Dal luglio, i muri del capoluogo umbro si sono trasformati in tele urbane grazie alla campagna “Il futuro della città è una pagina bianca”, ideata da Edicola 518. Centinaia di manifesti bianchi hanno invaso gli spazi pubblicitari, offrendo ai cittadini un invito radicale: scrivere, disegnare, immaginare. Non slogan preconfezionati, ma espressioni spontanee che raccontano desideri, rabbie, sogni e visioni.
Questa iniziativa, sostenuta dal Laboratorio di Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, è il primo atto del progetto “L’edicola che vorrei”, che culminerà nel decennale del chiosco culturale il 1° giugno 2026. In una settimana, le pagine bianche si sono riempite di poesie, graffiti, messaggi d’amore e provocazioni politiche, dimostrando quanto sia vivo il bisogno di partecipazione.
Arte o disobbedienza? Il confine tra arte urbana e vandalismo viene volutamente messo in discussione. I ricercatori Francesca Gotti e Giovanni Galanello stanno documentando questo processo di “disobbedienza civile” che rivendica il diritto di parola nello spazio pubblico.
Come affermano: “Se non siamo noi a scrivere il destino della città, qualcuno lo farà al posto nostro.” Un gesto simbolico e collettivo Edicola 518, nata nel 2016 ai piedi delle scalette di Sant’Ercolano, è oggi un presidio culturale autogestito che ha ridisegnato la geografia urbana di Borgo Bello, uno dei quartieri storici più attivi. Con questa campagna, il progetto riafferma che la città appartiene a chi la vive, e che il futuro non è scritto: è da scrivere, insieme.
