Condizioni metereologiche estreme, in particolare le abbondanti e brevi precipitazioni, causa di inondazioni e disastri ambientali sono divenuti fenomeni più comuni negli ultimi tempi. Ed alcune aree in Europa, come quelle del Mediterraneo, sono più soggette di altre.
Il caso dell’Emilia Romagna nel maggio 2023 è esemplare: alluvioni di forte intensità hanno letteralmente devastato la regione causando la morte di 17 persone, migliaia di sfollati e danni per oltre otto miliardi di euro. Da allora, la regione ha subito anche altri eventi alluvionali devastanti.
Una ricerca, pubblicata ad ottobre 2025 sulla rivista Scientific Reports, si sono analizzate le condizioni che hanno contribuito alle inondazioni nel Mediterraneo per aiutarci a gestire i futuri eventi estremi che potrebbero accadere nell’area.

Come si producono le alluvioni: l’esempio dell’Emilia Romagna
Le alluvioni sono causate da precipitazioni estreme che, con il riscaldamento climatico, e quindi l’aumento delle temperature globali, sono destinate ad aumentare con conseguenti inondazioni sempre più frequenti e intense.
Esse sono influenzate da vari fattori, come l’umidità e l’uso del suolo ma anche la sensibilità del deflusso al livello del mare, elementi che insieme, possono causare risultati disastrosi, come l’alluvione del 2023 in Emilia Romagna.
Normalmente, i sistemi meteorologici sono in continuo movimento, portando condizioni meteorologiche variabili; tuttavia durante un blocco atmosferico, i venti d’alta quota rallentano e ciò fa sì che forti piogge o temperature estreme rimangano ferme in un’area per diversi giorni o settimane.
Nel caso specifico quanto accaduto nella nostra regione è stato alimentato dall’accumulo di pioggia e dalla particolare topografia della regione che è conosciuto dagli esperti del settore come effetto “cul de sac”.
In pratica le montagne hanno bloccato l’umidità proveniente dal Mar Adriatico e di conseguenza l’acqua; ciò ha prolungato le piogge, causando alluvioni estreme e rare. Lo stesso fenomeno ha contribuito, molto probabilmente, alle alluvioni del settembre 2024 che hanno colpito la medesima regione la quale in alcune zone ha ricevuto fino a 300 millimetri di pioggia in sole 48 ore. Non è un caso se l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha identificato l’Emilia-Romagna come una delle regioni italiane più a rischio alluvioni, dove sia il territorio che la popolazione corrono un rischio maggiore di “scenari di rischio” rispetto al resto del Paese

Le altre regioni mediterranee interessate dal fenomeno
Sulla base di quanto avvenuto i ricercatori ritengono che inondazioni altrettanto estreme potrebbero verificarsi anche in aree geografiche simili, come peraltro è già successo.
Anche paesi come Slovenia, Grecia (ma anche Bulgaria e Turchia) hanno subìto nel 2023 devastanti inondazioni frutto della crisi climatica. La Slovenia è stata colpita da forti e persistenti piogge all’inizio di agosto, che hanno causato inondazioni che hanno interessato due terzi del Paese. Si è trattato del disastro più costoso nella storia del paese con circa 1,5 milioni di persone colpite, di cui 8.000 evacuate e sei vittime, oltre a perdite economiche stimate in 4,7 miliardi di euro.
La Grecia nel mese di settembre in un solo giorno ha ricevuto la quantità media di pioggia annua con circa 700 chilometri quadrati di territorio allagati. A perdere la vita sono state 17 persone e circa 5.000 sono state sfollate. In Europa nel corso di quell’anno è stato registrato circa il 7 per cento di precipitazioni in più rispetto alla media, eventi che hanno colpito 1,6 milioni di persone con il 16 percento della rete fluviale europea che ha visto le portate superare la soglia di piena “grave”, notevoli perdite economiche (circa 80 percento) e 44 vittime.
Come prevedere i fenomeni estremi delle alluvioni
Per affrontare al meglio fenomeni che probabilmente saranno sempre più comuni nel prossimo futuro, è necessaria un’adeguata preparazione e l’approntamento di sistemi di allerta precoce efficienti e accurati.
Tra questi gli esperti suggeriscono un parametro di “persistenza della densità dei cicloni”, per aiutare i meteorologi a monitorare quei cicloni che potrebbero causare eventi meteorologici estremi nelle regioni vulnerabili. Si tratta di un primo passo verso lo sviluppo di sistemi di previsione delle alluvioni stagionali e precipitazioni estreme affinché anche le comunità locali siano preparate in caso di inondazioni.
Nel 2023, dopo le succitate alluvioni in Emilia Romagna, il Ministro per la protezione Civile, Nello Musumeci, affermò che “Non siamo una nazione incline alla prevenzione. Ci piace ricostruire più che prevenire“. Eppure, aggiunse “la chiave per il futuro è la prevenzione“.
Non è una strategia facile, è costosa e richiede tempo; eppure è arrivato il momento di agire per evitare che i costi della cura non siano maggiori di quelli della prevenzione.

