Inceneritori ed economia circolare: l’accordo che non c'è

Secondi autorevoli esperti ambientali il termovalorizzatore di Roma, voluto dal sindaco Gualtieri, ostacolerà la transizione all’economia circolare.

AMBIENTE
Pamela Preschern
Inceneritori ed economia circolare: l’accordo che non c'è

Secondi autorevoli esperti ambientali il termovalorizzatore di Roma, voluto dal sindaco Gualtieri, ostacolerà la transizione all’economia circolare.

L’inceneritore in costruzione a Roma più che un passo in avanti verso la transizione all’economia circolare sembra farne uno o più indietro. E’ quanto sostengono alcuni ambientalisti e professionisti del settore tra cui il celebre Paul Connett, professore di chimica ambientale alla St. Lawrence University di New York, nonché attivista e fondatore della rete mondiale Rifiuti Zero, Connett.

I limiti dell’incenerire i rifiuti

Secondo il docente tale progetto comporterà uno spreco di risorse in contrasto con quella strategia “Rifiuti Zero” che immagina un futuro dove gli scarti sono una preziosa risorsa oppure non sono prodotti. Non è una questione di tecnologia che viene usata; incenerire a prescindere crea più problemi di quanti ne risolva.

Una corretta gestione dei rifiuti, secondo Connett, passa per la riduzione della loro produzione o dalla trasformare dei materiali di scarto con il riutilizzo, riciclo, o compostaggio o altro. Insomma cittadini e industria devono convertirsi alla strategia “Rifiuti zero”.

Il danno causato dall’incenerimento, a detta dell’accademico, non è solo di natura ambientale (circa un terzo del materiale bruciato si trasforma in cenere tossica) ma economica. Infatti il contratto di finanziamento dell’inceneritore di durata pari a 33 anni è del tipo “put or pay “: il comune si impegna a consegnare 600.000 tonnellate all’anno di rifiuti, a prescindere dall’aumento o meno del livello di riciclo o compostaggio, pagando tra i 200 e i 300 euro ogni tonnellata.

L’esempio negativo degli Stati Uniti dove molte città nel decennio 1985-1995 hanno bloccato la costruzione di inceneritori per ragioni economico- finanziarie non sembra aver insegnato nulla; si regredisce, insomma, anziché progredire verso incentivi a sostegno della sostenibilità ambientale.

Copenaghen, il cui futuristico inceneritore dotato di una pista da sci sul tetto, è spesso citato come un esempio di efficace gestione di rifiuti, è costretta ad esportare le ceneri prodotte in altre nazioni.

Va considerato che nel caso specifico di Roma oltre la metà dei rifiuti appartengono alla categoria dell‘organico, il che richiederebbe piuttosto impianti di digestione anaerobica o compostaggio, meno pericolosi per le comunità locali dell’inceneritore e più semplici da realizzare, come dimostrano altri paesi.

Gli altri caposaldi sono l’investimento nella raccolta differenziata in un’ottica di economia circolare. Una strategia che il comune dovrebbe valutare è quella del cosiddetto pay as you throw, ossia addebitare una tariffa in base alla quantità di rifiuti prodotta e il divieto della plastica monouso che finisce in discarica ed è in gran parte usata per poco tempo e destinata però a restare nell’ambiente, inquinandolo per secoli. Educando i cittadini in modo da rendere l’organico pulito si potrebbero ottenere buoni risultati, come a San Francisco dove sono riusciti a ridurre il flusso dei rifiuti dell’80% utilizzando nei vigneti il compost proveniente dai rifiuti organici dei ristoranti e degli alberghi.

L’inceneritore, figlio dell’economia lineare

Che si voglia usare il termine “inceneritore” o “termovalorizzatore” poco cambia: entrambi sono una dimostrazione della persistenza dell’economia lineare, basata sullo spreco di energia derivato dall’estrarre materie prime, spedirle in tutto il mondo, fabbricare prodotti, consumarli e gettarli via per poi magari bruciarli è un processo che richiede un’enorme quantità di energia che viene persa.

Con il riciclo, il riutilizzo e compostaggio, invece, si elimina l’energia utilizzata per l’estrazione il trasporto e la produzione risparmiando fino a quattro volte di più rispetto all’incenerimento. È la mentalità che va cambiata, non la tecnologia. Siamo in una nuova epoca, quella dell’economia circolare e di conseguenza dobbiamo comportarci.