Ispra e il Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza Energetica stanno lavorando insieme dal 2022 al più grande progetto sul mare nell’ambito del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (400 milioni di euro per il 2022-2026). Si chiama MER-Marine Ecosystem Restoration ed è articolato su 37 linee di attività disposte su alcuni obiettivi principali: interventi per il ripristino dei fondali e degli habitat marini, mappatura degli habitat costieri e marini di interesse conservazionistico, rafforzamento del sistema nazionale di osservazione degli ecosistemi marini e costieri, una nuova unità navale oceanografica con apparecchiature altamente tecnologiche per sondare i fondali fino a 4000 metri.
Sono arrivati i primi risultati da alcuni interventi effettuati durante l’operazione “Ghostnets” condotta da ISPRA lungo la costa siciliana, tra Augusta e Siracusa.
Il fondale siciliano rinasce
Sono stati ispezionati ben 60.000 metri quadrati di fondale marino, ammontano a più di 30 le reti fantasma lunghe fino a 260 metri riprese a 40-60 metri di profondità e centinaia i metri quadrati di fondale finalmente resi liberi. L’intervento è stato possibile grazie al supporto della RTC Ghostnets (CASTALIA, CONISMA e MAREVIVO) e ha permesso di recuperare reti di svariate tipologie: a strascico, da posta, grovigli di cime, lenze e nasse e di liberare specie protette rimaste intrappolate. Tutto questo è stato reso attuabile dalla Legge 60/2022 “Salva Mare” che ha identificato le reti abbandonate e recuperate come rifiuti urbani da riciclare o smaltire.
“Con questa operazione, centinaia di metri quadrati di habitat pregiati potranno gradualmente tornare a “respirare” e favorire la ricolonizzazione da parte delle specie marine circostanti. Questa campagna di recupero è un grande passo avanti per la tutela dei nostri mari ma rimane fondamentale promuovere una maggiore consapevolezza tra gli operatori del settore e continuare a investire in tecnologie e politiche di prevenzione”, affermano i ricercatori di Ispra.

I danni delle reti abbandonate
L’abbandono delle reti da pesca negli ultimi decenni è aumentato, in particolar modo con l’attività di pesca sempre più intensa e l’uso di materiali sintetici, più economici e resistenti ma anche più dannosi per l’ambiente differentemente dalle fibre vegetali utilizzate per reti tradizionali, come la canapa. Queste reti sono colpevoli di quella che viene chiamata “pesca fantasma”, pur non essendo assoggettate al controllo umano, restano attive continuando a intrappolare flora e fauna marina.
Le specie più danneggiate sono:
- Le praterie di Posidonia oceanica: subiscono danni fisici, come ombreggiamento e abrasione, che uccidono o sradicano le piante.
- Il coralligeno: le specie sessili vengono strappate, spezzate, ricoperte e abrase, subendo gravi ripercussioni.
- La fauna marina vagile: rimane intrappolata o ferita dalle reti, che continuano la loro azione di cattura anche dopo aver perso ogni controllo.

Le operazioni sul campo
È iniziato tutto con una fase preliminare di ricognizione per mappare e caratterizzare i fondali con strumentazione specializzata, ispezionando circa 60.000 m² di fondale. L’intervento in acqua è stato eseguito da OTS (Operatori Tecnici Subacquei), supportati da due imbarcazioni per il recupero e lo stoccaggio delle reti.
Gli OTS si immergono attraverso una “stage” o “gabbia” collegata alla nave di supporto e restano in contatto con la superficie attraverso un “cordone ombelicale” multifunzione (fornisce aria o
miscele respiratorie, comunicazioni audio/video e assistenza). Una volta individuate le reti, gli operatori le sganciano dal fondale, tagliandole se occorre in sezioni maneggevoli, per poi fissarle a cavi che consentono di sollevarle fino in superficie.
Sul campo, gli Operatori Tecnici Subacquei hanno operato in sicurezza per poter garantire la conservazione degli habitat sottostanti minimizzando l’impatto sugli organismi rimasti intrappolati, tutte specie protette. Prima dell’avvio della rimozione, sono state liberate anche alcune cernie brune.
Una volta portate le reti a bordo, si è proseguito con un setaccio accurato per concedere la fuoriuscita di ulteriori esemplari di ricci matita, stelle marine, piccoli scorfani, ricci di prateria e svariati crostacei, salvaguardando così il maggior numero possibile di organismi marini.
Il progetto contribuisce e promuove l’economia circolare, le reti recuperate verranno infatti, smaltite e dove possibile, avviate al riciclo, riducendo inoltre, l’impatto ambientale dei rifiuti marini.
