Carnevale: tra maschere, eccessi e antiche radici

È la festa del ribaltamento delle regole. Il povero può vestirsi da re e il re può diventare oggetto di scherzo. Dove nasce la celebrazione.

APPROFONDIMENTO
Prof. Marianna Olivadese
Carnevale: tra maschere, eccessi e antiche radici

È la festa del ribaltamento delle regole. Il povero può vestirsi da re e il re può diventare oggetto di scherzo. Dove nasce la celebrazione.

Il Carnevale è la festa dell’eccesso, del travestimento, del ribaltamento delle regole. È il momento in cui l’ordinario lascia spazio allo straordinario, dove il povero può vestirsi da re e il re può
diventare oggetto di scherzo. Ma da dove nasce questa celebrazione? Perché, ogni anno, milioni di persone si mascherano, sfilano per le strade e si concedono qualche licenza in più del solito? Per
rispondere, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, fino all’antica Roma.

Se un cittadino romano del I secolo a.C. si trovasse catapultato in un Carnevale moderno, probabilmente non ne rimarrebbe troppo sorpreso. La sua civiltà celebrava infatti i Saturnalia, una festività in onore del dio Saturno in cui gli schiavi si scambiavano i ruoli con i padroni, le regole sociali venivano momentaneamente sospese e il caos regnava sovrano.

Durante questi giorni, si banchettava senza limiti, si giocava d’azzardo pubblicamente (cosa normalmente proibita) e persino il linguaggio diventava più libero. Ma i Saturnalia non erano l’unico precedente del Carnevale. I Romani celebravano anche i Lupercalia, riti in onore del dio Fauno che si svolgevano a metà febbraio, con festeggiamenti sfrenati e riti propiziatori legati alla fertilità. Inoltre, esistevano i Baccanali, dedicati a Bacco, dio del vino e del piacere, noti per la loro atmosfera orgiastica e per l’idea di perdere la propria identità in una sorta di trance collettiva.

Tutti questi elementi -il mascheramento, il sovvertimento delle gerarchie, la liberazione dai freni sociali- sono confluiti nei secoli nella tradizione carnevalesca, fino a diventare la festa che conosciamo oggi. Non a caso, i Romani dicevano “Semel in anno licet insanire” -una volta all’anno è lecito impazzire. Con l’avvento del Cristianesimo, queste feste pagane non scomparvero del tutto, ma vennero rielaborate.

Il Carnevale si legò così al calendario liturgico, diventando l’ultimo periodo di eccessi prima della Quaresima, i quaranta giorni di penitenza e digiuno che portano alla Pasqua. Non è un caso, infatti, che il termine “Carnevale” derivi dal latino carnem levare (eliminare la carne), riferendosi all’astinenza dai cibi ricchi che caratterizzava il periodo quaresimale. Per questo, nel Medioevo, il Carnevale divenne la grande festa dell’abbondanza prima del sacrificio: si mangiavano cibi grassi e dolci, si organizzavano spettacoli, cortei mascherati e giochi di piazza.

 

Fu in questo periodo che nacquero molte delle maschere tradizionali ancora oggi celebri, come Arlecchino, Pulcinella e il Dottor Balanzone, protagonisti della Commedia dell’Arte, un genere teatrale nato proprio dal gusto carnevalesco per l’improvvisazione e la caricatura dei potenti. Oggi il Carnevale è una festa globale, ma ogni luogo conserva le sue tradizioni uniche.

Il Carnevale di Venezia, con le sue eleganti maschere settecentesche, mantiene vivo il fascino aristocratico della Serenissima. A Viareggio, invece, i giganteschi carri allegorici trasformano la satira politica in spettacolo di strada, esattamente come avveniva nelle antiche feste romane. E poi c’è, con le sue sfilate mozzafiato, che unisce le radici europee della festa con i ritmi e i colori della cultura afro-brasiliana.

Da Roma al Medioevo, fino alle moderne parate e ai coriandoli, il Carnevale ha sempre avuto lo stesso spirito: concedere agli uomini un momento per giocare con l’identità, ribaltare le regole e
godersi la vita senza freni. Perché, almeno una volta all’anno, è lecito lasciarsi andare alla follia.