PFAS: gli inquinanti sconosciuti

L’inchiesta rivela la presenza di PFAS su un campione di prodotti con proprietà idrorepellenti, antimacchia e antiaderenti.

SALUTE
Pamela Preschern
PFAS: gli inquinanti sconosciuti

L’inchiesta rivela la presenza di PFAS su un campione di prodotti con proprietà idrorepellenti, antimacchia e antiaderenti.

Il 21% di 229 prodotti idrorepellenti, antimacchia e antiaderenti di uso quotidiano contiene PFAS, sostanze perfluoroalchiliche ritenute dannose per la salute e l’ambiente.

È l’esito di un’indagine condotta a livello internazionale da Altroconsumo e altre 8 organizzazioni di consumatori su queste sostanze vietate o sopra i limiti di legge in vigore attualmente o dal prossimo anno.

Cosa sono i PFAS

PFAS sono un gruppo di circa diecimila sostanze chimiche o più ampiamente e variamente utilizzati, ritenuti inquinanti pericolosi per l’ambiente e non solo. Impatterebbero infatti anche sulla salute umana con conseguenze dannose sulla fertilità, sul sistema immunitario ed endocrino, causa di disturbi metabolici e con un impatto sullo sviluppo e incidenza di alcuni tumori.

La lista dei prodotti che li contengono è lunga e comprende tra i principali: gli imballaggi, gli utensili da cucina, i tessuti e prodotti tessili idrorepellenti, antimacchia e/o antiaderenti.

I PFAS si accumulano nell’organismo soprattutto in maniera indiretta, attraverso l’acqua e il cibo che ingeriti e la polvere inalata, ma anche in modo diretto entrando in contatto con gli oggetti che li contengono. Alcune molecole, tra cui l’acido perfluoroottanoico (PFOA) e l’acido perfluorottano sulfonico (PFOS), sono state vietate a livello internazionale o limitate proprio per la loro rischiosità.

L’indagine

L’inchiesta internazionale, sulla presenza dei PFAS negli oggetti quotidiani, guidata da Altroconsumo, ha coinvolto nove associazioni europee e non e ha riguardato 229 prodotti. Tra le categorie di prodotti analizzate: tessili da cucina, come tovaglie antimacchia, presine ecc; tessili d’arredamento, come cuscini da esterno e coprimaterassi; oggetti per la cura della persona (filo interdentale, cerotti, assorbenti mestruali ecc); materiali per prodotti alimentare (carta da forno, bustine da tè, forme per dolci ecc).

L’analisi ha previsto in due fasi: la prima di ricerca del fluoro organico totale, un indicatore chiave della presenza di PFAS la seconda, in caso di esito positivo la ricerca della tipologia di sostanza.

I risultati? Nel 70% dei casi non è stata riscontrata alcuna presenza di tali sostanze ma nel restante 30% ( cioè in 68 prodotti) sì: in 21 di questi prodotti non è stato possibile individuare la sostanza precisa, mentre in 47 sono stati rinvenuti PFAS vietati o sopra i limiti UE attuali o quelli che saranno adottati dal 2026, con l’entrata in vigore del Regolamento Ue 2024/2462.

A livello internazionale tra tutte le categorie di prodotti quelle in cui sono state trovate più spesso queste sostanze sono: cerotti (100% dei campioni); tovaglie (83%); grembiuli (80%); spray impregnanti (67%).

La situazione in Italia

Dei prodotti analizzati 59 si trovano anche in Italia. Di questi tutti sono risultati conformi alla legge, sebbene il 24% contenga sostanze perfluoroalchiliche attuale; tuttavia dieci di questi a partire dal prossimo anno, con l’entrata in vigore del Regolamento Ue 2024/2462, non lo saranno più.

In base alle nuove norme saranno vietati alcuni PFAS mentre di altri saranno modificati i limiti,come nel caso di calzature, carta per alimenti, cosmetici, schiume antincendio e soprattutto tessili per la casa, come tovaglie e cuscini. Ma anche prodotti per la cura della persona a contatto diretto con la pelle e imballaggi per alimenti, inclusi quelli usati in fase di cottura.

Le nuove norme non bastano

L’imminente ingresso della normativa europea sulla messa al bando di PFAS non è sufficiente. Ne sono consapevoli alcuni Paesi europei che stanno agendo in modo massiccio per eliminare queste sostanze: la Danimarca, ad esempio, che ha vietato tutti i PFAS nei contenitori alimentari e la Francia ha varato una legge che li vieta in diversi ambiti, dalla cosmetica all’abbigliamento.

L’Italia invece, nonostante sia stata teatro di un grave episodio di contaminazione da PFAS delle falde acquifere in Veneto (il caso dell’azienda Miteni in provincia di Vicenza che ha disperso questi composti per anni nelle acque di scarico causando danni all’ambiente e alla salute degli abitanti di una vasta zona circostante), non ha ancora varato una legge nazionale per bandirli.

Cinque Stati membri della Ue, tra cui Germania, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia e Danimarca hanno da poco presentato all’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) una proposta per limitare l’uso dei PFAS nei prodotti di consumo e industriali.

Un’iniziativa importante che però dovrà esser prontamente approvata, per evitare lungaggini che si rivelerebbero dannose per la salute ambientale e umana. Nell’attesa (si spera breve) che ciò avvenga è importante vigilare attentamente sui prodotti e far rispettare le norme attualmente in vigore.