Migrazione del vino verso la Scandinavia

Il clima che cambia, cambia anche la mappa enologica europea. In Sicilia la situazione è critica.

AMBIENTE
Andrea Maddalosso
Migrazione del vino verso la Scandinavia

Il clima che cambia, cambia anche la mappa enologica europea. In Sicilia la situazione è critica.

Negli ultimi decenni, un fenomeno interessante ha preso piede nei paesi nordici: la viticoltura. Tradizionalmente associata a regioni più calde come l’Italia, la Francia o la Spagna, la coltivazione della vite ha cominciato a diffondersi anche nei paesi del nord Europa, dove le condizioni climatiche sembrano poco adatte a questo tipo di coltura. Eppure, a causa dei cambiamenti climatici, la viticoltura sta facendo breccia anche in territori come la Svezia, la Norvegia, la Finlandia, la Danimarca e il Regno Unito.

In molte aree, le temperature sono aumentate negli ultimi decenni, prolungando la stagione di crescita delle viti e permettendo una maturazione più uniforme dei grappoli. Sebbene il clima rimanga più fresco rispetto alle tradizionali aree vinicole, le temperature più miti, unite a l’abbondanza di luce solare durante l’estate, stanno aprendo nuove possibilità per la coltivazione della vite.

C’è dunque una ridefinizione della mappa enologica europea.

Molti sommelier spiegano ad esempio come fino a dieci anni fa non avresti mai trovato ad un’etichetta danese nella carta dei vini, ma con il cambiamento climatico la Danimarca potrebbe produrre vini di grande qualità.

Il mondo del vino danese era in gran parte confinato a poche persone che sperimentavano, essenzialmente per hobby, vitigni resistenti al freddo. La combinazione tra riscaldamento globale e progressi della viticoltura ha però trasformato questa avanguardia, un tempo inimmaginabile, in un’industria piccola ma vivace. Negli ultimi dieci anni in Danimarca il numero di vigneti è raddoppiato e la produzione è triplicata. A quanto pare il clima di oggi in Danimarca è simile a quello di alcune zone della Francia degli anni sessanta. E questo consente di produrre vini con la freschezza e l’acidità che avevano le bottiglie francesi di quell’epoca.

I vini provenienti dai paesi del nord sono sempre più apprezzati sul mercato, mentre diverse regioni vinicole storiche come il Bordeaux, in Francia,o la Rioja, in Spagna sono alle prese con climi troppo caldi, uve troppo mature e poca acqua. Il cambiamento sta costringendo il mondo del vino a riconsiderare le vecchie certezze sul “terroir”, cioè quell’interazione tra suolo, clima e abilità umana che ha definito l’identità del vino per secoli.

 

Inoltre, sono state sviluppate varietà di viti resistenti al freddo, come la “Regent”, la “Solaris” o la “Rondo”, che sono più adatte a sopportare le basse temperature. Grazie a queste innovazioni, la viticoltura nei paesi nordici è diventata più sostenibile e produttiva.

I vini prodotti nei paesi nordici stanno guadagnando sempre più riconoscimenti per la loro qualità. Sebbene non siano per il momento paragonabili ai grandi classici del vino, come il Bordeaux o il Chianti.

La Svezia è un altro degli esempi più noti di successo in questa nuova frontiera vinicola, con le sue cantine che producono vini bianchi e rosati di alta qualità. Il Regno Unito, pur non essendo propriamente un paese nordico, ha visto un grande successo nella viticoltura, soprattutto nelle regioni del sud-est, che stanno guadagnando una crescente reputazione per i loro spumanti.

Nonostante i progressi, la viticoltura nei paesi nordici presenta però ancora dei punti deboli Le basse temperature invernali rimangono una minaccia per le viti, così come i periodi di siccità che possono verificarsi in estate. La protezione delle piante durante l’inverno e la gestione delle risorse idriche sono quindi aspetti cruciali per il successo della viticoltura in queste aree.

Inoltre, la concorrenza con le regioni vinicole tradizionali è fortunatamente ancora forte, e i produttori di vino hanno ancora molta strada da fare prima di riuscire a creare una propria identità e fare davvero la differenza sul mercato globale.

Però, per affrontare al meglio il cambiamento climatico, i produttori mediterranei dovranno comunque adattarsi.

In Italia i problemi più rilevanti veri sono in Sicilia. Lo scorso anno la vendemmia è iniziata tre settimane in anticipo rispetto all’ordinario. La Sicilia fa i conti con la grave siccità che ha colpito l’intera regione. I danni più cospicui si registrano in provincia di Trapani, in passato punto di forza delle produzioni enologiche e oggi, punto di debolezza.

Per la vendemmia 2024, in tutto il territorio regionale, un calo del 55-60% rispetto alla vendemmia 2022.

Risulta, invece del 20-25% circa, il calo rispetto alla vendemmia 2023.

In tutta la regione, l’inverno quasi privo di piogge e il periodo primaverile-estivo caldo, ha portato a un precoce germogliamento anticipando tutte le fasi fenologiche della vite, condizionando di fatto la produzione.

Molti in Italia stanno già piantando le cosiddette colture di copertura, che competono con le viti per acqua e sostanze nutritive, rallentando la maturazione dei frutti. Altri hanno abbandonato la pratica della potatura, lasciando che le foglie non tagliate proteggano l’uva dal calore intenso del sole. In Toscana si iniziano a piantare i vigneti ad altitudini più elevate, dove le notti più fresche rallentano la maturazione. Per Frescobaldi: “L’obiettivo non è solo sopravvivere, ma produrre vini che esprimano ancora la loro identità unica”.