L’edizione 2024 del Black Friday il giorno tradizionalmente associato all’inizio delle spese di Natale, ha visto il trionfo dell’intelligenza artificiale, nota anche con l’acronimo inglese AI (Artificial intelligence).
Un fenomeno, quello del “venerdì nero”, in continua crescita non solo nel suo paese d’origine, gli Stati Uniti, ma anche in Europa e nel mondo. E che quest’anno si è caratterizzato in modo particolare dall’uso massiccio di strumenti basati sull’AI, trasformando il processo di acquisto dei prodotti i più vari, il modo di fare e di vivere lo shopping.
I dati
Secondo un’indagine della società di ricerche Attest, oltre il 44% degli americani che acquistano durante il Black Friday utilizza un assistente virtuale basato sull’IA, come chatbot e app di AI generativa (GenAI), strumenti che forniscono suggerimenti personalizzati, rispondono a richieste specifiche e traducono i sogni e i desideri di acquisto delle persone in realtà.

Ad essere più entusiasti sono i giovani, in particolare i Millennials: oltre un quinto del campione analizzato sceglie assistenti di IA come supporto negli acquisti di prodotti da regalare a sé o ad altri. L’intelligenza artificiale è considerata un valido aiuto per gli acquisti grazie alla capacità di analizzare i comportamenti e le reazioni quando ci si trova di fronte a un prodotto sia nei negozi fisici che online. E lo fa in modo rapido accelerando la procedura di acquisto dalla selezione al completamento della transazione.
Non è un caso se abbia conquistato una diffusa popolarità: fare acquisti automatizzati, guidati da algoritmi che, sulla base delle preferenze nel mare magnum delle offerte aiutano a scegliere cosa comprare è senza dubbio una comodità. Eppure dietro la praticità e facilità di acquistare rapidamente con pochi clic qualsiasi cosa si nascondono diverse insidie.
Se apparentemente può esser considerata un supporto facilitando le scelte, dall’altro rende queste ultime preconfezionate riduce lo sforzo cognitivo, la capacità decisionale dell’individuo, rendendo l’acquisto un’azione meccanica, automatizzata.
A scapito di scelte ponderate e consapevoli, con il rischio sempre maggiore di fare spese sconsiderate e inutili: dietro l’AI si nascondono algoritmi ben congegnati che non rispondono alle reali necessità degli acquirenti ma a logiche di marketing, suggerendo prodotti complementari da abbinare a quelli selezionati e volti a reiterare il consumo.

Le proposte sempre più frequenti di offerte a tempo con promozioni lampo inducono a velocizzare il processo di acquisto riducendo il tempo per la riflessione al minimo se non azzerandolo. L’efficienza apparente di questo processo si traduce quindi in sprechi oltre che di tempo di risorse: alcune ricerche rivelano che oltre la metà dei consumatori, si pente degli acquisti effettuati con l’ausilio dell’AI durante il Black Friday. I dati parlano chiaro: i resi dei prodotti acquistati inconsapevolmente crescono notevolmente in questo periodo con conseguenze nocive per l’ambiente: una ricerca di Nature mostra l’impatto ecologico dei resi come superiore del 30% rispetto alla consegna in quanto oltre alle risorse necessarie per restituire al fornitore il prodotto, vanno considerati anche i trattamenti di pulizia e riconfezionamento degli stessi.
In concomitanza con il Black Friday si celebra in altre parti del mondo il Buy nothing day, ovvero la Giornata del non acquisto, che si celebra qualche giorno dopo il Circular Monday, la Giornata del consumo circolare che quest’anno, celebrato il 25 novembre, e che dalla sua espansione globale nel 2019, è stato accolto positivamente in 40 paesi dall’Italia agli Stati Uniti.
Piuttosto che lasciarsi a trend e mode del momento, sarebbe più opportuno riflettere sull’effettiva privazione di libertà che questi spesso comportano e agire di conseguenza.
