Cosa metti nel piatto? La scelta che può salvare il pianeta

Il cibo del futuro è già tra noi e a qualcuno potrebbe far storcere il naso! Come conciliare l’alimentazione e le nostre tradizioni.

AMBIENTE
Prof. Marianna Olivadese
Cosa metti nel piatto? La scelta che può salvare il pianeta

Il cibo del futuro è già tra noi e a qualcuno potrebbe far storcere il naso! Come conciliare l’alimentazione e le nostre tradizioni.

Con la popolazione mondiale destinata a raggiungere gli 8,5 miliardi entro il 2030 e la crescente domanda di cibo (+60%), è chiaro che il sistema alimentare attuale non è sostenibile. Le risorse scarseggiano, il 70% del suolo agricolo è dedicato agli allevamenti tradizionali e il cambiamento climatico aggrava la crisi. In questo scenario, gli insetti, già consumati da oltre due miliardi di persone in molte culture del mondo, emergono come una risposta concreta e sostenibile.

Ma come conciliare il cibo del futuro con le nostre tradizioni? E quali barriere superare per accogliere gli insetti sulle tavole occidentali?

Mentre in Occidente l’idea di mangiare insetti solleva ancora perplessità e qualche smorfia, in molte parti del mondo si tratta di una tradizione consolidata e il futuro dell’alimentazione guarda agli insetti come una risposta sostenibile e innovativa ai bisogni di una popolazione mondiale in crescita.

Eppure, a ben guardare, questa ‘rivoluzione’ alimentare non è poi così nuova. Quello che oggi chiamiamo innovazione, infatti, affonda le sue radici in un passato lontano: gli insetti, già celebrati come prelibatezze sulle tavole degli antichi Greci e Romani, ci ricordano che spesso il futuro non è altro che una rilettura intelligente della tradizione.

Il consumo di insetti, risale a tempi remoti, e caratterizza diverse culture in tutto il mondo. Sin dalle epoche più lontane, gli esseri umani ne hanno riconosciuto il valore nutritivo e il potenziale alimentare, incorporandoli nelle loro diete. In molte culture del passato, gli insetti rappresentavano una fonte di nutrienti essenziali, utile a colmare carenze alimentari e a sostenere la sopravvivenza delle popolazioni. Questa tradizione culinaria era parte integrante della vita quotidiana di molti gruppi etnici e tribali, e numerose fonti storiche ne attestano il consumo in diverse civiltà.

Già Aristotele (IV sec. A.C.), nel suo Historia Animalium, racconta con grande accuratezza il momento migliore per gustare le cicale, apprezzate per la loro tenerezza e il sapore delicato. A
Roma, Plinio il Vecchio (I sec.d.C.), nella sua Naturalis Historia descrive con entusiasmo le larve bianche, considerate un alimento raffinato, le locuste e le cavallette, fritte o tostate, e i “Cossos”, alimentati in barattoli speciali con farina di farro e consumati con gusto dall’élite romana.

Insomma, se oggi consideriamo l’entomofagia un’avanguardia gastronomica, forse dovremmo riconoscere che non abbiamo inventato nulla di nuovo. Stiamo semplicemente riscoprendo una saggezza antica, rivalutandola alla luce delle sfide globali che affrontiamo: risorse limitate, un pianeta sovraccarico e la necessità di produrre cibo in modo sostenibile. Gli insetti, un tempo protagonisti delle tavole classiche, sono pronti a riconquistare il loro spazio, questa volta con una veste moderna e sostenibile.