L’inquinamento atmosferico è una problematica significativa in molte città italiane, con livelli che spesso superano i limiti stabiliti dalle normative nazionali ed europee e dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Gli inquinanti più critici nelle città italiane includono:
- Particolato (PM10 e PM2.5): Polveri sottili, emesse principalmente dalla combustione
(traffico veicolare, riscaldamento domestico, attività industriali), che possono penetrare
profondamente nei polmoni e causare gravi problemi respiratori e cardiovascolari. - Biossido di azoto (NO 2 ): Prodotto soprattutto dai motori a combustione interna dei veicoli,
in particolare quelli diesel, è un gas irritante per le vie respiratorie e contribuisce alla
formazione di ozono troposferico. - Ozono troposferico (O 3 ): Si forma a partire da altri inquinanti in presenza di luce solare.
Alte concentrazioni possono causare problemi respiratori.
Secondo il rapporto “Mal’Aria di città 2025” di Legambiente, molte città italiane superano i limiti di legge per il PM10.
Una fra le tante soluzioni per limitare l’inquinamento atmosferico potrebbe essere quella di adottare il tram per la mobilità sostenibile. Nato nell’800 e quasi cancellato in Italia dall’avvento dell’automobile, il tram vive da anni una nuova primavera in tutta Europa grazie ai suoi benefici: riduzione delle emissioni, dal momento che i tram moderni sono alimentati elettronicamente, minore congestione stradale, efficienza energetica, integrazione con lo spazio urbano, accessibilità, lunga durata e attrattività e infine, benefici economici.
Il ritorno del tram in Italia
In Italia, diverse città stanno riscoprendo i vantaggi del tram come soluzione per una mobilità urbana più sostenibile. Alcune città con sistemi tranviari attivi includono Roma, Milano, Torino,
Firenze, Napoli. Altre città come Bergamo, Bologna, Cagliari, Messina, Padova, Palermo, Pisa, Sassari e Trieste hanno o stanno riattivando i loro sistemi tranviari.
L’investimento e lo sviluppo di reti tranviarie in Italia si inseriscono in un contesto europeo e globale di crescente attenzione verso la mobilità sostenibile e la riduzione dell’impatto ambientale dei trasporti urbani. I Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS) a livello locale frequentemente vedono il potenziamento del trasporto su ferro, come i tram, come un elemento strategico per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni e miglioramento della qualità della vita nelle città.

Stanno prendendo il via, a tal proposito, nuovi progetti di tramvie previsti 250 km di linee in fase di realizzazione (+63% rispetto a quelle attualmente in esercizio) per un costo totali pari a 5,4 miliardi di euro di investimenti.
“Il ritorno del tram nelle città italiane rappresenta una sfida cruciale per il futuro della mobilità sostenibile del Paese: o si accelera il passo con investimenti strutturali e continui, a partire dal
rifinanziamento urgente del Fondo nazionale per il Trasporto Rapido di Massa, oppure l’Italia rischia di perdere l’opportunità di colmare un gap infrastrutturale che penalizza cittadini, ambiente ed economia”, sostengono da Legambiente nel dossier “Il tram che fa bene allo spazio urbano”.
Eppure, nonostante i benefici evidenti, sembra che il sostegno per questa mobilità sostenibile sia in Italia lontano anni luce rispetto agli altri paesi europei e la legge di
Bilancio 2024, per la prima volta dal 2017, non ha previsto fondi per il trasporto rapido di massa, con il rischio di arrestare lo slancio positivo avviato grazie ai fondi PNRR.
Un mezzo di trasporto amato dai cittadini
I dati suggeriscono quanto sia apprezzato il tram: a Firenze il 2024 ha registrato un boom d’utilizzo, con passeggeri oltre i 39 milioni cresciuto dell’11,8% rispetto al 2023. Anche a Padova, si registrano numeri importantissimi: con la linea Sir1 che trasporta 33.000 passeggeri al giorno, il 25% degli spostamenti su TPL sono effettuati con il tram.
“Il tram rappresenta una soluzione ideale per le nostre città, combinando efficienza trasportistica, sostenibilità ambientale e accessibilità”, dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. “Con costi d’investimento notevolmente inferiori rispetto ad altre soluzioni, garantisce un elevato standard di servizio ed un’alta capacità di adattamento al contesto urbano.
Mentre i capoluoghi portano avanti i progetti finanziati dal PNRR, rispondono al bando del MIT con nuovi progetti per il trasporto rapido di massa e tentano di trasformare lo spazio urbano istituendo Low Emission Zones e formule di Città30, a livello centrale la legge di Bilancio 2024 per la prima volta dal 2017 ha tagliato i fondi per il TPL, per la ciclabilità e per la copertura del caro materiali. O si accelera il passo con investimenti strutturali e continui, oppure l’Italia rischia di perdere l’opportunità di colmare un gap infrastrutturale che penalizza cittadini, ambiente ed economia”, conclude Ciafani.

