Un report di C 40, raggruppamento di 100 città mondiali unite per contrastare i cambiamenti climatici, spiega come l’edilizia green possa contribuire in maniera importante alla decarbonizzazione e alla creazione di posti di lavoro.
L’edilizia il ruolo nella decarbonizzazione e nella creazione di posti di lavoro
Dalla fondazione avvenuta nel 2005 su iniziativa dell’allora sindaco di Londra, Ken Livingston, C40 Cities, 40 infatti erano le realtà urbane inizialmente aderenti, coinvolge le città nel processo di decarbonizzazione attraverso una molteplicità di azioni che le stesse possono attuare. In questo modo è possibile influire sull’agenda globale in materia climatica, intensificare le azioni per il clima, dare vita a movimenti climatici, ecc. In collaborazione con il think tank New Economics Fundation, Buro Happold, società di servizi che fornisce consulenza nei settori dell’ingegneria, della progettazione, dell’edilizia e l’ambiente, e la città di Oslo, nello scorso mese di gennaio è stato pubblicato il report, Building Greener Cities: Green Job Opportunities in Clean Construction.
Il report analizza il settore dell’edilizia e mette a confronto due scenari, quello che potremmo definire attuale, caratterizzato da costruzioni fortemente energivore e altamente impattanti in termini di emissioni climalteranti, e quello a basso impatto, sostenibile o green.

Dall’ edilizia sostenibile previsti oltre 50 milioni di posti di lavoro
I sindaci aderenti a C 40 si sono impegnati a promuovere 50 milioni di posti di lavoro sostenibili entro il 2030 nei settori edilizia, trasporti, energia, sanità, assistenza. Il report si concentra principalmente sull’edilizia, che se da una parte contribuisce al PIL mondiale per una quota compresa tra l’11 e il 13% e garantisce oltre 273 milioni di posti di lavori, dall’altra è responsabile di oltre il 23% delle emissioni di gas serra e dell’estrazione di almeno il 30% delle risorse.
Edilizia, che risente in maniera significativa dell’aumento della popolazione mondiale, a oggi 8 miliardi 1550000 individui, dell’elevato tasso di urbanizzazione (55%) con la previsione di un incremento di oltre 2,5 milioni di individui entro il 2050, con il sud del mondo dove questo fenomeno è ancora più consistente. L’analisi dei due scenari, pone l’accento sulla necessità di rendere green le costruzioni e far sì che possano incidere in misura decisiva nel processo di transizione energetica e con esso creare posti di lavoro.
I numeri certificano come nel periodo 2018 – 2023 i lavori verdi siano cresciuti del 5,4%, quelli che richiedono almeno una competenza green del 9.2% e come ad oggi su un totale di 168 milioni di posti di lavoro creati 16 milioni siano afferenti al settore della sostenibilità. Non solo crescita in termini numerici ma anche azioni positive sulla riduzione dell’inquinamento con un meno 30% dei gas serra, sulla protezione della natura, sul miglioramento del benessere della popolazione, sulla riduzione dei costi sanitari per 280 miliardi di dollari, sul mantenimento di una occupazione stabile e sulla garanzia di salari equi.
È proprio il settore delle costruzioni a garantire la quota maggiore di lavoro verde con il 16,4%, seguita da trasporto e stoccaggio dei rifiuti con il 16,2%; vendita all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di moto veicoli 15,6%; manifattura 7,9%; agricoltura, foreste e pesca 5%; attività scientifiche e tecniche 4,9%; attività amministrative e di supporto 4%; educazione 3,7%; fornitura, raccolta, stoccaggio, gestione dei rifiuti, pubblica amministrazione, previdenza sociale 3,4%; finanza e attività assicurative 3,3%; salute e servizi sociali 3,2%; attività di ristorazione e ricezione 3%, informazione e comunicazione 2,3%; elettricità e aria condizionata 1,1%.
Tra questi lavori il 10% sono propriamente verdi, edilizia, raccolta e riciclo de di rifiuti, produzione di energia elettrica, fornitura di vapore e aria condizionata, manifattura, ecc; l’ 80% sono non propriamente verdi e altri che potrebbero diventarlo con l’avanzamento verso un’economia sostenibile e altri che pur non essendo causa di emissioni dirette possono comunque offrire il loro contributo; e un 10% non green ma afferenti a settori legati ai combustibili fossili dei quali non sono calcolate le emissioni non essendo in possesso di stime relative alla loro sostenibilità.
Nelle città del gruppo C40, il maggior livello di occupazione si riscontra in Nord America con quasi 40 milioni, (8% verdi), seguita da Asia Orientale e Sud Orientale e Oceania con poco meno di 36 milioni, (9,1% verdi), Europa 30.450.648 (7,6% verdi), America Latina 27.840.703 (11% verdi), Asia Meridionale e Occidentale 15.060.069 (10,6%), Africa 18.964.516 (11,9% verdi).

