La visita agli scavi archeologici di Pompei sarà corredata dall’assaggiare, o meglio bere, il vino di Pompei.
Le vigne che caratterizzano i ruderi dell’antica città seppellita dalla lava del Vesuvio nel 79 d.C produrranno vino con tecniche antiche, vino che legherà il suo nome a Pompei.
Come sappiamo all’epoca dell’antica Roma le piantagioni specializzate, nacquero inizialmente in Campania, alle pendici dei monti e del Massico, da cui proveniva il Vino Falenum.
Il vino e la vendemmia erano già un culto romano, a cui sovraintendeva un apposito dio, come ci raccontano le tante storie e raffigurazioni di Bacco, di cui ricordiamo, tra le più belle, la marmorea scultura di Michelangelo Buonarroti, opera d’arte conservata al museo del Bargello a Firenze.
Oggi un’azienda vitivinicola, attraverso una vera e propria filiera, si sta di nuovo realizzando all’interno del Parco Archeologico, aprendo così un nuovo capitolo sia per la viticoltura che per la storia del patrimonio naturalistico del sito.
Con una forma speciale di partenariato pubblico-privato, il Gruppo Tenute Capaldo, e in particolare le due cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco, saranno valorizzati storicamente i vigneti presenti nell’antica Pompei, per tornare a produrre vino ‘pompeiano’..

Si tratta di una vera e propria vigna ‘archeologica’ con un’estensione vitata di 6 ettari, con strutture di vinificazione e affinamento che saranno realizzate all’interno del Parco.
L’intero progetto si svilupperà secondo principi di agricoltura biologica, con un’attenzione particolare alla ricerca sulle tecniche viticole storiche.
L’esecuzione del progetto non è affidata ai classici strumenti di collaborazione pubblico-privato, quali la concessione o l’appalto, ma sarà garantita da un partenariato in cui ognuno mette in comune le relative esperienze e competenze, puntando su una gestione sostenibile e integrata del territorio.
Questa nuova azienda vitivinicola fa leva su un’importante ricerca in merito alle tecniche e tradizioni di allevamento della vite e di trasformazione delle uve, in collaborazione c on il professor Attilio Scienza dell’Università di Milano, oltre a beneficiare della consolidata competenza agronomica delle cantine di Feudi e San Gregorio.
“L’azienda vitivinicola fa parte di un più ampio progetto di azienda arche-agricola che sta interessando anche altre attività, quali la valorizzazione e coltivazione degli ulivi, i progetti di agricoltura sociale nell’ambito della fattoria sociale e culturale” ha dichiarato Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco.
Questo ambizioso progetto segna un nuovo capitolo per la viticoltura e la valorizzazione del patrimonio naturalistico e storico del sito. Un ritorno alle origini, per restituire all’antica Pompei uno dei suoi elementi più autentici: la viticoltura.

