La dieta mediterranea si fa globale

La dieta Planeterranea mira a promuovere il consumo di alimenti con caratteristiche nutrizionali simili a quelli della dieta mediterranea

SALUTE
Pamela Preschern
La dieta mediterranea si fa globale

La dieta Planeterranea mira a promuovere il consumo di alimenti con caratteristiche nutrizionali simili a quelli della dieta mediterranea

La Dieta Planeterranea è un nuovo modello alimentare che rappresenta la migliore soluzione per proteggere la salute dalle malattie croniche non trasmissibili come tumori, malattie cardiovascolari e neurodegenerative, contenendo tutti i principi di questa e risultando applicabile in qualunque parte del mondo. Insomma una “Dieta Mediterranea rivisitata” che rispetta le diverse tradizioni culturali e religiose e identità nazionali.

L’indisponibilità di molte materie prime e l’elevato costo dei prodotti importati, oltre alle tradizioni culinarie di diversi paesi e agli aspetti culturali e sociali strettamente legati all’alimentazione sono alla base di questa proposta della Cattedra UNESCO su “Educazione alla Salute e Sviluppo Sostenibile“.

La nuova piramide alimentare per la Dieta Mediterranea

Con i dovuti aggiustamenti la Dieta Mediterranea non resta limitata all’area di origine, il bacino del Mediterraneo, ma viene applicata anche altrove con indubbi benefici non solo per la salute, ma anche in un’ottica di sostenibilità. Questo é possibile grazie alla creazione di una nuova piramide alimentare, la rappresentazione grafica della Dieta Mediterranea, che includa gruppi di alimenti reperibili in ogni angolo del mondo compatibili e simili, dal punto di vista nutrizionale, a quelli tipici della Dieta Mediterranea, mettendo alla base quelli su cui la dieta si fonda e relegando ai livelli superiori quelli da consumare in quantità moderata, o occasionalmente.

Frutto del lavoro di scienziati del Mediterraneo ed esponenti di istituzioni internazionali presenti alla III Conferenza Internazionale del CIISCAM (Centro Interuniversitario Internazionale di Studi sulle Culture Alimentari Mediterranee), tenutasi a Parma il 3 novembre 2009, la nuova piramide alimentare per la Dieta Mediterranea è il risultato di un’evoluzione costante.

Dalla tradizionale piramide alimentare della Dieta Mediterranea elaborata da Walter Willet, medico statunitense della Harvard School of Public Health , in cui si consigliano giornalmente cereali non raffinati o integrali, verdura, frutta, legumi noci, olio d oliva, formaggi magri e yogurt settimanalmente carne magra, pesce uova e dolci, mensilmente la carne rossa, un consumo abbondante di acqua (almeno 6 bicchieri al giorno) e moderato (limitato ai pasti) di vino, il tutto accompagnato da attività fisica su base quotidiana.

Poi nel 2003 questa piramide alimentare è stata revisionata dallo stesso Walter Willet e Meir Stampfer diventando la Nuova piramide alimentare americana che a differenza della precedente opera una distinzione nell’ambito dei grassi così come dei carboidrati. Secondo questa il consumo di grassi saturi va contenuto drasticamente al contrario di quelli mono e polinsaturi così come gli oli di origine vegetale non richiedono particolari limitazioni a differenza dei grassi animali come il burro e idrogenati come la margarina responsabili di colesterolo e malattie cardiovascolari.

Quanto ai carboidrati la nuova piramide distingue tra raffinati con un maggiore indice glicemico, e integrali, spostando i primi al vertice, ovvero suggerendone un uso moderato, mentre lascia gli integrali, ricchi di fibre, alla base, consentendone quindi un più ampio consumo.

Basata sulle ultime evidenze che correlano la Dieta Mediterranea a benefici per la salute è rivolta alla popolazione adulta sana Di qui si arriva all’ultima versione, quella succitata del 2009, che tenendo conto dell’evoluzione dei tempi e della società, evidenzia l’importanza basilare dell’attività fisica; della socializzazione e convivialità e infine della sostenibilità.

Per la prima volta in una piramide alimentare viene inserito, alla base della stessa, il concetto di strutturazione dei pasti principali indicando il consumo ad ogni pasto di cereali, frutta e verdura (suggerita in quantità maggiore della frutta) e evidenziando l’importanza di scegliere cibi di colori differenti per dare il giusto apporto di antiossidanti che proteggono l’organismo dall’effetto negativo dei radicali liberi.

