I tardigradi, conosciuti anche come “orsi d’acqua”, sono degli invertebrati microscopici famosi per la loro incredibile resistenza a condizioni ambientali estreme. Sono animali acquatici di dimensioni molto ridotte, generalmente inferiori a 1 mm, con otto zampe corte e robuste. Si trovano in una varietà di habitat, tra cui muschi, licheni, suolo, fondali marini e acque dolci, dove si nutrono di batteri, alghe e altri piccoli organismi.
I tardigradi hanno una resistenza estrema, sono in grado di sopravvivere a temperature che vanno da -272°C a 150°C. In condizioni di stress, entrano in uno stato di criptobiosi, in cui il loro metabolismo rallenta drasticamente. La loro capacità di sopravvivere in condizioni estreme li ha resi oggetto di studio per la ricerca sulla vita nello spazio e sulla resilienza biologica. Sono stati inviati addirittura nello spazio e hanno dimostrato di poter sopravvivere all’esposizione al vuoto e alle radiazioni cosmiche.
I tardigradi e la radioterapia
Questi invertebrati sono creature straordinarie che sfidano i limiti della vita. La ricerca scientifica ha dimostrato che i tardigradi, grazie a una proteina chiamata Dsup (Damage suppressor), hanno la capacità di proteggere le cellule sane dai danni causati dalle radiazioni, un aspetto di grande interesse nel campo della radioterapia. Dsup si lega al Dna proteggendolo dagli effetti negativi delle radiazioni, diventando una specie di scudo.
Lo studio, appena pubblicato su Nature Biomedical Engineering, è stato coordinato da Giovanni Traverso e James Byrne, rispettivamente della Harvard Medical School di Boston e della University of Iowa (Stati Uniti). I risultati sembrano incoraggianti, anche se dovranno essere ulteriormente verificati attraverso studi più ampi.
La radioterapia distrugge le cellule tumorali, viene usata in ambito oncologico a scopo curativo, ma, le radiazioni possono recare danno anche alle cellule sane in prossimità della massa tumorale, producendo effetti indesiderati variabili in base alla zona corporea interessata.

Lo studio
Il gruppo di ricerca ha testato svariati approcci per trasmettere nelle cellule e nei tessuti interessati le “istruzioni”, sottoforma di Rna messaggero, per produrre la proteina Dsup. Le nanoparticelle composte da polimeri e lipidi erano di due tipi:
- La prima adatta per veicolare l’Rna messaggero nei tessuti del colon;
- La seconda nei tessuti della bocca.
Le nanoparticelle comprendenti l’Rna messaggero sono state successivamente inserite nella guancia o nella parte finale del colon di topi da laboratorio, esponendoli in seguito a una dose di radiazioni comparabile a quella che verrebbe utilizzata negli esseri umani durante un trattamento radioterapico. I topi che hanno acquisito l’iniezione prima di essere esposti alle radiazioni, rispetto a un gruppo di controllo che non ha ricevuto l’Rna messaggero, evidenziavano fino al 50% in meno di danni al Dna. Per di più, l’effetto protettivo di Dsup non sembrava allargarsi ai tessuti adiacenti al sito di iniezione: un punto fondamentale quest’ultimo, dal momento che le radiazioni devono comunque restare attive contro le cellule tumorali. I tardigradi, dunque, offrono una possibile soluzione per difendere le cellule sane durante la radioterapia, delineando nuove prospettive per il trattamento del cancro.
