Un importante passo avanti nella lotta contro l’anoressia nervosa in età adolescenziale è stato compiuto dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Finanziato dal Ministero della Salute e condotto dal team di ricerca diretto dal prof. Stefano Vicari, con la collaborazione della Fondazione Santa Lucia e dell’Università di Napoli Luigi Vanvitelli, lo studio, recentemente concluso dopo cinque anni di ricerca, ha dimostrato l’efficacia della Stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS) nel trattamento di una delle più gravi patologie psichiatriche, aprendo nuove prospettive terapeutiche per migliaia di giovani pazienti.
L’anoressia nervosa, caratterizzata da una drastica limitazione dell’apporto alimentare, un’intensa paura di aumentare di peso e una percezione distorta del proprio corpo, mostra un’incidenza crescente tra bambini e adolescenti, con un esordio sempre più precoce e un allarmante tasso di mortalità. Colpisce prevalentemente le adolescenti e le terapie tradizionali non sempre risultano efficaci, rendendo necessaria la ricerca di approcci innovativi.
Il progetto, condotto sotto la guida della dottoressa Floriana Costanzo, psicologa del Bambino Gesù e responsabile del progetto, ha coinvolto 64 pazienti di età compresa tra i 10 e i 18 anni, quasi tutti di genere femminile (62 su 64). La ricerca, avviata nel 2020 e terminata a febbraio 2025, ha adottato la metodologia scientifica più rigorosa: un trial clinico randomizzato in doppio cieco con controllo placebo. Questo significa che i partecipanti sono stati assegnati casualmente ai gruppi di trattamento, senza che né i pazienti né i ricercatori sapessero chi riceveva la stimolazione reale e chi quella simulata, eliminando così potenziali condizionamenti e garantendo la massima affidabilità dei risultati.
La tecnologia tDCS: metodologia e applicazione
La tDCS è una tecnica di neuromodulazione che utilizza una corrente elettrica di bassa intensità per stimolare specifiche aree cerebrali. Nel caso dello studio, il target è stata la corteccia prefrontale, regione fondamentale per il controllo del comportamento. Il trattamento è completamente non invasivo e prevede l’applicazione di elettrodi che emettono una corrente così debole da non essere percepita dal paziente.
Il protocollo ha previsto un ciclo di 18 sedute distribuite nell’arco di 6 settimane, ciascuna della durata di 20 minuti. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto la stimolazione reale, l’altro una stimolazione placebo. Questo ha permesso ai ricercatori di valutare con precisione l’efficacia del trattamento.
Secondo la dottoressa Costanzo, questi risultati indicano che la stimolazione cerebrale non invasiva, quando integrata con le terapie standard (supporto psichiatrico, nutrizionale e psicologico), potenzia significativamente l’efficacia complessiva del percorso di cura. La validità dimostrata dalla tDCS apre scenari innovativi nella lotta contro l’anoressia nervosa in età evolutiva e, grazie alla semplicità di applicazione, all’elevata sicurezza e al basso costo, questa tecnologia rappresenta un’opzione potenzialmente accessibile per migliorare i trattamenti esistenti e favorire un recupero più stabile e duraturo.

Risultati e prospettive future
I risultati sono stati notevoli: i pazienti sottoposti alla stimolazione reale hanno mostrato miglioramenti significativi della sintomatologia dell’anoressia, con effetti che si sono mantenuti stabili e addirittura sono progressivamente migliorati fino a 6 mesi dopo la conclusione del trattamento. Nel gruppo placebo, invece, i miglioramenti iniziali tendevano a ridursi nel tempo, dimostrando il reale impatto della tDCS.
Particolarmente incoraggiante è stata la normalizzazione di molti sintomi psicopatologici associati al rischio di disturbo alimentare: dall’insoddisfazione per il proprio corpo al desiderio di magrezza, dai comportamenti compensatori inappropriati al senso di inadeguatezza, fino ai problemi interpersonali e affettivi.
Questa ricerca rappresenta un’importante innovazione nel campo dei disturbi alimentari, offrendo una nuova opzione terapeutica che potrebbe essere integrata nei protocolli di cura esistenti, migliorandone l’efficacia e offrendo nuove speranze a chi combatte contro l’anoressia nervosa, un disturbo che ancora oggi presenta tassi di guarigione non ottimali e un elevato rischio di cronicizzazione.
