Le città rappresentano veri e propri ecosistemi nei quali coesistono persone, infrastrutture, verde, beni mobili e immobili, chiamate a garantire ai cittadini determinati standard qualitativi. Lo studio di questo complesso ecosistema grazie anche a performance ambientali è necessario per attuare politiche, che possano garantire il benessere dei cittadini e riflettersi positivamente sul contrasto ai cambiamenti climatici. Di questo è sicuro Legambiente che insieme a Ambiente Italia ha pubblicato Ecosistema Urbano, annuale rapporto, nel quale vengono presi in esame i 106 capoluoghi di provincia italiani e analizzati punti di forza, le potenzialità e le carenze di determinati parametri ambientali in modo da scattare una fotografia dell’impegno verso l’ambiente messo in campo dai comuni.
Reggio Emilia, Trento e Parma sul podio
I risultati della ricerca, come spesso avviene in questi casi hanno mostrato uno sbilanciamento verso le regioni del nord che si caratterizzano per performance positive, come dimostra la classifica, che vede ai primi tre posti Reggio Emilia (80,66%), Trento (78,60%) e Parma (76,64%). In particolare la città emiliana nelle ultime edizioni ha scalato quattro posizioni, grazie ai buoni risultati sotto l’aspetto dell’inquinamento atmosferico, dei consumi idrici, della raccolta differenziata, del trasporto pubblico (aumento dei passeggeri trasportati), superficie disponibile per i pedoni, zone a traffico limitato, infrastrutture ciclabili in metri disponibile per i cittadini, alberi. Nota negativa è rappresentata dal superamento dei giorni di superamento per l’ozono, dalla produzione di rifiuti pro capite e del numero di auto per abitanti.
Non sorprende neanche il secondo posto occupato da Trento, nelle prime due posizione negli ultimi quattro anni. Il capoluogo trentino mostra buone performance in merito agli inquinanti, ai consumi idrici, alla produzione di rifiuti e alla differenziata, nel numero di passeggeri del trasporto pubblico, le infrastrutture ciclabili, presenza di pannelli solari su edifici pubblici. Anche per Trento come per Reggio Emilia non solo note positive ma anche criticità provenienti dal numero di auto circolanti e dall’uso del suolo.
Restiamo sul podio e torniamo in Emilia precisamente a Parma, anche se in questo caso a differenza dei primi due posti possiamo parlare di una sorpresa, infatti lo scorso anno occupava la diciottesima posizione. A permettere l’ingresso sul podio buoni risultati sull’inquinamento atmosferico, consumi idrici, produzione di rifiuti, passeggeri trasportati, ciclabilità, raccolta differenziata. Note negative dalla produzione di rifiuti dove si assiste a un calo, eccessive perdite della rete idrica che sfiorano il 40%, l’aumento delle auto, bassa presenza di solare termico e fotovoltaico. Quelli citati sono esempi virtuosi anche se la classifica evidenzia anche uno squilibrio tra nord e sud, infatti per trovare la prima città sotto Roma dobbiamo raggiungere la tredicesima esima posizione dove si situa Cosenza alla quale fa seguito alla quaranta tre esima posizione Enna, infine nelle ultime sei posizioni, Vibo Valentia, Palermo, Napoli, Crotone, Reggio Calabria, Catania.
Altro dato che balza all’occhio guardando la classifica è come nelle prime cinquanta posizioni tra le cosiddette grandi città l’unica sia Bologna ottava, seguita addirittura al 53 esimo posto da Genova, mentre per trovare Milano dobbiamo scendere al 56 esimo posto, Firenze è 63 esima, Roma 65 esima, Torino 85 esima, Palermo 102 esima, Napoli 103 esima.
