Ecovisioni di Marco Gisotti

Alla ricerca dei film sull’ambiente e dell’ambiente nei film. Cento consigli da guardare. Ancora in bianco e nero.

AMBIENTE
Alessio Mariani
Ecovisioni di Marco Gisotti

Alla ricerca dei film sull’ambiente e dell’ambiente nei film. Cento consigli da guardare. Ancora in bianco e nero.

Ancora in bianco e nero, la figura metallica della torre basta a stagliare verso il cielo l’ambizione dell’epoca nuova. Quindi avvampano le fiamme. Erompe il fumo denso e scuro. Mentre una piccola figura umana, apparentemente incurante, cammina a bordo inferno. Nello spettacolo grandioso, destinato a durare soltanto trentasei secondi.

Del resto, il titolo della pellicola è Puits de pétrole à Bakou. Vue de près catalogue Lumière n.1035. Perché soltanto, il 13 febbraio 1895, Louis e Nicolas Lumière avevano depositato il brevetto del cinématographe. Il 28 dicembre dello stesso anno avevano organizzato la prima proiezione pubblica. E già pochi anni dopo, avevano scelto alcuni collaboratori per estendere la settima arte ai luoghi lontani.

Ad esempio, nel 1897, Kamill Serf – o forse lo stesso padre nobile della cinematografia azzera Alexandre Michon – lavorò nell’Impero Russo e nel suo avveniristico territorio petrolifero. Ragione per la quale, Puits de pétrole à Bakou è stato definito come il primo film ecologista della storia. Quasi una premonizione, con il petrolio che brucia e l’essere umano che passeggia incurante.

 

Ecovisioni

Marco Gisotti, invece, ha dedicato in maniera pienamente consapevole le sue Ecovisioni (Edizioni Ambiente, 2022) alla ricerca dei film sull’ambiente e dell’ambiente nei film. Raccontando brevemente cento pellicole di finzione, da leggere: saltando tra le pagine, quali consigli da guardare oppure in maniera continua, al fine di percorrere i fili tematici verdi, attraverso la storia del cinema.

Dai primi muti, ai grandi classici, ai film famosi che non abbiamo immaginato di guardare dal punto di vista dell’ambiente, alle pellicole passate o molto recenti che potremmo esserci persi ma che invece potrebbero regalarci una serata piacevole.

Generi e nazionalità dei film sono i più vari, presentando titoli come Metropolis (1927), Frankenstein (1931), Bambi (1942), Riso amaro (1949), Il pianeta delle scimmie (1968), Lo squalo (1975), Nausicaä della Valle del vento (1984), Jurassic Park (1993), Rapa nui (1994) del quale ricordiamo la prossimità al saggio Collasso di Jared Diamond, Erin Brockovich (2000), Into the wild (2007), Nomadland (2020). Pertanto, anticipiamo tre film e tiriamo uno dei fili.

Marco Gisotti

Il viso pallido

All’alba di Hollywood i selvaggi indiani si confondono con le forze della natura ostile, avversando l’epopea civilizzatrice dei primi coloni, diretti alla conquista del West. Tuttavia le eccezioni cominciano subito. Il grande Buster Keaton gestisce una casa indipendente, produce, sta alla regia e recita. Mentre Il viso pallido è una commedia muta di trentatré minuti del 1921, indirizzata a ispirare il canone futuro.

Infatti quando il capo indiano giura di uccidere il primo viso pallido che incontri, deciso a vendicarsi dei petrolieri che hanno rubato l’atto di proprietà della riserva, concedendo un solo giorno per levare le tende: altri non compare che il personaggio di Keaton, un entomologo stralunato e armato di retina per farfalle. Quindi l’entomologo sfugge al rogo con una tuta di amianto, viene scambiato per una divinità, accettato nella tribù, intreccia una storia con la figlia del capo e abbraccia la causa nativa, riuscendo con poco coraggio e molta comica, rocambolesca fortuna a recuperare l’atto di proprietà.

Le pellicole favorevoli agli indiani rimarranno in minoranza a lungo. Ciò nonostante, è facile scoprire nel viso pallido diversi temi narrativi che un giorno riemergeranno.

 

Balla coi lupi

Balla coi lupi porta l’assunzione della prospettiva dei nativi americani al grande successo di pubblico, nel rapporto con una natura incarnata nella magnificenza del paesaggio. La pellicola esce nel 1990, canonizzando le intuizioni de Il viso pallido: una rappresentazione positiva degli indiani e l’unione tra ecologia e genere western. Del resto, anche in questo film, il regista è attore e protagonista, ovvero Kevin Costner con la divisa nordista del tenente John Dunbar. L’ufficiale che scivola dalle imprese di guerra e civilizzazione nella frontiera selvaggia, tanto da attraversarla. Fino a diventare il sioux Balla coi Lupi, per scoprire una maniera completamente diversa di rapportarsi all’ambiente o al prossimo e diventare il compagno della ragazza indiana Alzata con Pugno.

Dunban rappresenterà tuttavia, sia una via alternativa, sia la minaccia incombente, trovandosi presto a dover combattere al fianco dei sioux, contro la società “civile” che ha rinnegato. Una lotta senza possibilità di vittoria.

Nella scenografia del film, la natura-paesaggio è stupenda quanto cruda, e salvifica nell’esaltazione della colonna sonora, quasi un secondo protagonista. Mentre la narrazione sottolinea l’immagine dell’alterità con uno schematismo forzato, gentili i sioux, violenti gli indiani pawnee e i soldati bianchi, romantico il passato. Un’esigenza di comunicazione giustificata forse dallo stesso ex tenente, «Volevo vedere la frontiera, prima che sparisse».

 

Avatar

Avatar è il film del 2009 che ha condotto i primi passi de Il viso pallido sulla luna Pandora, in orbita attorno all’enorme pianeta gassoso Polyphemus, nonché al più grande successo d’incassi della storia del cinema. James Cameron si è impegnato nell’ideazione del film, come sceneggiatore e regista, miscelando ambienti generati al computer, effetti speciali straordinari e scene girate con attori veri.

Comunque gli esseri umani giungono su Pandora perché la loro avidità ha ormai devastato il nostro pianeta e perché necessitano di estrarre un preziosissimo minerale, l’unobtanio. Tuttavia Pandora è “molto diversa” dalla terra, una sorta di rete neurale biologica collega tutte le creature viventi, incarnando l’unità della vita. Così i Na’vi, una sorta di popolo umanoide di giganti blu comincia a mostrare la propria contrarietà alla distruzione dell’ambiente, causata dalle attività minerarie. E gli umani continuano ad appropriarsi delle risorse con la violenza. Ma non solo. Una tecnologia molto avanzata ha permesso di clonare i corpi dei nativi, creando gli Avatar. Così il soldato Jake Sully riversa la propria coscienza in un avatar e parte con l’ordine di spiare i nativi convincerli ad abbandonare le proprie terre. I superiori di Sully rimarranno alquanto delusi.

Secondo Gisotti la vittoria dei Na’vi e la scelta finale di Jake che usa la tecnologia per rinunciare definitivamente al suo corpo umano rappresenterebbe il messaggio ottimista di Avatar. Il clima fiducioso della presidenza di Barack Obama avrebbe rivisto il finale triste di Balla coi lupi, la tecnologia può aiutare a ritrovare l’equilibrio con la natura. Il seguito Avatar – La via dell’acqua ha rinnovato il successo nel 2022. Mentre il terzo capitolo della saga è atteso per questo inverno.