primo paese non asiatico è il Brasile al 10° posto. Nel continente europeo che rappresenta meno dell’1% della produzione mondiale l’ Italia, pur essendo indietro nella classifica mondiale, resta comunque il principale produttore (58,5% della produzione continentale) con una superficie di 226 mila ettari, 15 mila ha in più rispetto al 2023 e una produzione di 800 mila tonnellate, poco meno di 80 mila quintali in più rispetto al 2023. Nonostante questa posizione di vertice a livello continentale il nostro paese subisce la concorrenza delle importazioni provenienti principalmente dai mercati asiatici, tra questi Cambogia, Myanmar, Vietnam, Cina, India, Pakistan, Thailandia, Vietnam Per questo insieme ad altri produttori europei quali Bulgaria, Spagna (16,6% del totale dell’UE), Grecia (10,2 % del totale dell’UE), Portogallo, Romania, ha deciso di farsi promotrice della richiesta di reintroduzione dei dazi alle importazioni di riso da pesi extra Eu.

Paesi asiatici leader nella produzione mondiale

Per dare un idea dell’importanza rivestita dal mercato del riso nel continente asiatico possiamo far riferimento ai dati  forniti dall’Agricultural Outlook dell’OCSE e dalla FAO  che prevedono un aumento della produzione mondiale dell’11% entro il 2033 in gran parte localizzate nei proprio paesi asiatici. Di pari passo anche le esportazioni sono in aumento del 2,8% annuo e raggiungeranno l’86% del totale con l’incremento maggiore soprattutto in Myanmar e Cambogia dove le quote raddoppieranno.

Aumento delle produzioni e delle esportazione da parte dei paesi asiatici che inevitabilmente si riflettono sulla situazione europea quindi è necessario cercare di ridurle. Per questo non solo l’Italia ma anche Spagna, Grecia, Romania, Bulgaria stanno perorando la causa della salvaguardia del riso europeo e delle difficoltà che stà incontrando a fronte delle importanti importazioni da parte dei grandi produttori asiatici.

Alcuni paesi chiedono di salvaguardare la produzione europei dall’ import extra Ue.

Le cause alla base della decisone che aveva indotto ad una maggiore quota di importazioni in Europa nel 2023, pari a 450 mila tonnellate, erano dovute alle ridotte produzioni continentali a causa della siccità. Inoltre è comunque da sottolineare come da diversi anni la risicoltura italiana in particolare, uno dei fiori all’occhiello della nostra agricoltura, sia sotto attacco delle produzioni asiatiche, soprattutto Vietnam, Cambogia, Myanmar e rappresenti una seria minaccia per il Made In Italy

Sono proprio i risicoltori, i principali attori della filiera che negli ultimi anni si sono trovati a fare i conti con i cambiamenti climatici e con la riduzione delle produzione, a lamentare il fatto di come l’eccesso di importazioni non siano facilmente smaltibili ma anzi influiscano sul calo del prezzo del prodotto e come non sia corretto non applicare dazi al riso proveniente da alcuni paesi extra UE.

La strada che in Europa si è deciso di percorrere per non perdere la fetta di mercato acquisita e garantire una presenza sugli scaffali che sia principalmente di provenienza continentale a difesa anche delle produzioni locali, permetta agli agricoltori di spuntare un prezzo maggiore e far fronte alle minore rese dovute ai cambiamenti climatici e alle importazioni dai paesi asiatici, è quella di reintrodurre i dazi.

Importazioni da Cambogia e Myanmar minacciano il riso europeo

In particolare nelle sedi istituzionali europee si stà valutando l’introduzione della clausola di preferenza tariffaria intorno alla quale si dibatte da qualche anno, soprattutto legata al sistema delle preferenze generalizzate e l’introduzione di una clausola di salvaguardia automatica per il settore risicolo. Con il regolamento di esecuzione 2024/82 della Commissione Europea sull’introduzione di salvaguardia delle importazioni di riso della varietà Indica da Cambogia e Myanmar, la Commissione intende salvaguardare le produzioni risicole europee e ripristinare quanto già previsto nel regolamento di esecuzione 2019/67,  reso però nullo nel 2022 per l’impugnazione dello stesso da parte della Cambogia contro l’adozione di dazi alle sue produzioni.

L’ Unione Europea contesta a Cambogia e Myanmar il fatto che il riso Indica lavorato o semilavorato ottenuto da risone importato nell’Unione Europea presenti le stesse caratteristiche di un riso prodotto nell’Unione Europea, motivo per il quale il prodotto nel territorio unionale dovrebbe essere qualificato come simile o concorrente rispetto al riso cambogiano, e di come i consumatori non siano in grado di distinguere tra i due risi.

Unione Europea che nel citato regolamento di esecuzione 2024/82 nel perorare la causa del riso europeo ha messo in luce come la mancata applicazioni dei dazi alle esportazioni di riso da determinati paesi si sia riverberata negativamente sull’industria europea con la perdita di mercato in favore dei paesi concorrenti, rispettivamente 5,3% dalla Cambogia e 3,9% dal Myanmar, oltre alla diminuzione delle produzione (15%), i volumi delle vendite, l’utilizzo degli impianti, il livello occupazionale, con i costi di produzione aumentati più velocemente rispetto ai prezzi di vendita.