Un microbioma migliore per i bambini grazie agli animali

Un recente studio dell’Università di Bologna ha scoperto che l’interazione con gli animali migliora la salute del microbioma intestinale dei bambini.

SALUTE
Francesca Danila Toscano
Un microbioma migliore per i bambini grazie agli animali

Un recente studio dell’Università di Bologna ha scoperto che l’interazione con gli animali migliora la salute del microbioma intestinale dei bambini.

I bambini che vivono in città stanno poco a contatto con gli animali. Sappiamo quanti benefici scaturiscono dall’interazione fra animali e bambini. Avere un amico a quattro zampe, infatti, giova all’umore, aiuta a combattere la solitudine, lo stress e anche altri disturbi come ansia e depressione. Il discorso vale sia per gli adulti che per i bambini e, proprio in merito a questi ultimi, arriva uno studio che certifica quanto gli animali siano preziosi per i più piccoli.

La ricerca “A 15-day pilot biodiversity intervention with horses in a farm system leads to gut microbiome rewilding in 10 urban Italian children”, nell’ambito del progetto europeo Circles, pubblicata sulla rivista One Health e frutto di una collaborazione internazionale tra l’Università di Bologna e l’Università del Lussemburgo, evidenzia come trascorrere del tempo con gli animali sia importante per il microbioma intestinale dei bambini. 

L’importanza dell’interazione con ecosistemi naturali

Il microbioma intestinale è l’insieme di microrganismi simbionti che a migliaia di miliardi risiedono nel nostro intestino. Oggi, abbiamo saputo però che nel microbioma di chi vive nelle aree urbane la diversità delle popolazioni microbiche è minore rispetto a chi vive nelle aree rurali. Questo fenomeno ha un nome, si chiama “modernizzazione del microbioma” ed è correlato all’aumento di alcune patologie quali: allergie, asma, obesità, sindromi metaboliche, diabete di tipo due e altre malattie infiammatorie. In particolar modo, nei bambini che vivono in città questa modernizzazione potrebbe essere la causa di un aumento delle malattie allergiche.

Per risolvere il problema, gli studiosi hanno sperimentato un approccio chiamato “rewilding del microbioma intestinale”, che cerca di ristabilire le proprietà del microbioma caratteristiche delle popolazioni rurali tramite l’interazione con ambienti naturali. All’università di Bologna hanno testato un “intervento di biodiversità”: per quindici giorni, durante un campo estivo, dieci bambini residenti in aree urbane hanno interagito liberamente per circa dieci ore al giorno con i cavalli di una fattoria didattica, accarezzandoli e giocando insieme a loro. Alla fine del periodo, il microbioma dei bambini si è arricchito di batteri promotori dalla salute e metaboliti antinfiammatori, aumentando la diversità dei batteri benefici.

Innumerevoli benefici

“Dopo l’intervento abbiamo osservato un aumento significativo della diversità del microbioma intestinale dei bambini e una maggiore produzione di butirrato, un acido grasso a catena corta con proprietà antinfiammatorie”, dichiara Daniel Scicchitano, ricercatore dell’Università di Bologna e primo autore dello studio. “I cambiamenti osservati includono l’aumento di batteri benefici noti per il loro ruolo nella promozione della salute intestinale e nella bioconversione di polifenoli vegetali in metaboliti antinfiammatori, mentre non sono emerse evidenze di trasmissione di ceppi virulenti o produttori di tossine”.

Basta poco dunque, per trovare un beneficio enorme.
“Questo studio mostra l’importanza per la nostra salute dell’interazione con ecosistemi naturali, in particolare attraverso un impatto benefico sul microbiota intestinale. Dai risultati emerge infatti che proprio a seguito dell’interazione con i complessi sistemi naturali, tra cui animali da fattoria in ambiente rurale, il microbiota dei bambini riacquisisce diversità, batteri promotori dalla salute e metaboliti antinfiammatori”, chiarisce Marco Candela, professore al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Alma Mater, che ha coordinato la ricerca.

Restano però ancora alcune cose da definire, come i meccanismi che permettono questo scambio di microbioma fra specie differenti.

“Sono ora in corso studi per confermare questi risultati in un contesto più ampio. Per farlo andremo ad esplorare diversi ambiti di interazione con ecosistemi naturali in maniera sistematica e in collaborazione con associazioni ed enti del territorio regionale”, aggiunge Simone Rampelli, ricercatore dell’Alma Mater, altro autore dello studio.

L’obiettivo degli scienziati è ben definito: “L’idea è dimostrare l’importanza dell’interazione con ecosistemi naturali per la nostra salute, coerentemente con il quadro di riferimento One Health. In questo modo potremo arrivare a promuovere una salute integrata, tra ambiente, animali e uomo, partendo dalla protezione e dal restauro degli ecosistemi naturali”, conclude il professor Candela.