Sicilia, assunte in regione due donne vittime di violenza

E’ la prima regione italiana ad assumere vittime di femminicidio che hanno subito deformazioni o sfregi

APPROFONDIMENTO
Francesca Franceschi
Sicilia, assunte in regione due donne vittime di violenza

E’ la prima regione italiana ad assumere vittime di femminicidio che hanno subito deformazioni o sfregi

L’assessorato regionale della Famiglia e delle politiche sociali della Regione Sicilia ha rilasciato i nulla osta necessari per due donne che avevano presentato domanda a seguito dell’entrata in vigore della normativa. E’ la prima regione italiana a farlo. La Sicilia, infatti, sta preparando i nulla osta per procedere con l’atto di assunzione, in organico e all’interno della propria amministrazione, di due donne che hanno subito – in seguito a violenze perpetrate e aggressioni – deformazioni o sfregi permanenti al volto.

«L’introduzione della retroattività nell’articolo 118 della legge regionale 3 del 2024 sulle assunzioni delle vittime di violenza e degli orfani a causa di femminicidio – dice il presidente della Regione Renato Schifani – è un atto di giustizia carico di sensibilità e umanità nei confronti di quelle donne che hanno subito aggressioni brutali prima dell’entrata in vigore della norma. Crimini efferati che lasciano segni indelebili non solo nel corpo ma anche nell’anima e che soltanto la costruzione di una vera cultura del rispetto e della dignità può contribuire a contrastare. Il governo regionale ha sostenuto con determinazione questo emendamento, grazie al sostegno concreto dell’Assemblea regionale, per garantire supporto concreto alle vittime residenti nel territorio siciliano. L’auspicio – conclude il presidente – è che anche altre regioni e il Parlamento nazionale possano seguire questo esempio di giustizia sociale che arriva dalla Sicilia».

«Dopo avere esaminato tutta la documentazione presentata tra la fine di luglio e quella di agosto – commenta l’assessora Nuccia Albano -, il dipartimento ha dato esito positivo e ha rilasciato, tempestivamente, i nulla osta finalizzati ai successivi adempimenti amministrativi di competenza dell’assessorato della Funzione pubblica per l’assunzione delle due donne nei ruoli dell’amministrazione regionale. Il governo Schifani conferma, così, il suo impegno nel sostenere e tutelare le vittime di violenza, garantendo loro opportunità di reinserimento e di ripresa della vita lavorativa».

La svolta normativa risale al giugno scorso, quando l’Assemblea regionale siciliana ha approvato un emendamento che ha reso retroattiva la legge del gennaio 2024 che prevede l’assunzione prioritaria delle donne vittime di violenza con deformazioni e sfregi permanenti al viso e dei figli di vittime di femminicidio, purché residenti in Sicilia e nei limiti delle risorse disponibili.

Contestualmente arrivano buone notizie anche per i Centri antiviolenza siciliani: oltre un milione e mezzo di euro vengono destinati alla gestione dei centri antiviolenza iscritti all’albo regionale o che hanno ottenuto l’autorizzazione al funzionamento. L’assessorato della Famiglia e delle politiche sociali ha emanato, infatti, un decreto, rivolto ai Comuni, per erogare i contributi destinati a coprire i costi sostenuti, o ancora da sostenere, delle strutture nel periodo tra novembre 2024 e ottobre di quest’anno. Le risorse provengono dalla quota assegnata alla Sicilia dal governo nazionale del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Per accelerare il trasferimento delle somme, l’assessorato ha deciso di avvalersi delle amministrazioni comunali.

«Investire sulle strutture e sui servizi di supporto è un passo essenziale per promuovere una cultura del rispetto e della tutela dei diritti di tutte le donne – dice l’assessore Nuccia Albano – contribuendo a costruire una comunità più sicura, inclusiva e solidale. Considerato che i costi dei centri antiviolenza possono differenziarsi a seconda dell’area geografica e della loro attività, abbiamo ritenuto opportuno acquisire il fabbisogno delle spese relative a un preciso periodo, fermo restando il limite massimo di contributo di 50 mila euro per ciascuna struttura. Il governo Schifani continuerà a lavorare con impegno affinché ogni donna possa trovare un riferimento stabile e una rete di protezione efficace, perché nessuno debba più subire in silenzio violenza o discriminazione».