Gambero pistola per il monitoraggio delle barriere coralline

Gli esperti biologi sfruttano il crostaceo come risorsa contro la scomparsa delle barriere coralline

AMBIENTE
Andrea Maddalosso
Gambero pistola per il monitoraggio delle barriere coralline

Gli esperti biologi sfruttano il crostaceo come risorsa contro la scomparsa delle barriere coralline

Da decenni ormai conosciamo lo scarso livello di salute che contraddistingue i nostri mari, soprattutto a causa della violenta antropizzazione, pesche abusive e disastri navali responsabili di riversare negli oceani tonnellate di petrolio che sterminano un’enormità di specie di pesci depositandosi poi sui fondali.

Tuttavia, nel campo della biologia marina sono nate nuove speranze.

Nell’ottica di tutelare i fondali marini gli esperti hanno trovato un modo “passivo” per monitorare lo stato di salute degli oceani, in particolare gli ecosistemi presenti nelle barriere coralline che ospitano un terzo di tutte le specie marine presenti sul pianeta nonostante occupino meno dell’1% dell’oceano.

Questo sistema consiste nell’applicare sul fondale corallino un semplice rilevatore acustico che sfrutta una particolare caratteristica di cui è dotato un particolare abitante legatissimo a questi meravigliosi luoghi dei mari, i GAMBERI PISTOLA.

È il percorso che i ricercatori hanno intrapreso nella Polinesia francese, l’Isola di Moorea.

Questi crostacei sono dotati di una enorme chela maggiore, attraverso questa arma naturale quando la chiudono rapidamente producono un getto d’acqua a 115 km/h che crea bolle di cavitazione. Il collasso di queste bolle produce onde d’urto con una pressione sonora che raggiunge i 210 dB. Attraverso questa tecnica stordiscono le loro prede (piccoli pesci e crostacei) e le catturano.

Una squadra di operatori internazionali, ha registrato i paesaggi sonori subacquei di otto barriere coralline, alcune protette e altre non protette, prima e dopo due importanti eventi di sbiancamento corallino verificatisi nel 2016 e nel 2019.

L’obiettivo era determinare se il monitoraggio acustico passivo potesse essere utilizzato per valutare se le aree marine protette sono più resilienti agli eventi di sbiancamento corallino. I ricercatori hanno impiegato microfoni subacquei per “ascoltare” la risposta sul reef del suono prodotto dalla chela dei gamberi pistola e hanno condotto rilievi visivi per pesci e organismi bentonici.

I risultati sono stati sorprendenti: i suoni ad alta frequenza prodotti dai gamberi pistola erano più prominenti nelle aree protette dopo lo sbiancamento rispetto ai siti non protetti. Questo suggerisce che lo status di protezione può aiutare i reef a resistere agli impatti climatici.

Una delle ricercatrici, Xavier Raick, spiega inoltre come questi minuscoli crostacei sono altamente dipendenti dalla salute dei coralli: “Molti di questi piccolissimi gamberi pistola hanno bisogno dei coralli per sopravvivere. Se non hanno i coralli, potrebbero scomparire.”

Questa ricerca e metodologia non deve arrestarsi qui, ma dovrà essere testata su diversi tipi di barriere coralline e in condizioni ambientali differenti per confermare la sua applicabilità universale.

Questo si ricerca, una via d’uscita che sia estendibile universalmente, perché è sempre più crescente il pericolo che le barriere coralline di tutto il mondo scompaiano, portandosi dietro tutta la biodiversità di cui il mondo marino ancora oggi abbonda.