Edilizia verde per affrontare al meglio le sfide climatiche. Sette città analizzate
Politiche di edilizia verde, che devono necessariamente affrontare le sfide dell’adattabilità e della resilienza delle costruzioni, attraverso infrastrutture verdi e blu, soluzioni basate sulla natura, caratterizzarsi per circolarità e riutilizzo dei materiali, per la trasparenza dei dati (analisi del ciclo di vita, dichiarazioni ambientali di prodotto, potenziale di riscaldamento globale, ecc), messa in opera di azioni climatiche inclusive (posti di lavoro verdi, edilizia popolare, accessibilità degli alloggi anche da un punto di vista economico, ecc), l’impiego di materiali a basso tenore di carbonio e di origine biologica (impiego di cemento e acciaio a basso input, materiali di origine biologica), l’impiego di risorse esistenti (ristrutturazione, riqualificazione, adeguamento, ripristino di aree industriali dismesse), cantieri a zero o basse emissioni di carbonio (impiego di macchinari elettrici o alimentati da biocarburanti, trasporti a basse emissioni).
Le costruzioni verdi rispetto a quelle a maggior input di emissioni sono grado di ridurre l’inquinamento atmosferico, sono maggiormente resilienti nei confronti dei rischi climatici, impattano positivamente sull’efficienza energetica, richiedono una minore manutenzione, migliorano le condizioni di vita e di salute, permettono di creare lavori di migliore qualità. C 40 ha proposto alcune raccomandazioni che potrebbero rendere più appetibile questo scenario green rispetto a quello attuale, come interventi sulle normative che possano introdurre standard di sostenibilità, garantire incentivi fiscali alle imprese per gli edifici e negli appalti, dando priorità a materiali a basso tenore di carbonio, incremento delle competenze attraverso la formazione professionale, anche in accordo con i privati, istituti formativi, ecc, soprattutto per giovani, donne, e lavoratori del settore dei combustibili fossili, impegnarsi in favore di una maggiore equità sociale.
Il report analizza in dettaglio le città di Londra, Oslo, Madrid, Seattle, Città del Messico, Bogotà, Nairobi, individua i punti critici, quelli che potrebbero essere gli scenari offerti dall’edilizia verde nei vari contesti urbani e invita a seguire raccomandazioni che possano facilitare la svolta green.

In particolare i numeri delle singole città dimostrano come :
A Londra la transizione verso l’edilizia green porterà alla creazione di quasi 10 milioni di posti di lavoro entro il 2050, con i lavori di manutenzione e riparazione che genereranno oltre 6,1 milioni, 800 mila in più rispetto a quelli che verrebbero creati con un modello ad alta intensità di carbonio.
Madrid 2.769.560, oltre il 41% in più rispetto all’edilizia convenzionale (65,2% riparazione e manutenzione degli edifici; 20,1% riqualificazione degli edifici; 13% pratiche costruttive correnti; 0,6% priorità alle costruzioni industriali; 0,6% utilizzo del legno; riuso e riciclo di materiali.
Oslo : 16,6% posti di lavoro, 911.489 entro il 2050, 77% manutenzione e riparo degli edifici; 9,8 % ristrutturare e incoraggiare un uso adattivo; 8% costruzione ad alta intensità di carbonio; 4,1% priorità alle costruzioni industriali; 0,8% utilizzo del legno; 0,3% riuso e riciclo di materiali.
Seattle : 1.207.492 posti di lavoro nei prossimi 20 anni, quasi 31 mila in più rispetto a quanto accadrebbe con pratiche più inquinanti, 82,9 % riparazione e manutenzione degli edifici; 13,8% pratiche edilizie ad alta intensità di carbonio; 1,3% priorità alle costruzioni industriali; 1,3 ristrutturare e incoraggiare un uso adattivo; 0,6 % incoraggiare l’utilizzo del legno; riutilizzo di strutture e materiali.
Città del Messico : 1.105.368 entro il 2050, 55% riparazione e manutenzione degli edifici; 33% regolare manutenzione degli edifici; 10,3% rimanenza di pratiche costruttive a elevato impatto di carbonio; 0,6% riuso e riciclo di materiali; 0,2 % priorità alle costruzioni industriali; 0,1% utilizzo del legno.
Bogotà : 698,431 posti di lavoro entro il 2050, oltre 211mila in più nel caso di costruzioni ad elevato input di carbonio. 36,7% sostegno alla ristrutturazione degli edifici e uso adattativo; 30,7% ricorso a costruzioni ad elevata intensità di carbonio, 24,6% riparazione e manutenzione regolare; 3,6% utilizzo di materiali e componenti strutturali usati; 2,3% priorità a costruzioni industriali; 2% utilizzo del legno; 0,1 % promozione di disassemblaggio e decostruzione.
