Nuove regole, ma che aria respiriamo?

È recentemente entrata in vigore il testo frutto della revisione della direttiva europea in materia di inquinamento atmosferico, tra i principali rischi ambientali per la salute.

AMBIENTE
Pamela Preschern
Nuove regole, ma che aria respiriamo?

È recentemente entrata in vigore il testo frutto della revisione della direttiva europea in materia di inquinamento atmosferico, tra i principali rischi ambientali per la salute.

Diminuisce l’impatto sulla salute dei cittadini europei di inquinanti atmosferici, quali il particolato fine, il biossido di azoto e l’ozono. A dare questa buona notizia è l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) che ha pubblicato dati recenti relativi all’inquinamento dell’aria.

Eppure non sono tutte positive le notizie a riguardo: l’esposizione a elementi nocivi alla salute risulta sopra dei livelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), responsabili di quasi 240.000 morti all’anno. Per gli abitanti del Vecchio Continente l’inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute, soprattutto per quanti vivono aree urbane, mentre circa il 75 percento degli ecosistemi europei è esposto a livelli dannosi di inquinamento atmosferico.

La revisione della direttiva sulla qualità dell’aria

Lo scorso 10 dicembre è entrata in vigore la revisione della direttiva sulla qualità dell’aria che mira entro la fine del decennio ad allineare gli standard alle raccomandazioni dell’OMS.

La ratio di questa riforma è una presa di coscienza adeguata dell’impatto negativo dell’inquinamento atmosferico sulla salute, umana e, viceversa, dei benefici di un’aria più pulita. Ciò prendendo in considerazione, oltre alle morti premature, gli impatti derivanti delle malattie legate all’inquinamento atmosferico. La nuova norma include, in particolare, l’obbligo di monitorare ulteriori inquinanti rispetto a quelli indagati finora, tra cui particelle ultrafini, carbonio nero e ammoniaca.

Il pericolo del particolato fine

Secondo l’AEA, quasi 240.000 decessi nell’UE nel 2022 sono attribuibili all’esposizione all’inquinamento da particolato fine (il cosiddetto PM2,5), risultato al di sopra dei livelli raccomandati dall’OMS. Eppure rispetto a vent’anni fa il nostro continente ha conseguito dei miglioramenti (-45%) avvicinandosi all’obiettivo della riduzione del 55 percento delineato nel Piano d’Azione per l’inquinamento zero per il 2030.

Il particolato fine è costituito da una miscela di goccioline solide e liquide che vengono emesse direttamente o si formano dalla reazione degli inquinanti nell’atmosfera.  Di dimensioni ridotte, nel caso delle particelle più piccole (di 10 micrometri) queste sono in grado di entrar penetrare nei polmoni, causando malattie a questi organi ma anche al cuore. A queste sostanze si affiancano ozono h(O3) che nel 2022 ha causato circa 70.000 decessi contro i circa 48.000 causati dal biossido di azoto (NO2).

L’impatto sulla natura

Se oggetto principale dell’attenzione degli studi dell’AEA è la salute umana, l’Agenzia nella sua ricerca non ha trascurato di esaminare anche l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla natura e gli ecosistemi del continente e i danni diretti e indiretti che questo produce Infatti le sostanze nocive diffuse nell’aria influenzano la crescita delle specie vegetali in un territorio e anche se l’andamento del Piano d’azione per l’obiettivo “inquinamento zero” è incoraggiante per quanto riguarda il particolato fine e l’anidride solforosa (SO2), non lo è per l’azoto. Ancora l’AEA riporta che circa un terzo dei terreni agricoli europei è esposto a concentrazioni di ozono nel suolo maggiori rispetto alle soglie stabilite, con la conseguenza di danni e rese ridotte delle colture e perdite economiche stimate di almeno 2 miliardi di euro.

Insomma c ‘è ancora molto da fare per assicurare un’aria più respirabile e una salute migliore ai cittadini europei.