L’arrivo anticipato della primavera porta con sé non solo le prime fioriture, ma anche l’insidiosa comparsa di allergie stagionali che un tempo seguivano calendari ben definiti. Complice il cambiamento climatico, oggi la linea di demarcazione tra allergie e comuni raffreddori si fa sempre più sottile, generando confusione tra i pazienti. Ma come distinguere i due disturbi e, soprattutto, come curarli correttamente?
Il professor Mauro Minelli, specialista in Allergologia e Immunologia clinica e docente di Fondamenti di dietetica e nutrizione all’Università Lum, offre una chiave di lettura del fenomeno: “Quando parliamo di allergie stagionali o pre-stagionali, ci riferiamo più frequentemente a patologie di tipo respiratorio come riniti, rinocongiuntivi, asma o equivalenti asmatici con tosse associata a respiro sibilante.” Patologie che, secondo fonti aggiornate, affliggerebbero circa la metà della popolazione italiana, con un trend in costante aumento.
Stagioni allergiche sempre più lunghe
L’impatto del riscaldamento globale sui cicli di fioritura sta radicalmente modificando il calendario delle allergie. Il cipresso, ad esempio, la cui pollinazione era tradizionalmente concentrata nei mesi di gennaio e febbraio, negli ultimi anni ha esteso il proprio periodo fino a primavera inoltrata. Ma non è tutto. Assistiamo anche alla diffusione di specie invasive come l’ambrosia, originaria degli Stati Uniti, il cui polline, secondo gli esperti, costituirà presto “una larga percentuale della complessiva produzione pollinica” europea.
A complicare ulteriormente il quadro è l’inquinamento atmosferico che, in combinazione con i cambiamenti climatici, potenzia l’azione allergizzante dei granuli pollinici. “Il polline della betulla, solitamente presente in atmosfera tra marzo e giugno, esposto ad elevati livelli di inquinanti in aree industrializzate, è molto più aggressivo dello stesso polline originatosi in zone rurali”, sottolinea Minelli.

Come distinguere allergia e raffreddore
Ma veniamo ai sintomi distintivi. Nel raffreddore avremo naso chiuso, spesso associato a mal di gola, muco verde o giallastro e starnuti potenti ma non in sequenza. L’allergia si manifesta invece con prurito nasale (che coinvolge anche gli occhi), secrezione di un liquido chiaro definito “acqua di roccia”, starnuti a raffica e consecutivi, pizzicore alla gola. Nei bambini è frequente il cosiddetto “saluto allergico”: si toccano il naso strofinandolo con la mano dal basso verso l’alto per attenuare il prurito.
La febbre è un altro elemento distintivo: può essere alta nel raffreddore, mentre nell’allergia generalmente non si manifesta, salvo rare eccezioni. Anche la tosse presenta caratteristiche diverse: nel raffreddore si associa spesso a espettorato denso e giallastro, nell’allergia è tipicamente secca e può accompagnarsi a respiro sibilante, fino al broncospasmo tipico dell’asma. Infine, la durata: il raffreddore si risolve generalmente nell’arco di una settimana, mentre i sintomi allergici persistono finché dura l’esposizione agli allergeni ambientali.
Di fronte a questi sintomi, la raccomandazione è chiara: non affidarsi all’autodiagnosi o ai suggerimenti dei social, ma rivolgersi a un allergologo che saprà indicare il percorso diagnostico e terapeutico più adeguato.
