Farmaco anti-colesterolo possibile arma contro la demenza

Positivi i primi test di laboratorio: il bezafibrato potrebbe rivelarsi utile nel trattamento di una grave malattia neurodegenerativa in età precoce

SALUTE
Francesca Franceschi
Farmaco anti-colesterolo possibile arma contro la demenza

Positivi i primi test di laboratorio: il bezafibrato potrebbe rivelarsi utile nel trattamento di una grave malattia neurodegenerativa in età precoce

Un farmaco comunemente usato per ridurre il colesterolo, il bezafibrato, potrebbe rivelarsi utile nel trattamento della demenza frontotemporale, una grave malattia neurodegenerativa che colpisce in età relativamente precoce compromettendo il comportamento, il linguaggio e le funzioni cognitive.

A dimostrarlo uno studio – ripreso anche dall’ANSAcondotto su organoidi cerebrali, ovvero modelli di cervello che riproducono i meccanismi alla base della malattia. I risultati sono pubblicati sulla rivista Alzheimer’s & Dementia dai ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia, in collaborazione con la Sapienza Università di Roma e l’Università di Losanna.

La demenza frontotemporale è una malattia neurodegenerativa ad oggi incurabile che colpisce in modo specifico i lobi frontali e temporali del cervello, le aree responsabili del comportamento, del linguaggio, della personalità e del controllo delle emozioni. In alcune forme ereditarie la malattia è causata da mutazioni nella proteina tau, che ha un ruolo cruciale nel funzionamento dei neuroni.

Proprio usando cellule di pazienti affetti da demenza frontotemporale con mutazione della proteina tau, i ricercatori hanno sviluppato degli organoidi cerebrali che riproducono alcune caratteristiche tipiche della malattiaperdita di connessioni tra i neuroniridotta attività funzionale e accumulo della proteina tau patologica. Il trattamento con bezafibrato ha favorito l’aumento delle connessioni tra neuroni e il recupero parziale dell’attività funzionale negli organoidi. Inoltre, è stata osservata una riduzione della proteina tau patologica, una dei principali fattori responsabili della neurodegenerazione.

Ma andiamo con ordine.

Il colesterolo è una molecola lipidica (grasso) presente nel nostro organismo. Non è una sostanza “cattiva” di per sé, anzi: è fondamentale per il corretto funzionamento del corpo.

A cosa serve

  • Costituente delle membrane cellulari: rende le cellule elastiche e resistenti.
  • Precursore di ormoni: dal colesterolo derivano ormoni come estrogeni, testosterone e cortisolo.
  • Produzione di vitamina D: la pelle, con l’esposizione al sole, utilizza il colesterolo per sintetizzarla.
  • Sintesi della bile: indispensabile per digerire i grassi.

Il nostro corpo produce da solo circa il 70–80% del colesterolo (soprattutto nel fegato); il resto arriva dall’alimentazione.

Colesterolo “buono” e “cattivo”

Il colesterolo viaggia nel sangue grazie a speciali “navette” chiamate lipoproteine. Le principali sono due:

  • LDL (Low Density Lipoprotein) → detto colesterolo cattivo.  Porta il colesterolo dal fegato ai tessuti. Se è troppo, si accumula nelle arterie formando placche aterosclerotiche, aumentando il rischio di infarto e ictus.
  • HDL (High Density Lipoprotein) → detto colesterolo buono Fa il percorso inverso: raccoglie il colesterolo in eccesso dai tessuti e lo riporta al fegato, dove viene smaltito.

Ecco che non conta solo la quantità totale di colesterolo, ma soprattutto l’equilibrio tra LDL e HDL.

Valori di riferimento (indicativi)

  • Colesterolo totale: sotto i 200 mg/dl
  • LDL: meno di 130 mg/dl (o meno di 100 mg/dl se si hanno fattori di rischio cardiovascolare)
  • HDL: sopra i 40 mg/dl negli uomini, sopra i 50 mg/dl nelle donne

Quando diventa un problema

Un eccesso di colesterolo, soprattutto LDL, può portare a:

  • arterosclerosi (indurimento e restringimento delle arterie)
  • maggiore rischio di infarto miocardico
  • ictus ischemico
  • problemi circolatori periferici

Come mantenerlo sotto controllo

  • Alimentazione equilibrata: meno grassi saturi e trans (fritti, insaccati, dolci industriali), più fibre, frutta e verdura.
  • Attività fisica regolare: aumenta l’HDL e abbassa l’LDL.
  • Stop fumo e alcol eccessivo.
  • Controlli periodici del sangue.
  • Quando necessario, il medico può prescrivere farmaci ipolipemizzanti (es. statine).

Colesterolo e cervello: il legame

Il cervello contiene circa il 20% del colesterolo totale del corpo, perché lo usa per formare le membrane delle cellule nervose e per la mielina, che riveste e protegge i neuroni. Un equilibrio corretto è quindi fondamentale: troppo poco o troppo colesterolo non vanno bene.

Molti studi hanno mostrato che livelli elevati di colesterolo LDL, soprattutto in età media (40–60 anni), sono associati a un aumento del rischio di Alzheimer e demenza vascolare nelle decadi successive.

Il meccanismo ipotizzato è duplice:

  1. L’LDL favorisce l’aterosclerosi anche nei vasi cerebrali → meno sangue al cervello → più rischio di micro-ictus e danni cognitivi.
  2. Può influenzare il metabolismo della beta-amiloide, la proteina che si accumula nell’Alzheimer.

Il colesterolo, dunque, non è solo una questione di cuore e arterie: un eccesso, soprattutto di LDL in età media, aumenta la probabilità di sviluppare demenza e Alzheimer decenni dopo. Tenere i valori sotto controllo oggi significa proteggere non solo il cuore, ma anche il cervello domani.

Come prossimo passo, il team di ricerca intende perfezionare i propri organoidi cerebrali per replicare in modo più accurato il processo di invecchiamento, includendo anche le cellule del sistema immunitario normalmente presenti nel cervello. In parallelo, saranno usate tecniche elettrofisiologiche avanzate per analizzare in modo più approfondito i meccanismi di comunicazione tra neuroni e la formazione delle reti neurali.

Questo approccio – conclude la coordinatrice dello studio Silvia Di Angelantonio di Iit– ci guiderà nell’identificazione di nuovi bersagli terapeutici e nello sviluppo di trattamenti efficaci per le devastanti malattie neurodegenerative.”