Italia in retromarcia sull'elettrico

La diffusione delle auto a batteria è quasi quattro volte inferiore rispetto alla media europea, e il divario si allarga

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
Italia in retromarcia sull'elettrico

La diffusione delle auto a batteria è quasi quattro volte inferiore rispetto alla media europea, e il divario si allarga

Una posizione che scivola sempre più in basso: l’Italia si conferma fanalino di coda in Europa per la diffusione delle auto elettriche. A lanciare il preoccupante allarme è il più recente report dell’UNRAE, l’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, che analizza i dati di immatricolazione aggiornati a luglio. I numeri sono impietosi e mostrano un Paese che, invece di accelerare la transizione ecologica, sembra aver innestato la retromarcia.

Un distacco in crescente aumento

Secondo il report, l’Italia si colloca all’ultimo posto tra i principali mercati europei per la penetrazione dei veicoli ricaricabili. Ma non è solo una questione di classifica: il problema principale è la velocità o, meglio, la sua assenza, con cui il mercato italiano si sta muovendo. Il divario rispetto alla media europea è “pesantissimo”, come lo definisce l’UNRAE. Per le auto elettriche pure (BEV), lo scarto è di 13,8 punti percentuali. In termini più semplici, la quota di mercato delle auto a batteria in Italia è del 4,9%, mentre la media europea (escludendo l’Italia) raggiunge un ben più significativo 18,7%. Questo significa che la diffusione dell’elettrico nel nostro Paese è quasi quattro volte inferiore rispetto al resto d’Europa.

A rendere la situazione ancora più critica è il confronto con l’anno precedente. L’Italia non solo non ha recuperato terreno, ma ha addirittura visto il divario aumentare. Dodici mesi fa, a luglio 2024, la distanza era di 11,6 punti percentuali (3,4% di quota di mercato in Italia contro il 15,0% dell’Europa senza l’Italia). In un anno, il gap si è allargato di oltre due punti percentuali, dimostrando come le politiche e gli incentivi attuali non siano stati sufficienti a invertire la rotta.

Le ragioni di questa lentezza sono molteplici e articolate. Da una parte, il costo d’acquisto elevato delle auto elettriche continua a rappresentare un forte deterrente per molti consumatori. Sebbene siano stati introdotti incentivi statali, spesso la burocrazia e la complessità delle procedure ne rallentano l’efficacia. Dall’altra, l’infrastruttura di ricarica, pur in crescita, non è ancora percepita come sufficientemente capillare e affidabile. La cosiddetta “ansia da ricarica” rimane un fattore psicologico non marginale, in particolar modo per chi si sposta regolarmente su lunghe distanze.

Il futuro

Gli operatori del settore e le associazioni di categoria come l’UNRAE chiedono da tempo un cambio di passo deciso da parte del Governo. Le proposte vanno dalla semplificazione degli ecobonus a un loro rifinanziamento più robusto, passando per l’estensione degli incentivi anche alle fasce di reddito più ampie. È inoltre fondamentale accelerare la realizzazione di una rete di ricarica pubblica efficiente e facile da usare, magari con un piano nazionale che ne stabilisca obiettivi chiari e vincolanti.

L’Italia, che ha fatto della transizione ecologica uno dei pilastri del suo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), rischia di mancare uno degli obiettivi più importanti. La stagnazione del mercato delle auto elettriche non è solo un problema ambientale, ma anche economico. La filiera automotive, cruciale per l’economia nazionale, è chiamata a una riconversione epocale e la domanda interna, o la sua assenza, è un fattore determinante per il successo di questa trasformazione. Senza un’inversione di tendenza rapida e decisa, l’Italia rischia di rimanere ferma al palo, mentre il resto d’Europa sfreccia verso un futuro a zero emissioni.