Grazie alle pavimentazioni recuperate nel 2021 si è evitato l’utilizzo di 420.000 tonnellate di bitume vergine e di 10.500.000 tonnellate di inerti, per un risparmio complessivo di circa 420 milioni di euro di sole materie prime e una riduzione di emissioni inquinanti equivalenti a quelle generate da 4 raffinerie di medie dimensioni.
Lo confermano i dati Siteb – Associazione Strade Italiane e Bitumi sul riciclo in crescita delle materie prime, presentati nel corso di Asphaltica, il salone dedicato alle tecnologie e soluzioni per pavimentazioni stradali, sicurezza e infrastrutture viarie, promosso dall’Associazione e da Verona Fiere. Sempre secondo Siteb resta ancora da colmare il gap rispetto ad altri Paesi europei che in media arrivano a recuperare circa il 65% con la Germania all’82% di riciclo di fresato, la Francia al 75%, la Svizzera al 90% e la Spagna al 60% anche se in Italia il tasso di riciclo delle pavimentazioni stradali con il recupero di fresato raggiunge il 30% del totale, rispetto al 20% del 2014 e al 25% del 2018. Ipotizzando che in un futuro non lontano il recupero del fresato possa raggiungere almeno quota 50%, si potrebbe arrivare a impiegare 700.000 tonnellate di bitume in meno ed evitare l’utilizzo 17,5 milioni di tonnellate di inerti vergini, con un risparmio pari a 700 milioni di euro.

“Il settore ha compiuto negli ultimi anni significativi passi in avanti sul fronte della riduzione delle emissioni inquinanti e si presenta oggi proiettato verso gli obiettivi fissati a livello europeo – osserva Stefano Ravaioli, Direttore Siteb – la decarbonizzazione del comparto passa oggi da tre percorsi: l’impiego di bruciatori di ultima generazione con consumi assai ridotti e contenimento delle temperature di produzione dei materiali e delle emissioni; la realizzazione di conglomerati bituminosi con sempre più elevate percentuali di materiali riciclati, come il fresato d’asfalto e i materiali alternativi (inerti artificiali provenienti dalle attività di fonderia o dalla termovalorizzazione di rifiuti solidi urbani); l’utilizzo di mezzi d’opera azionati elettricamente (rulli compattatore e vibrofinitrici) che stanno iniziando a sostituire quelli con motori diesel”.
“Ci stiamo avvicinando velocemente ad un futuro in cui l’utilizzo di materiali vergini per produrre asfalto sarà considerato un’eccezione – conclude Ravaioli – mentre la norma sarà il riciclo costante delle pavimentazioni e l’impiego di costituenti alternativi. Per imprimere un’ulteriore accelerata in tal senso è oggi necessario intervenire sulla normativa End of Waste, eliminando alcuni nodi che rischiano di azzerarne l’efficacia, primo fra tutti quello relativo alle quantità di fresato trattabili. Altro problema è la questione del “sottoprodotto” che andrebbe meglio definita normativamente per evitare confusione nell’interpretazione”.