Venti gli indicatori di parametri ambientali presi in considerazione
Gli indicatori presi in considerazione dalla ricerca sono 20 è interessano i principali parametri grazie ai quali è possibile giudicare l’attenzione di un comune verso determinate tematiche ambientali nei confronti dell’ ecosistema urbano. Quando parliamo di attenzione all’ambiente nei centri urbani facciamo riferimento alla qualità dell’aria, in particolare ai giorni di sforamento di ozono, PM10 e PM2,5, biossido di azoto, alla produzione pro capite di rifiuti e alla percentuale di raccolta differenziata, così da valutare il sistema urbano di raccolta dei rifiuti, ma anche i consumi idrici domestici e l’efficienza della rete (perdite di acqua in percentuali), al trasporto pubblico (passeggeri trasportati), al tasso di motorizzazione e di pedonalizzazione, piste ciclabili (in m equivalenti, in sede propria e in corsie riservate) incidentalità stradale, estensione delle zone a traffico limitato, numero di alberi, superficie di verde urbano, utilizzo di fonti di energia rinnovabili, consumo di suolo e uso efficiente, solare termico e fotovoltaico pro capite
Questi 20 indicatori sono basati su norme di legge come ad esempio il Dlgs 155/2010 per i PM10, PM2,5 e biossido di azoto, o su obiettivi che si desidera raggiungere, come nel caso della produzione di rifiuti, o sul calcolo del 90 esimo – 95 esimo percentile, e in line generale essendo basati sui dati che le singole città possono dimostrare servono da stimolo alle stesse per migliorarsi. Il rapporto ci parla di sfide ambientali che i singoli capoluoghi di provincia annualmente sono tenuti ad affrontare in modo tale da mettere in campo politiche per l’adattamento ai cambiamenti climatici e per il miglioramento della vita dei cittadini.

Ogni uno di questi indicatori è basato su una scala di riferimento che parte da una soglia minima, sotto la quale non è assegnato nessun punteggio, nel caso del trasporto pubblico le città sono suddivise in tre gruppi in base alla dimensione, piccole sotto gli 80 mila abitanti, medie tra 80 mila e 200 mila abitanti, grandi sopra i 200 mila abitanti. L’assegnazione del punteggio complessivo viene definito da un indicatore compreso tra 1 e 12 punti per un totale di 100 e può andare incontro al cambiamento dei temi ambientali che si verifica annualmente
In particolare quest’anno alla mobilità è assegnato il 24%, all’aria il 19%, rifiuti e acqua 18% a testa, 16 % per l’ambiente urbano, 5% per l’energia, dando maggiore enfasi agli indicatori delle politiche locali rispetto a quelle statali. Un punteggio ulteriore è assegnato alle città che si siano distinte nel recupero e nella gestione delle acque, nel ciclo dei rifiuti, nell’efficiente gestione del trasporto pubblico, nell’adozione di politiche per l’adattamento ai cambiamenti climatici, nella gestione sostenibile dei consumi energetici.
Facendo riferimento alle diverse macro aree come ad esempio l’aria è necessario studiarne la qualità poiché influenza in maniera importante la salute di noi cittadini. Anche per questo parametro i dati non sono molto positivi, infatti solo Ragusa e L’Aquila presentano rispettivamente livelli buoni e ottimi, sufficiente 32 città, insufficienti 39. Per quanto riguarda la qualità dell’ aria si basa sui dati del rapporto Mal d’aria 2023, sono stati analizzati biossido di azoto. PM10 e PM 2,5 e ozono.
Anche l’acqua è indice del nostro consumo giornaliero e dall’altra dell’efficienza/inefficienza nel suo impiego nonché in quello della rete idrica. Il consumo idrico vede un estremo positivo rappresentato da Isernia con 69 litri pro capite e uno negativo Belluno con 118 litri, efficienza della rete idrica, vale a dire l’acqua persa per problemi alle reti di adduzione, dove si distingue positivamente Pavia con la differenza del 10% tra l’acqua immessa e quella consumata, e negativamente Piacenza e Arezzo con il 15,9%.
Consumi idrici domestici e dispersione della rete idrica, con questo secondo caso che fa riferimento all’acqua potabile immessa in rete e non utilizzata a causa del malfunzionamento degli acquedotti. In particolare parlare di consumi idrici significa calcolare la percentuale di acqua che viene sprecata, con le città suddivise in quattro fasce, quelle virtuose che consumano meno del 15%, tra queste sette città (Pavia, Milano, Lecce, ecc) quelle un po’ meno virtuose, quelle i cui consumi si attestano tra il 15 e il 20% (11 città, Livorno, Mantova, Arezzo), tra il 20 e il 25% (Torino, Como, Trento), il resto delle città oltre il 25%.
