S_N PASSIONI: I GRANDI MITI ANIMATI NIPPONICI – SPECIALE APPROFONDIMENTO
IL PRIMO ANIME GIAPPONESE TRASFORMATO IN TELEFILM AL MONDO: FENOMENO KISS ME LICIA – TREDICESIMA PARTE
Il 3 ottobre 1986 prese il via su Italia 1 il primo telefilm al mondo, escludendo il Giappone, ispirato a un anime, ad un cartone animato nipponico. IL SUCCESSO DI KISS ME LICIA FU TALMENTE TRAVOLGENTE che Alessandra Valeri Manera, responsabile della fascia ragazzi Fininvest, prese una decisione EPOCALE, grazie al supporto della Merak Film, che ha cambiato la storia del mondo televisivo europeo e non solo. I protagonisti animati, si trasformarono in personaggi in carne ed ossa
La serie animata di 42 episodi, intitolata Ai shite knight, conosciuta in Italia come Kiss me Licia, non ebbe un grande successo in patria. Le avventure romantiche di Mirko e Licia, trasmesse in Giappone nel 1983, non conquistarono il cuore del pubblico nipponico, e l’anime rimase chiuso nei magazzini della casa produttrice, specialmente con un finale realizzato in fretta e furia.
Tutto cambiò quando Alessandra Valeri Manera, responsabile degli acquisti delle ex reti Fininvest, acquistò la serie. Di ritorno dal mercato televisivo di Cannes, dove incontrò il fidato Galatoli, Valeri Manera assegnò il doppiaggio degli episodi di Kiss me Licia alla Merak Film. La serie ebbe un tale successo che bisognava creare un seguito.
Dopo infinite riunioni si arrivò a una soluzione che pareva folle: trasformare i protagonisti dell’anime in attori in carne e ossa. Alla Merak nessuno si spaventò, anzi, si cominciò a studiare il cartone animato in ogni minimo particolare affinché la trasposizione potesse essere credibile. Tutto, nella realtà, doveva dare le stesse emozioni della versione anime.
Il sequel versione telefilm prese il via nell’Ottobre 1986, e generò quattro, seguitissime serie: ‘Love Me Licia’, ‘Licia Dolce Licia’, (molto legati alla serie animata), e due successive stagioni che rivoluzonarono cast, stile musicale, e si allontanarono dal plot originali rispetto alle precedenti. Si tratta di ‘Teneramente Licia’ e ‘Balliamo e cantiamo con Licia’ Proprio in queste ultime debuttarono due nuovi Bee Hive: Paul, interpretato da Luciano De Marini e Jim, interpretato da Germano di Mattia. Proprio l’attore, musicista e interprete, ed anche scrittore, racconta la propria avventura sul set, in una chiacchierata che vi proponiamo qui di seguito IN ESCLUSIVA ASSOLUTA. Si tratta della trascrizione di un’intervista realizzata da Nicola B. Carrassi per un podcast in fase sperimentale, che fu inciso nel 2012.

