Svelati i segreti genetici dell'orzo

La pianta antisiccità può essere la chiave per la sostenibilità agricola dell’Europa. Uno studio di grandi potenzialità applicative.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
Svelati i segreti genetici dell'orzo

La pianta antisiccità può essere la chiave per la sostenibilità agricola dell’Europa. Uno studio di grandi potenzialità applicative.

Uno studio, il più approfondito mai realizzato, svela i meccanismi genetici che regolano la biodiversità dell’orzo.

Lo studio pubblicato sulla rivista Nature Genetics, secondo gli autori, è un lavoro di frontiera ma di grandi potenzialità applicative, sia per il miglioramento genetico tradizionale, sia per il TEA (Tecnologie Evolutive Assistite).

L’orzo è una delle prime piante ‘domesticate’ dall’uomo e un importante sistema modello per studi di genetica dei cereali. Nell’ambito della ricca diversità genetica di questa specie, i mutanti dello sviluppo hanno ricevuto particolare attenzione tra gli studiosi, permettendo di chiarire alcuni aspetti fondamentali dei processi di domesticazione e della morfogenesi degli organi vegetativi e riproduttivi.

L’orzo seconda coltura più diffusa in Europa, è una vera e propria pianta del futuro super resiliente al clima sempre più caldo, ha infatti una straordinaria adattabilità agli ambienti siccitosi, così è ‘una nuova ricchezza’ soprattutto per l’area mediterranea, hot spot dei cambiamenti climatici.

Con l’aumento delle temperature e la diminuzione delle riserve idriche, la necessità di coltivazioni capaci di prosperare in condizioni di stress idrico diventa sempre più urgente sia per gli agricoltori che per i ricercatori.

L’orzo infatti è non solo un pilastro dell’alimentazione umana, ma è anche fondamentale per l’industria della birra e per il nutrimento degli animali.

La ricerca sulla sua adattabilità potrebbe, quindi, condurre a significativi benefici sia per la sicurezza alimentare sia per l’economia agricola.

Questo cereale ha moltissime varietà che contengono tutte lo stesso numero di geni, solo alcune però sono adattabili alla coltivazione in ambienti siccitosi. Questo avviene perché la maggior parte contiene ‘variazioni’ che modificano la loro funzione o determinano dove, quando e come vengono accesi o spenti i geni.

Il merito della ricerca è aver identificato dove, quando e a quale livello sono attivati gli oltre 30.000 geni di questo cereale. I risultati ottenuti, rilevano che varietà diverse usano gli stessi geni in modo diverso, spiegando come differenti strategie di accensione e spegnimento dei geni siano componenti fondamentali, e ancora inesplorate, della biodiversità dell’orzo e probabilmente di ogni altra specie.

Protagonista dello studio un consorzio internazionale che conta 48 autori appartenenti a 19 organizzazioni scientifiche di 10 Paesi. Per l’Italia unico partecipante il Crea, l’Ente Italiano di ricerca sull’agroalimentare, vigilato dal Masaf, con il suo centro di Ricerca Genomica e Bioinformatica.