Altro parametro grazie al quale è possibile misurare l’efficienza dell’ambiente urbano e l’attenzione verso la salute dei cittadini è rappresentato dai rifiuti, sia in termini di produzione pro capite, sia in percentuale di raccolta differenziata. In questo caso la misura è basata su un auspicio, quello ciòè di non superare la quota pro capite di 1 Kg di rifiuti giornalieri prodotti, purtroppo a tutt’oggi nessuna realtà è in grado di raggiungere in pieno questo risultato, con la solo Campobasso che tutto sommato non si discosta molto da questo dato con una produzione di poco superiore (1,04 Kg giornalieri).
La qualità della vita in ambiente urbano è influenzato dalla mobilità, tema che non può essere derubricato soltanto al maggiore o minore uso dell’auto o dei mezzi pubblici ma che deve essere analizzato in base alle caratteristiche delle singole città, e che influenza il numero di auto circolanti, l’incidentalità e la qualità dell’aria respirata da noi cittadini.
Come già affermato lo scopo del rapporto è quello di mettere in grado le città di valorizzare i cittadini attraverso adeguate politiche che prendano in considerazione l’estensione della superficie pedonale, delle zone a traffico limitato, il numero di alberi ogni 100 abitanti, i metri quadrati di verde pubblico, azioni queste che possono senza dubbio agire sulla resilienza delle città verso i cambiamenti climatici, garantendo una migliore salute ai propri cittadini. Estensione della superficie pedonale che si attesta su 50,7 m2 per 100 abitanti con alcune città che superano la soglia minima di 1 m2 ad abitante, tra le quali Lucca, Venezia, Rimini, Verbania, Venezia, Rovigo, Cosenza, Firenze. Uno degli aspetti più critici della mobilità è rappresentato dal numero di auto ogni 100 abitanti, il più alto d’ Europa con una media di 68 auto/100 abitanti
Un aspetto fondamentale tra quelli citati è rappresentato dal verde, che deve fare da contraltare all’eccesso di “ costruito” e al consumo di suolo, inducendo le amministrazioni a farsi promotrici di interventi in questo senso anche in funzione di una migliore distribuzione dei flussi idrici e evitare fenomeni meteorologici estremi ai quali assistiamo con sempre maggiore frequenza ed intensità.
Per le politiche a favore della mobilità è stato assegnato un bonus a realtà che abbiano raggiunto ricavi da traffico del servizio gomma – ferro in grado di coprire almeno il 40% dei costi gestionali e abbiano in servizio un autobus elettrico o ibrido, due punti sono andati a Bergamo, Bologna, Brescia, Messina, Padova, Salerno, Varese, Venezia. Politiche di adattamento, Piano del Verde e di Adattamento, la realizzazione di depavimentazione del suolo e l’ impiego di materiali costruttivi che possano evitare il fenomeno dell’isola di calore, in questo caso 4 punti di bonus sono stati assegnati tra le altre a Bologna, Bolzano, Livorno, Messina, ecc.
Bonus energia, pari al 3% è assegnato a città che abbiano dato vita a Comunità Energetiche e si approvvigionino da fonti rinnovabili, tra queste Benevento, Bolzano, Cuneo, Milano, Modena, ecc. Per quanto riguarda la qualità dell’ aria si basa sui dati del rapporto Mal d’aria 2023, sono stati analizzati biossido di azoto. PM10 e PM 2,5 e ozono. Consumi idrici domestici e dispersione della rete idrica, con questo secondo caso che fa riferimento all’acqua potabile immessa in rete e non utilizzata a causa del malfunzionamento degli acquedotti. In particolare parlare di consumi idrici significa calcolare la percentuale di acqua che viene sprecata, in questo le città sono state suddivise in quattro fasce quelle virtuose che consumano meno del 15%, tra queste sette città (Pavia, Milano, Lecce, ecc) quelle un po’ meno virtuose, consumi tra il 15 e il 20% (11 città, Livorno, Mantova, Arezzo), tra il 20 e il 25% (Torino, Como, Trento), il resto delle città oltre il 25%
Essendo le realtà urbane in perenne sviluppo è necessario studiarne i problemi che più di recente le affliggono, per questo il rapporto ha deciso di dedicare un approfondimento al turismo eccessivo o Overturism che mina la coesistenza tra turisti e cittadini. Questo fenomeno naturalmente è legato e amplifica alcuni dei temi analizzati nel rapporto, come la produzione dei rifiuti, il consumo idrico, il rumore, la difficoltà di trovare case per locazioni non turistiche, ecc
