Gli sviluppi più recenti della ricerca in materia di utilizzo di tecniche di 3D printing e bioprinting per applicazioni cliniche e chirurgiche sono stati al centro del quarto congresso nazionale ‘International Digital Bioprinting Network – IDBN’, che si è tenuto a Firenze nelle scorse settimane, organizzato dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze e dalla Fondazione Toscana Gabriele Monasterio.
Al centro della discussione gli ultimi risultati scientifici ottenuti in ambito biomedicale: ad esempio, si è parlato della ricostruzione del naso di un bambino di cinque anni, con l’ausilio della stampa 3D, “copiando” quello del fratellino gemello per ottenere un risultato quanto più possibile naturale. Il bimbo è stato operato con successo dal team di chirurghi dell’AOU Meyer IRCCS, guidato dal dottor Flavio Facchini, medico specialista in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva.

“ Il congresso è andato molto bene e il racconto del professor Facchini sugli ottimi risultati raggiunti nel caso del nasino ricostruito è stato un momento molto bello e toccante – racconta la professoressa Monica Carfagni, presidente del congresso e docente di Disegno e metodi dell’Ingegneria Industriale presso l’Università di Firenze e anche responsabile del laboratorio T3Ddy , creato dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’università di Firenze e dal Meyer per l’applicazione di tecnologie di stampa 3D all’interno dell’ospedale. – Nel caso raccontato c’era un fratello gemello da cui ricavare un modello per ricostruire la parte, ma nei casi in cui non esiste l’esempio a cui fare riferimento come possiamo procedere?”.
“Al laboratorio T3Ddy si lavora su scansione 3D, sviluppo competenze per la stampa 3D, elaborazione di immagini diagnostiche e progettazione di ortesi e protesi. Per sviluppare la capacità di ricostruire il naso senza avere un riferimento diretto stiamo lavorando a un database che contenga i principali indici antropometrici, basandoci su età, sesso e altezza del bambino, elaborati con un algoritmo, in modo tale da avere uno strumento per i prossimi interventi e risalire ai valori e alle forme necessarie alla ricostruzione del segmento anatomico su cui intervenire”, spiega Carfagni.

La collaborazione con l’ospedale Meyer parte proprio da casi concreti, in cui può essere necessario intervenire chirurgicamente. Il laboratorio T3Ddy colllabora da tempo su modelli per la ricostruzione del padiglione auricolare e negli ultimi tempi le attività si sono dirette alla creazione di ortesi in plastica, stampate in 3D, in sostituzione del tradizionale gesso per l’immobilizzazione del braccio infortunato. “ La ‘forma’ che deve avere l’ortesi viene individuata con uno scanner molto veloce sviluppato dal laboratorio, che richiede al bambino un tempo minimo di attesa per acquisire i dati”, specifica la professoressa.
Molti altri i progetti su cui il laboratorio sta lavorando come i manichini da utilizzare nella formazione del personale medico. “ Un campo nuovo poiché esistono già manichini che riproducono corpi normo dotati ma non che riproducono corpi con patologie, per le quali le ‘manovre’ di intervento del personale medico devono essere gestite in modo diverso – racconta Carfagni – noi lavoriamo per creare questi modelli in modo che i medici e il personale negli ospedali possano sviluppare una formazione specifica”.
