Il cervello può imparare a non avere paura

Identificato il “magazzino dei ricordi” che ci aiuta a superare le paure istintive. La ricerca apre nuove strade per il trattamento di ansia, fobie e stress post-traumatico.

SALUTE
Federico Di Bello
Il cervello può imparare a non avere paura

Identificato il “magazzino dei ricordi” che ci aiuta a superare le paure istintive. La ricerca apre nuove strade per il trattamento di ansia, fobie e stress post-traumatico.

Una scoperta rivoluzionaria nel campo delle neuroscienze apre nuove prospettive per la comprensione e il trattamento delle paure. I ricercatori del Sainsbury Wellcome Centre presso l’University College di Londra hanno infatti identificato il meccanismo cerebrale che permette di modificare le risposte agli stimoli di paura, in uno studio che promette di aprire nuove frontiere nel trattamento di disturbi come ansia, fobie e stress post-traumatico.

Ma come funziona questo meccanismo? I ricercatori hanno utilizzato un esperimento tanto semplice quanto ingegnoso: hanno esposto dei topi a un’ombra che si espandeva dall’alto, simulando l’arrivo di un predatore aereo. Inizialmente, come ci si poteva aspettare, i roditori cercavano immediatamente riparo. Tuttavia, dopo ripetute esposizioni senza conseguenze negative, gli animali hanno imparato a mantenere la calma, non percependo più l’ombra come una minaccia.

La vera sorpresa è arrivata quando gli scienziati hanno mappato il cervello dei topi per capire cosa accadesse a livello neurologico. Hanno scoperto che il protagonista di questo processo non è, come si pensava, la corteccia cerebrale, ma una struttura più profonda chiamata nucleo genicolato ventrolaterale (vLGN). “È una scoperta che rivoluziona le nostre conoscenze attuali”, spiega Sonja Hofer, autrice principale dello studio. “Abbiamo sempre pensato che la corteccia cerebrale fosse il centro principale per l’apprendimento e la memoria, invece abbiamo scoperto che è il vLGN a fungere da magazzino dei ricordi che ci aiutano a superare le paure”.

Ma c’è di più: i ricercatori hanno anche individuato i messaggeri chimici coinvolti in questo processo. Si tratta degli endocannabinoidi, molecole naturalmente presenti nel nostro
cervello che regolano umore e memoria. Quando si incontra ripetutamente uno stimolo inizialmente percepito come pericoloso, queste molecole vengono rilasciate e attivano specifici neuroni nel vLGN, permettendo di “disimparare” la paura.

“Pensate a un bambino che impara a non temere più il buio”, esemplifica la dottoressa Sara Mederos, ricercatrice del team. “Non è solo una questione di volontà: il suo cervello sta letteralmente riorganizzando le proprie connessioni neurali per gestire quella paura istintiva”.

Le implicazioni di questa scoperta sono enormi, soprattutto in ambito terapeutico. Comprendere questi meccanismi potrebbe portare allo sviluppo di trattamenti innovativi per disturbi come lo stress post-traumatico, l’ansia e le fobie, agendo direttamente sui circuiti del vLGN o sul sistema degli endocannabinoidi. Quante nuove terapie potrebbero aiutare i veterani di guerra a superare i traumi, o le persone con fobie a gestire le loro paure irrazionali in modo più efficace!

La strada della ricerca è ancora lunga, ma questa scoperta evidenzia come il cervello umano sia un organo incredibilmente plastico, capace di modificarsi e adattarsi. Il superamento delle paure non è quindi solo una questione di coraggio, ma il risultato di un sofisticato meccanismo cerebrale che opera a livello neurologico.