La pandemia di COVID-19 ha stravolto le vite di milioni di persone in tutto il mondo, ma a quanto pare non sono stati solo gli esseri umani a risentire dei cambiamenti radicali nelle routine quotidiane. Anche i nostri fedeli compagni a quattro zampe hanno mostrato significative alterazioni comportamentali durante questo periodo storico, come emerge da un ampio studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PLOS One.
La ricerca, coordinata da Courtney Sexton del Virginia Polytechnic Institute e Yuhuan Li dell’Università di Washington, ha analizzato i dati di un sondaggio completato da ben 47.444 proprietari di cani americani tra il 2020 e il 2023. I risultati dipingono un quadro sorprendente: i cani sono diventati progressivamente meno addestrabili con il procedere della pandemia, mostrando una ridotta reattività all’addestramento e un maggiore disagio nell’essere toccati.
Uno dei fenomeni più interessanti emersi dallo studio riguarda quella che i ricercatori hanno definito la generazione dei “cuccioli pandemici”. I cani inclusi nel sondaggio del 2020 mostravano punteggi di addestrabilità significativamente più alti rispetto a quelli registrati negli anni successivi, suggerendo che molti dei quattro zampe acquisiti durante i primi mesi della pandemia abbiano sviluppato maggiori difficoltà nell’apprendimento e nell’obbedienza.

Tuttavia, c’è una nota di speranza: nel 2023, quando il mondo ha iniziato a tornare verso una nuova normalità, anche i punteggi comportamentali dei cani hanno mostrato segni di miglioramento, avvicinandosi gradualmente ai livelli pre-pandemici. Questo suggerisce che tanto i cani quanto i loro proprietari abbiano iniziato a riadattarsi alle routine di addestramento più strutturate.
L’analisi ha rivelato anche un aumento dell’aggressività canina durante i primi anni della pandemia, probabilmente correlato ai maggiori livelli di stress negli ambienti domestici e alle ridotte opportunità di socializzazione durante i lockdown. I ricercatori ipotizzano che l’improvviso cambiamento nelle routine familiari, con i proprietari costantemente presenti in casa e l’impossibilità di uscire regolarmente, abbia creato un ambiente di tensione che i cani hanno percepito e interiorizzato.

Lo studio ha inoltre evidenziato interessanti correlazioni tra le caratteristiche fisiche dei cani e i loro comportamenti. I cani meticci, spesso provenienti da rifugi e centri di recupero, hanno mostrato livelli più elevati di paura, necessità di attenzione e aggressività rispetto ai cani di razza pura, probabilmente a causa di traumi pregressi.
Anche l’età, il sesso e la taglia si sono rivelati fattori determinanti: i cuccioli richiedevano più attenzioni ma erano meno timorosi, i maschi risultavano più aggressivi e difficili da addestrare, mentre i cani di piccola taglia mostravano maggiori livelli di paura e aggressività rispetto ai loro cugini più grandi.
Questa ricerca rappresenta il primo studio su larga scala a monitorare nel tempo i cambiamenti comportamentali dei cani, fornendo dati preziosi che continueranno a essere raccolti man mano che gli animali invecchiano. L’obiettivo è comprendere meglio la correlazione tra comportamento e salute, offrendo ai proprietari strumenti più efficaci per migliorare il rapporto con i loro compagni pelosi e monitorarne il benessere generale.
