50 anni del FAI: un volo lungo mezzo secolo tra passato e futuro

Tra aperture straordinarie, nuovi simboli e migliaia di volontari, il FAI festeggia cinquant’anni di amore per l’Italia.

AMBIENTE
Prof. Marianna Olivadese
50 anni del FAI: un volo lungo mezzo secolo tra passato e futuro

Tra aperture straordinarie, nuovi simboli e migliaia di volontari, il FAI festeggia cinquant’anni di amore per l’Italia.

Il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano compie cinquant’anni e li celebra con l’energia e la bellezza che lo hanno reso un pilastro della cultura italiana. È un anniversario importante, non solo per la longevità dell’istituzione, ma perché cade in un momento storico in cui il legame con il patrimonio culturale e paesaggistico si fa più che mai necessario.

Per l’occasione, il FAI inaugura la 33ª edizione delle Giornate FAI di Primavera, il più grande evento diffuso dedicato alla riscoperta del patrimonio culturale italiano, in programma il 22 e 23 marzo 2025. Saranno 750 i luoghi aperti in 400 città, molti dei quali normalmente inaccessibili, grazie all’impegno di 16.000 volontari e un vero “esercito” di apprendisti ciceroni.

Dal 1993 a oggi, le Giornate FAI di Primavera hanno permesso a oltre 13 milioni di persone di accedere a 16.290 luoghi in più di 7.000 città italiane. Basterebbero questi dati per raccontare il successo dell’iniziativa, ma la vera forza del FAI non si misura solo con le statistiche: si riconosce nei volti, nelle voci, nelle mani di chi, ogni anno, rende possibile questo piccolo miracolo collettivo.

Dietro ogni apertura straordinaria, c’è un gruppo di volontari che studia, organizza, guida. C’è l’entusiasmo contagioso di giovani apprendisti ciceroni, spesso al loro primo incontro con il patrimonio culturale, e c’è l’impegno silenzioso di cittadini, docenti, restauratori, che si mettono al servizio di un ideale più grande: far sentire tutti parte attiva nella tutela del nostro paesaggio e della nostra storia.

Il FAI ci ricorda che il patrimonio culturale non è un’eredità da custodire in silenzio, ma una responsabilità viva, che si rinnova ogni giorno attraverso la conoscenza, la cura e la condivisione. È una rete fatta di persone che amano il proprio territorio e credono che la bellezza vada vissuta, non solo contemplata. È un modello partecipativo di cittadinanza attiva, capace di unire generazioni diverse, territori lontani, esperienze differenti, nel nome di un bene comune.

E così, dietro ogni cifra impressionante, si nasconde qualcosa di ancora più prezioso: una comunità di cuori, che da cinquant’anni batte all’unisono per proteggere e valorizzare l’anima profonda dell’Italia.

Per celebrare i suoi primi cinquant’anni, il FAI ha voluto regalarsi -e regalarci- un nuovo simbolo. Ha affidato all’illustratore Jean Blanchaert, da tempo amico della Fondazione, la creazione di un logo commemorativo capace di raccontare, in un segno leggero ma potente, l’anima profonda del FAI.

Il risultato è una piccola opera d’arte grafica: un uccellino bifronte, ispirato alla figura di Giano, l’antico dio romano che guarda contemporaneamente al passato e al futuro. Un’immagine semplice, eppure carica di significato, che esprime l’essenza stessa della missione del FAI: volare verso il futuro con gli occhi ben aperti sulla memoria, consapevoli che ogni passo avanti si fonda su ciò che abbiamo saputo conservare e comprendere.

Come ha osservato il presidente Marco Magnifico, questo uccellino “ci invita a volare insieme verso un futuro colorato e profumato, ma senza mai distogliere lo sguardo dal passato, perché solo chi sa da dove viene, sa dove vuole andare.”

Il nuovo logo trova il suo naturale completamento nella tessera associativa 2025, che accoglie accanto all’uccellino due colonne, simbolo del sostegno costante degli iscritti in questi cinquant’anni, e un ulivo, pianta antica e resiliente, a rappresentare la crescita continua, le radici profonde e lo sguardo fiducioso verso l’avvenire.

Un’immagine, dunque, che non è solo decorativa, ma profondamente narrativa: racconta un volo iniziato nel 1975 e ancora oggi carico di senso, energia e visione.

Cinquant’anni dopo, il volo del FAI continua, alimentato dalla passione di chi crede che prendersi cura della bellezza sia un atto civile e necessario. In un tempo che sembra accelerare verso l’oblio, il FAI ci ricorda che custodire la memoria non è nostalgia, ma responsabilità verso il futuro.

E allora, in questo anniversario speciale, l’invito è semplice e potente: partecipare. Visitare un luogo, ascoltare una storia, iscriversi, diventare volontari. Perché ogni gesto, anche il più piccolo, può contribuire a far volare ancora più in alto quell’uccellino bifronte che guarda lontano senza mai smettere di ricordare da dove è partito.