Ridurre l’uso degli animali nella sperimentazione scientifica, ottimizzare l’uso delle risorse e migliorare l’efficienza nel loro riciclo e riutilizzo.
Sono questi i punti di forza dell’intelligenza artificiale (A.I.) applicati alla ricerca scientifica in ambito sanitario. Come affermato da Arti Ahluwalia, professoressa di Bioingegneria all’Università di Pisa, per anni direttrice Centro di Ricerca “E. Piaggio” specializzato in automazione, robotica e bioingegneria, l’intelligenza artificiale può salvare milioni di animali impiegati negli esperimenti in laboratorio.
Le potenzialità nel settore della ricerca biomedica
Ma non è tutto. L’intelligenza artificiale offre ottimi benefici anche all’ambiente e promuove l’economia circolare, riducendo gli sprechi.
La possibilità dell’A.I. analizzare enormi quantità di dati, rilevare schemi complessi e fare previsioni oltre le capacità umane permette di modellare sistemi ambientali complessi, consente anche di prevedere sfide future. Un esempio su tutti è il miglioramento della modellizzazione climatica: le previsioni sull’aumento delle temperature, sugli eventi climatici estremi e sulle conseguenze a lungo termine stanno diventando grazie a questa tecnologia sempre più accurate. Un altro ambito è la conservazione della biodiversità, dove l’AI viene utilizzata per monitorare specie a rischio tramite immagini satellitari o analisi acustiche.
Ma soprattutto l’A.I. permette di prevedere conseguenze negative attraverso modelli predittivi che contribuiscono a prevenire potenziali crisi future.

AI e sperimentazione sugli animali
Grazie alle capacità di calcolo e di elaborazione, l’intelligenza artificiale accelera l’analisi dei big data e dei marcatori, riducendo la necessità degli esperimenti su animali, compresi quelli in vitro, fino a simulare processi biologici complessi attraverso modelli computazionali avanzati e personalizzati che tengono conto delle specificità individuali. Questo approccio potrebbe essere fondamentale per superare il problema della scarsa trasferibilità dei dati ottenuti dalla sperimentazione animale.
Gli scienziati grazie al progresso dell’A.I. sono incentivati ad adottare e implementare le 3R (ovvero sostituire gli animali negli esperimenti scientifici, ridurre il loro utilizzo o perfezionare i metodi per minimizzarne la sofferenza) non solo perché è eticamente corretto, ma perché porta a risultati più affidabili, sviluppando tecnologie alternative che possano sostituirli o persino superarli in termini di efficacia.
AI e sostenibilità ambientale
Si possono inoltre identificare soluzioni che allineano incentivi economici e sostenibilità. La sfida è garantire che l’AI serva non il profitto a breve termine ma il benessere collettivo nel lungo periodo mettendo al centro la sostenibilità, l’etica e la responsabilità sociale. In questo senso l’AI potrebbe aiutare gli scienziati e decisori politici a proporre soluzioni adatte adatte ai diversi contesti culturali volte a promuovere la responsabilità ambientale.

AI ed economia circolare
Notevole è il potenziale dell’AI anche nei processi dell’economia circolare nella ricerca scientifica, ottimizzando le risorse, riducendo esperimenti superflui e affinando metodologie più efficienti ed etiche.
Allo stesso modo, nell’economia circolare, l’AI può tracciare i materiali lungo il loro ciclo di vita, realizzare strategie di riduzione dei rifiuti e migliorare l’efficienza nel riciclo e nel riutilizzo delle risorse. Ad esempio potrebbe aiutare a tenere sotto controllo l’aumento della produzione di rifiuti sanitari e il consumo energetico degli ospedali e infrastrutture sanitarie.
Insomma il ricorso all’A.I. può avere un impatto rivoluzionario in diversi settori. Basta solo sperimentare.
Non sui poveri animali però.
