Gli uomini di mezza età soffrono di solitudine

La solitudine non guarda in faccia all’età, almeno questo si pensava fino a poco tempo fa, quando uno studio ha ribaltato questa convinzione.

SALUTE
Francesca Danila Toscano
Gli uomini di mezza età soffrono di solitudine

La solitudine non guarda in faccia all’età, almeno questo si pensava fino a poco tempo fa, quando uno studio ha ribaltato questa convinzione.

La solitudine è un’esperienza emotiva complessa e spesso dolorosa che deriva dalla difformità tra il desiderio di connessioni sociali significative e la percezione di averne poche o di scarsa qualità. Non è solo l’essere fisicamente soli, ci si può sentire profondamente soli nel bel mezzo di una folla o circondati da persone, anche se l’isolamento sociale può contribuire alla solitudine.

La solitudine è un’esperienza emotiva spiacevole che segnala un deficit percepito nelle proprie relazioni sociali, sia in termini di quantità che di qualità, e che può avere significative ripercussioni sul benessere generale. Riconoscere la solitudine per quello che è, è il primo passo per affrontarla e cercare connessioni più importanti, ma non solo.

Numerose ricerche hanno dimostrato che la solitudine cronica può avere effetti negativi sulla salute fisica e mentale, aumentando il rischio di problemi come malattie cardiovascolari, depressione, ansia, indebolimento del sistema immunitario e declino cognitivo.

Chi soffre di solitudine?

La solitudine è un’esperienza soggettiva. Ciò che per una persona può essere una tranquilla solitudine, per un’altra può essere un isolamento doloroso. Sono numerose le cause che possono scatenare questa condizione: Cambiamenti di vita, difficoltà nelle relazioni, salute, personalità e timidezza, eventi inaspettati.

Una recente ricerca pubblicata sulla rivista Aging & Mental Health e condotta in 29 Paesi di Europa, Nord America e Medio Oriente, su oltre 64.000 persone tra i 50 e i 90 anni, afferma che fra gli adulti di mezza età i livelli più bassi di solitudine si registrano in Danimarca, mentre i più alti in Grecia e Cipro. L’Italia è in posizione intermedia.

I ricercatori hanno utilizzato una scala di misurazione della solitudine che valutava la frequenza con cui i partecipanti percepivano la mancanza di compagnia, si sentivano esclusi o isolati a livello sociale.

La solitudine non è solo un problema della tarda età

Negli Stati Uniti la solitudine riguarda prevalentemente gli adulti di mezza età. “C’è una percezione generale che le persone diventino più sole con l’avanzare dell’età, ma negli Stati Uniti è vero il contrario. Le persone di mezza età sono più sole delle generazioni più anziane. Le iniziative e gli interventi per affrontare l’epidemia di solitudine si sono storicamente concentrati sugli anziani e sugli adolescenti. Gli adulti di mezza età rappresentano una popolazione critica che viene trascurata”, sostiene Robin Richardson, autrice principale dello studio.

Un insieme di fattori è la causa scatenante della solitudine negli Stati Uniti: La perdita del lavoro, la morsa del tempo, una rete sociale meno protettiva e un costo della vita elevato, specialmente per la sanità, che può isolare ulteriormente. Insomma, quello tra i 50 e i 60 anni è un periodo denso di responsabilità che, unito a un minor supporto, rende gli americani particolarmente esposti alla solitudine.

I dati emersi dalla ricerca suggeriscono che fattori culturali, sociali ed economici potrebbero giocare un ruolo significativo nell’esperienza della solitudine, anche tra paesi geograficamente vicini come Grecia e Cipro.

La solitudine non è perciò, unicamente un effetto inevitabile dell’invecchiamento. Piuttosto si intreccia con fattori sociali più ampi, come le dinamiche lavorative e le esigenze di assistenza. Comprendere meglio questi fattori potrebbe fornire spunti preziosi su come affrontare la solitudine a livello individuale e sociale, non solo nei paesi con i livelli più alti, ma anche in quelli con livelli più bassi, per mantenerli tali e continuare a promuovere il benessere.

Solitudine e depressione

La solitudine e la depressione sono due esperienze distinte ma interconnesse. La solitudine può essere un fattore di rischio significativo per lo sviluppo della depressione, e la depressione a sua volta può portare a un maggiore isolamento e quindi a un aumento della solitudine, creando un circolo vizioso difficile da spezzare.

La solitudine prolungata e intensa può aumentare il rischio di sviluppare la depressione. La mancanza di connessioni sociali significative può privare le persone del supporto emotivo, del senso di appartenenza e della stimolazione necessari per il benessere mentale.

È importante riconoscere che sia la solitudine che la depressione sono condizioni serie che possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita.

La depressione è riconosciuta a livello medico e scientifico come una malattia, o più precisamente, un disturbo dell’umore. Ha una base biologica, è infatti associata a squilibri chimici nel cervello, in particolare nei neurotrasmettitori come la serotonina, la noradrenalina e la dopamina.

La depressione è altamente curabile, tramite la psicoterapia, farmaci, la combinazione di entrambe e un supporto sociale. Non si tratta di una debolezza caratteriale o qualcosa che si può semplicemente “superare” con la forza di volontà. È una condizione medica seria che richiede attenzione e trattamento professionale. Riconoscere la depressione come una malattia aiuta a ridurre lo stigma associato ai problemi di salute mentale e incoraggia le persone a cercare l’aiuto di cui hanno bisogno.