In Italia si consuma troppo suolo

In occasione della Giornata mondiale del suolo una riflessione sul suo consumo sconsiderato e dannoso.

AMBIENTE
Pamela Preschern
In Italia si consuma troppo suolo

In occasione della Giornata mondiale del suolo una riflessione sul suo consumo sconsiderato e dannoso.

Istituito dall’ONU e giunto alla sua decima edizione il cosiddetto World Soli Day Invita a prendersi cura di una delle risorse più preziose del pianeta, spesso sottovalutata.

Perché una giornata dedicata al suolo Un’occasione per riflettere sullo stato del suolo nel mondo, una risorsa che, seppure necessaria per la nostra esistenza e quella di altri esseri viventi, in quanto fornisce cibo, acqua ed è un indispensabile regolatore del clima è limitata e non rinnovabile. Eppure il suolo viene sempre più degradato, mettendo a repentaglio la capacità di creare sistemi sostenibili.

Il tema di questa edizione

Dal 2014 ogni 5 dicembre si celebra la Giornata mondiale del suolo. L’iniziativa è partita da est, precisamente dalla Thailandia dove vige da oltre vent’anni, sin dal 2002.

L’obiettivo scelto per il 2024, sintetizzato nel titolo, è particolarmente importante: “Prendersi cura del suolo: misurare, monitorare, gestire”. In pratica l’obiettivo di questa decima edizione è evidenziare la rilevanza di dati e informazioni accurati in materia, per capire sempre meglio il suolo e le sue caratteristiche al fine di giungere a una gestione sostenibile per la sicurezza alimentare.

L’importanza dell’appuntamento di quest’anno è accresciuta dalla coincidenza con la sedicesima sessione della Conferenza delle Parti (COP16) della Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta contro la Desertificazione (UNCCD) avviata il 2 dicembre e destinata a concludersi il 16 dicembre 2024 a Riyadh, Arabia Saudita.

Il consumo di suolo in Italia

Qualche giorno fa, il 3 dicembre, a due giorni dal World Soil Day  l’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale (ISPRA) ha presentato l’edizione 2024 del rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici,  a cura del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che svolge il monitoraggio del territorio e il consumo di suolo.

da cui e da cui, purtroppo, emergono dati  tutt’altro che incoraggianti riguardo il nostro paese. L’Italia, infatti, da quanto si evince dal rapporto ISPRA non rappresenta un esempio da seguire: non cura particolarmente questa risorsa naturale. E a colpire è un dato su tutti: ogni giorno in Italia si consumano 20 ettari di suolo, l’equivalente di una superficie estesa come tutti gli edifici di Torino, Bologna e Firenze).

Il rapporto pubblicato sul sito di ISPRA, insieme alla cartografia e alle banche dati di informazioni disponibili in ogni Comune, fornisce una panoramica aggiornata della copertura del suolo e dei processi ditrasformazione consentendo di valutare il livello di degrado del territorio, prendendo in considerazione in particolare l’impatto su questo del consumo di suolo, dell’urbanizzazione e delle infrastrutture.

Il danno all’ecosistema legati al consumo di suolo non è solo una questione ambientale, ma anche economica: nel 2023 la riduzione dell’ “effetto spugna”, ossia la capacità del terreno di assorbire e trattenere l’acqua è costata all’Italia oltre 400 milioni di euro all’anno. A questo caro prezzo va aggiunto quello della diminuzione della qualità dell’habitat, le perdite di produzione agricola e quelle legate allo stoccaggio di carbonio e regolazione del clima.

Nel 2024 il consumo di suolo, seppure in leggera diminuzione, è ancora elevato, superiore alla media del decennio 2012-2022 con un lieve, quanto ancora insufficiente, ripristino di alcune aree naturali (derivanti soprattutto dal recupero di aree di cantiere).

I dati rivelano che il 70 per cento del nuovo consumo di suolo nel nostro paese avviene nei Comuni urbani e nonostante la normativa ,nello specifico il regolamento europeo sul ripristino della natura adottato lo scorso giugno imponga l’eliminazione della perdita netta di superfici naturali e arboree a partire da quest’anno, ovunque restano nuovi cantieri, edifici, asfaltate (+ 97 ettari). Con la conseguenza che le aree verdi diminuiscono costantemente e che neppure un terzo della popolazione urbana riesce a raggiungere un’area verde pubblica di almeno mezzo ettaro entro 300 metri a piedi”.

Nonostante l’Italia registri un forte rischio idrogeologico (oltre il 90 per cento dei Comuni sono a rischio frane, alluvioni ed erosioni con oltre 8 milioni di abitanti in aree pericolose dal punto di vista idrogeologico)  l’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale (ISPRA) indica la presenza di trasformazioni artificiali e lavori in aree considerate precarie ma anche in quelle a rischio frana e in quelle considerate a rischio elevato.

Una panoramica nelle regioni italiane

Seppure una classifica sia difficile da stilare considerando che tutte purtroppo registrano valori positivi di consumo di suolo (ben lungi dall’obiettivo del “consumo di suolo zero”), occorre piuttosto soffermarsi sulla limitazione più efficace dei danni sul consumo di suolo. Le aree più virtuose, in termini di risparmio di suolo nel 2024 risultano essere Trieste, Bareggio (MI) e Massa Fermana (FM).

A livello regionale Valle d’Aosta e Liguria mostrano un consumo inferiore ai 50 ettari: la prima (la più virtuosa)  con +17 ettari,  seguita dalla seconda (+28 ettari). Le peggiori performance si sono rilevate in Veneto (+891 ettari), Emilia-Romagna (+815), Lombardia (+780), Campania (+643), Piemonte (+553) e Sicilia (+521). In generale segnano gli incrementi maggiori Emilia-Romagna (+735 ettari), Lombardia (+728), Campania (+616), Veneto (+609), Piemonte (+533) e Sicilia (+483).

A livello cittadino nel 2023 Roma ha conseguito i risultati migliori rispetto alle altre città e in confronto con gli anni precedenti: da + 124 ettari del 2022 è arrivata a + 71 del 2023. Seppure sia un dato incoraggiante la capitale, il Comune più vasto in Italia, resta tra i Comuni con il consumo di suolo più alto, insieme a Uta (+ 106 ettari), un Comune di Cagliari, e Ravenna (+ 89 ettari).

A livello industriale il maggior impatto sul consumo di suolo è senza dubbio quello della logistica. Sempre secondo i dati ISPRA nel 2023 la logistica ha consumato 504 ettari in un solo anno, a causa in particolare di un crescente indotto produttivo e industriale (63%), meno a causa della grande distribuzione e dell’e-commerce (20% e il 17%). A ottenere le performance peggiori sono le regioni del nord con in testa Emilia-Romagna (101 ettari), dietro Piemonte (91 ettari) e Veneto (80 ettari).

I dati raccolti e analizzati da ARPA devono far riflettere ma soprattutto cambiare abitudini, in particolare modelli di consumo, nello specifico riducendo quello di suolo, magari con un approccio all’economia circolare anche in questo ambito ispirato all’ecodesign. Qualsiasi soluzione consenta di recuperare questa risorsa preziosa nel più breve tempo possibile è la benvenuta per ridare il giusto valore alla terra su cui viviamo.