Quanto ai cereali si fa esplicito riferimento a quelli preferibilmente integrali, oltre a vari cereali semplici (orzo, farro, segale, grano saraceno, kamut), mentre per l’acqua si consiglia un apporto quotidiano di acqua compreso tra1 litro e mezzo e 2 litri. Al contrario, del vino se ne consiglia un consumo moderato.

I vantaggi della Dieta Planeterranea

La Dieta Planeterranea rappresenta, su scala mondiale, un modello alimentare sostenibile in quanto basata sul consumo di prodotti freschi, di stagione e a chilometro zero.

Come quella Mediterranea e forse ancor di più di questa, in quanto tra gli aspetti sottovalutati da quest’ultima ci sono la scelta degli alimenti, la preferenza per la produzione locale, la promozione della stagionalità e biodiversità, la riduzione al minimo della lavorazione e della conservazione con metodi naturali (ad esempio la fermentazione), l’uso di metodi di cottura lenta e la conservazione del patrimonio culinario.

Dal punto di vista specificamente ambientale le implicazioni positive della Dieta Planeterranea includono: il ridotto utilizzo di suolo e acqua, limitate emissioni di gas serra, causate dalla predilezione di alimenti di origine vegetale; la stagionalità, che si traduce in una migliore impronta ecologica delle catene di approvvigionamento e di trasporto; il mantenimento della biodiversità attraverso l’uso di diverse semine e la rotazione delle colture.

Diffondere la Dieta Planeterranea

Per promuovere su scala globale la Dieta Planeterranea, sostengono gli esperti, è fondamentale intraprendere una fase esplorativa per comprendere l’offerta di alimenti dei diversi paesi, le caratteristiche nutrizionali e i loro effetti sulla salute. Successivamente, per creare piramidi alimentari quanto più compatibili con I principi della dieta Mediterranea, elaborare questionari per individuare eventuali carenze nutrizionali.

Non bisogna dimenticare, infatti, che i prodotti della dieta Mediterranea come olio di oliva, legumi e cereali integrali, non si trovano facilmente in qualunque parte del mondo. Ha seguito questo approccio il gruppo di ricerca del Biomedical Centre (BMC) che nel 2024 ha scritto un articolo intitolato “Planeterranean diet: the new proposal for the Mediterranean‑based food pyramid for Asia” nel quale ha riassunto il cibo locale prodotto e consumato nelle diverse regioni asiatiche per sviluppare una piramide alimentare per le popolazioni locali che rifletta le tradizioni alimentari e gli alimenti locali con lo stesso profilo di dieta mediterranea. Esaminando diversi gruppi di alimenti tra cui frutta e verdura, cereali, proteine animali evegetali (compresi i legumi) gli studiosi hanno dimostrato la fattibilità di modelli alimentari adattati basati sulla dieta mediterranea, che si basano su caratteristiche geografiche, ambientali ed etniche, nel rispetto dei principi fondamentali della dieta mediterranea.

Le sfide attuali e future

Tra i paradossi attuali va evidenziato che, mentre si cerca di promuovere a livello mondiale quella dieta che ha rappresentato la base delle abitudini alimentari fino alla metà del ventesimo secolo in tutti i Paesi dell’area mediterranea, questa sta progressivamente scomparendo, a causa di un’ampia diffusione di nuovi modelli alimentari di una cultura urbana e tecnologica e della globalizzazione della produzione, tipiche della società dei consumi in cui già da un paio di decenni viviamo.

E’ un dato di fatto, dimostrato da diversi studi nel settore, che dal dopo guerra ad oggi l’alimentazione si è progressivamente arricchita di cibi ricchi di proteine, grassi saturi e zuccheri semplici a danno di proteine di origine vegetale e dei carboidrati complessi, perché sono diventati sempre più frequenti sia i pasti fuori casa che il consumo di cibi pronti ed inoltre le porzioni degli italiani sono aumentate del 30-40%. A questo si aggiunga lo stile di vita sedentario che determina una notevole riduzione della spesa energetica giornaliera.

E allora oltre che impegnarsi nella diffusione altrove, forse è bene recuperare le sane abitudini alimentari che stiamo perdendo promuovendo un revival della buona e sana Dieta Mediterranea nei nostri paesi.