Le cosiddette materie prime seconde (note con l’acronimo MPS), ossia tutti materiali residui e gli scarti che vengono reimmessi nel circuito produttivo, sono tra le priorità per la competitività dell’Unione europea.
E’ quanto ribadito lo scorso settembre, nel Rapporto di Mario Draghi che chiede che il rafforzamento di questo mercato rimuovendo gli ostacoli allo sviluppo di un mercato unico per l’economia circolare, diventi il punto di partenza su cui implementare le politiche comunitarie.
Il riciclo costituisce un ingrediente fondamentale nell’ambito di quel mercato secondario delle materie prime critiche, ovvero strategiche, pertanto occorre dargli più valore.
Gli ostacoli al riciclo
Oggi l’impiego delle materie prime seconde nella produzione comporta costi in termini di trattamenti e autorizzazioni maggiori rispetto all’utilizzo del prodotto originale; quindi si preferisce smaltire un prodotto piuttosto che riciclarlo, perché economicamente più conveniente.
Un’altra sfida è rappresentata dal divario negli investimenti nelle diverse fasi: dalla progettazione dei prodotti, alla ricerca e sviluppo di nuove applicazioni, passando per i modelli di business di economia circolare, fino ai metodi all’innovativi dei modelli di raccolta dei rifiuti e nei trattamenti di selezione, così come nella preparazione per il riuso e il riciclo.
Un ulteriore ostacolo allo sviluppo dell’economia circolare è la disomogeneità tra Stati e regioni nei cosiddetto criteri di End of Waste (EoW) con la conseguenza di un elevato carico amministrativo e aggravio di costi per le imprese, inducendo a esportare rifiuti riciclabili verso Paesi terzi piuttosto che riciclarli.
Anche nel “Rapporto Letta” viene sottolineata la necessità di giungere a un Mercato Unico Circolare sostituendolo ad un modello economico lineare, non sostenibile e quindi inefficiente.
Anche la “Relazione Annuale 2025 sul Mercato Unico e la Competitività” pubblicata dalla Commissione europea lo scorso gennaio tratta, tra i vari, lo stato di avanzamento sull’economia circolare degli Stati europei evidenziando che l’Europa sta progredendo ma che permangono limiti come quelli evidenziati dal Rapporto Draghi.
Il Rapporto della Commissione europea sottolinea, poi, come possa essere migliorata la riparabilità dei beni, così da prolungarne la durata

La Bussola della Competitività per l’UE e il Clean Industrial Deal
Contemporaneamente alla Relazione annuale, lo scorso gennaio la Commissione Europea ha presentato la strategia denominata “Bussola per la competitività dell’UE” il cui obiettivo è favorire lo sviluppo di tecnologie e prodotti green nel rispetto della neutralità climatica, investendo su un mercato unico per i rifiuti e per i materiali secondari e riutilizzabili.
Il mese successivo la stessa ha presentato il “ Clean Industrial Deal ”, ovverosia il piano per la competitività e la decarbonizzazione dell’Unione, con cui le istituzioni comunitarie mirano a sostenere le industrie europee, indebolite dagli elevati costi dell’energia e dall’accresciuta concorrenza mondiale attraverso: energia a prezzi accessibili, aumento della domanda di prodotti rispettosi dell’ambiente e finanziamenti per la transizione pulita, circolarità e accesso ai materiali, azione su scala globale, competenze e posti di lavoro di qualità.
Infine la Commissione si è posta l’obiettivo di adottare entro il quarto trimestre del 2026 un “Circular Economy Act”, con cui catalizzare gli investimenti nella capacità di riciclo e incentivare l’industria europea a sostituire le materie prime vergini, riducendo lo smaltimento in discarica e l’incenerimento dei rifiuti.

Il commercio delle MPS in UE: a che punto siamo?
Nonostante un crescente interesse per la costruzione di un’economia più circolare, negli ultimi dieci anni, il totale dei volumi di Materie Prime Secondare (MPS) scambiato sul mercato interno è rimasto piuttosto stabile: nel 2023, infatti, le tonnellate scambiate sono solo il 4,5% in più rispetto a quelle scambiate dieci anni prima, nel 2014. Ad aumentare invece sono le MPS esportate al di fuori dei confini dell’UE: rispetto al 2014, l’incremento è pari al +15,9%, mentre se estendiamo il periodo di analisi agli ultimi 20 anni, l’incremento sale al +74,2%. Inoltre gli studi indicano che l’import sopravanza l’export, ossia il valore medio delle MPS importate è superiore a quelle esportate. A dimostrazione del fatto che l’Europa non è riuscita nel corso anni a ridurre la sua dipendenza dai Paesi esteri per l’acquisizione di risorse strategiche per l’industria
Il commercio intra-europeo delle MPS
Nella Relazione annuale emerge che dal 2004 al 2023, il volume degli scambi delle materie prime seconde nel commercio intra-europeo è cresciuto complessivamente del +21,4%, e che gran parte dell’incremento si è concentrato nel periodo compreso tra il 2004 e il 2012. Questa crescita ha riguardato tutte le tipologie di MPS, ad eccezione dei metalli ferrosi. Nonostante il calo nei volumi di scambio dei metalli ferrosi, questi rimangono comunque la categoria di MPS più scambiata, con un distacco significativo rispetto alle altre.
Il rallentamento economico del 2023 ha causato una contrazione dei volumi di scambio per le MPS ,scesi al +0,4% e un volume del commercio totale intra-UE ridotto del -2,4% rispetto al 2022, coinvolgendo in particolare i manufatti.

Le linee direttive per il futuro
Considerato lo scenario “luci e ombre” del mercato delle MPS tra le iniziative per lo sviluppo di un efficiente mercato unico circolare ci sono:
- il miglioramento della normativa relativa al processo di recupero dei materiali , il cosiddetto End of Waste , rendendola omogenea;
- la rimozione di ostacoli normativi e operativi alla circolazione delle materie prime secondarie in UE;
- il rafforzamento della competitività del riciclo europeo nel quadro della lotta al cambiamento climatico.
Al 2026 l’anno in cui dovrebbe esser adottato il Circular Economy Act, manca meno di un anno.
Molte sono le aspettative in materia di sviluppo di un vero mercato unico circolare europeo. Per soddisfarle occorre attenzione alle sue varie declinazioni (regolamentari, economiche, sociali, ambientali) per generare un maggior numero e una qualità maggiore delle materie prime secondarie, così come alla complementarietà con altri provvedimenti dell’UE come Regolamento sull’ Ecodesign dei Prodotti Sostenibili. Solo agendo in un’ottica sistemica si possono ottenere risultati efficaci.