Intervista a Germano Di Mattia
Nicola B. Carrassi: Ciao Germano, grazie di essere qui! Come sei arrivato nella serie?
Germano Di Mattia: Fu grazie a Francesco Vicario.
Nick: Ricordo che Valeri Manera ti trovava un po’ “spigoloso”.
Germano: Eh sì, diciamo che mi trovava poco adatto ai bambini.
Nick: Infatti ti tenevano un sacco di ore al trucco, più di Cristina (ride). Che cosa ti dissero quando sei andato a fare il provino?
Germano: In verità, quando ho fatto il provino pensavo che fosse per un ruolo da cantante, al punto che mi portai delle basi e degli spartiti. Pensai “Magari devo fare un’esibizione dal vivo piano e voce”. Solo che non cercavano un cantante, bensì un attore che interpretasse un bassista. Mi fecero quindi fare il provino con la chitarra, chiedendomi di mimare un pezzo rock, muovendomi sul palco. Mi divertii molto! Poi fu Francesco che notò la mia fotogenia e che si batté affinché potessi essere scelto anche dagli altri. Lui mi diceva Tu con ‘sta faccetta puoi far cinema”. Francesco è stato una delle persone a cui devo poi il mio successivo trasferimento a Roma: “Vai a Roma perché tu sei un volto da cinema più che da televisione”, mi disse.
Nick: Per volere di Alessandra, Teneramente Licia cambiò ritmo rispetto alle serie precedenti. Arrivò anche Ninni Carucci, reduce del grande successo di Occhi di Gatto. Pertanto nuovi ritmi, cori e arrangiamenti.
Germano: Occhi di Gatto fu un successo relativamente alle sigle e alle musiche per bambini, ma Carucci aveva già scritto per grandi artisti come Gino Paoli, come Patty Pravo, Loredana Bertè.
Nick: Toglimi una curiosità: è vero che nei cori delle canzoni delle due serie c’eri anche tu come corista? O è una leggenda metropolitana? La fonte era il Corriere dei piccoli.
Germano: Non mi torna, ma magari sono stato proprio io a dirlo perché c’era la volontà di non dire che non fossimo noi a cantare… Forse era per quello.
Nick: Ti ha aiutato interpretare questo ruolo nella tua carriera?
Germano: Dipende. Quando andai a Roma, fare fiction era una cosa di serie B. Pertanto, quando ho cominciato a incontrare registi del calibro di Peter Del Monte o Liliana Cavani, mi suggerirono di non inserire il curriculum televisivo perché era svalutante per un attore. Oggi, invece, dal Grande Fratello si può passare direttamente al cinema, ma all’epoca chi faceva televisione era visto un po’ come…
Nick: …una brutta una brutta bestia! Solo adesso facciamo come gli americani, che invece fanno cinema, televisione eccetera.
Germano: Esatto. Sono forme artistiche diverse, ma ciò non significa che siano inferiori.
Nick: Sai che ho delle puntate non doppiate e in più con le indicazioni del regista? Ma soprattutto ho una registrazione molto bella che dovresti ricordare: era un giorno in trasferta, credo alla discoteca Zingonia di Bergamo; fu molto particolare per Luciano perché ebbe in mano una chitarra che sognava da anni, bianca, fatta a luna, fighissima. Voi faceste una prova con Cristina senza parrucca e con indosso un paio di leggins neri e un maglione. Te lo ricordi?
Germano: Ricordo il giorno, ma non questa registrazione in particolare. Anche se non c’entra con questa trasferta, ti posso però dire che ricordo le lunghe pause, durante le quali io e Rinaldi andavamo sui divani del set per dormire fino a quando non ci svegliavano per riprendere a girare!
Nick: Fantastico, subito pronti all’uso!
Germano: Sì, perché magari si aspettavano anche tre, quattro ore.
Nick: Ma è vero che quando andavate a cercare pubblico finto ne trovavate anche fin troppo e che in discoteva venivate assaliti?
Germano: Eh sì. Nella discoteca di Zingonia c’erano tantissime persone, forse anche 5.000 tutte lì per noi!

Germano Di Mattia è un attore, regista, cantante, autore e sceneggiatore italiano. Da giovanissimo è divenuto famoso per il ruolo di Jim, il bassista dei Bee Hive, del famoso serial tv “Love me Licia” con Cristina D’Avena. Ha studiato recitazione con Beatrice Bracco e Bernard Hiller, ed è vissuto tra Roma, Milano e Parigi, lavorando come cantante ed attore con grandi nomi del cinema mondiale. Nel 2000 il regista inglese John Madden lo sceglie per il film “Captain Corelli’s mandolin”, dove lavora a fianco di Nicolas Cage e Penelope Cruz. Come film-maker ha vinto diversi festival internazionali con i documentari “Valigie di cartone. The italian dream” (2005) e “Secretimi Secretorum. The Celestinian code” (2009), la storia di Celestino e della città dell’Aquila, che racconta la Perdonanza Celestiniana oggi ufficialmente Patrimonio culturale immateriale UNESCO. Come regista ed autore la sua ultima opera filmica è “La via dell’Angelo”, un viaggio iniziatico sui luoghi dell’Arcangelo Michele basato sugli scritti di Maria Grazia Lopardi.
Lavora per terminare la scrittura e la produzione di altri film come “La profecía del Àguila y del Cóndor”, ispirato alle opere del compianto e caro amico scrittore peruviano Hernán Huarache Mamani e che vede la presenza di sciamani e guaritori di tutto il mondo: dagli indiani Dineè Navajo ai boscimani del Sud Africa, dai maestri delle tradizioni Maya, Inca e Atzeca per arrivare ai grandi guaritori della scuola russa e americana, agli aborigeni della Nuova Zelanda ed alla scrittrice francese Anne Givaudan. Ha incontrato diversi Maestri spirituali e delle principali religioni, formandosi negli ultimi anni con la scuola dell’Albero della vita di Mosca, studiando la cabala mistica ebraica e seguendo seminari con alcuni tra i migliori ricercatori spirituali internazionali. Germano Di Mattia segue un percorso professionale libero ed indipendente, con l’intento di portare alla luce antiche e moderne verità, attraverso tutte le sue attività artistiche.
È attento all’arte come espressione della bellezza dello spirito, per esortare l’evoluzione delle coscienze, che dovrebbe essere la missione ultima di ogni artista sincero. Con questo tredicesimo appuntamento finisce qui il nostro approfondimento su un titolo che da oltre 40 anni non ha mai smesso di appassionare, far sognare ed incuriosire generazioni di spettatori. Abbiamo detto tutto, tutti i segreti sono stati svelati? Assolutamente no, c’è ancora molto da dire, soprattutto su ciò che accadde dietro le quinte

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