Allarme biodiversità: un milione di specie a rischio nel mondo

L’Italia in ritardo sulla protezione: 46.300 specie minacciate e nessun obiettivo raggiunto per la Strategia Europea 2030.

AMBIENTE
Federico Di Bello
Allarme biodiversità: un milione di specie a rischio nel mondo

L’Italia in ritardo sulla protezione: 46.300 specie minacciate e nessun obiettivo raggiunto per la Strategia Europea 2030.

Il nostro pianeta sta affrontando una crisi senza precedenti. Secondo gli studi condotti dall’IPBES (Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistemici), oltre un milione di specie animali e vegetali sono a rischio di estinzione a livello globale. Un dato allarmante che trova conferma nel nuovo report di Legambiente “Natura selvatica a rischio in Italia”.

La crisi climatica, le attività antropiche, la perdita e frammentazione degli habitat naturali,  l’inquinamento e la diffusione di specie aliene invasive stanno accelerando questo processo di estinzione di massa. Particolarmente preoccupante è la situazione degli alberi: più di una specie arborea su tre è inserita nel recente aggiornamento della Lista Rossa IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), che rivela come almeno 16.425 delle 47.282 specie valutate siano sull’orlo dell’estinzione.

 

Il nostro Paese non è immune a questa emergenza. In Italia sono ben 46.300 le specie segnalate nella Lista Rossa IUCN come a rischio estinzione. Non solo: il report di Legambiente evidenzia che 58 ecosistemi naturali italiani sono minacciati, di cui 7 in pericolo critico, 22 in pericolo e 29 classificati come vulnerabili. Questo significa che quasi la metà (46,3%) della superficie nazionale coperta da ecosistemi naturali e seminaturali è a rischio.

insetti impollinatori

Ma qual è il valore economico della biodiversità che stiamo perdendo? Il report offre alcuni dati significativi: gli insetti impollinatori, come api e farfalle, garantiscono la produzione di numerose colture agricole per un valore stimato tra i 235 e i 577 miliardi di dollari ogni anno. Le foreste e gli ecosistemi marini, con la loro capacità di assorbire anidride carbonica, forniscono un servizio il cui valore, calcolato attraverso i crediti di carbonio, alimenta un mercato globale stimato intorno ai 100 miliardi di dollari. Le risorse ittiche, dal canto loro, rappresentano un valore economico che supera i 150 miliardi di dollari annui.

A fronte di questi numeri allarmanti, l’Italia mostra ritardi significativi nell’applicazione della Strategia Europea per la Biodiversità 2030 (SEB2030). A sei anni dal countdown, il nostro Paese non ha raggiunto nemmeno uno dei target previsti: non è aumentata di un solo ettaro la superficie protetta terrestre o marina, non sono state incrementate le aree a protezione integrale, né sono state potenziate le azioni per contrastare le specie aliene invasive o il degrado del territorio.

 

 

Legambiente denuncia inoltre lo stallo relativo a 70 nuove aree protette marine e terrestri che attendono ancora di completare l’iter burocratico, nonché il mancato avvio del registro volontario dei crediti di carbonio nel settore agricolo e forestale.

Per questo motivo, l’associazione ambientalista lancia un monito ai governi di tutto il mondo. La posta in gioco è troppo alta: oltre la metà del PIL mondiale dipende direttamente dalla natura e dai suoi servizi ecosistemici.

La sfida della conservazione della biodiversità non riguarda soltanto la protezione di specie e habitat, ma la sopravvivenza stessa del nostro modello economico e sociale. È tempo che l’Italia, così come tutti i paesi mondiali, passi dalle parole ai fatti, trasformando gli impegni internazionali in azioni concrete ed efficaci.