DOPPIAGGIO DEGLI ANNI D'ORO DELL'ANIMAZIONE IN TV (2)

In questa rubrica analizziamo gli anime giapponesi, dagli anni ‘70 ad oggi, considerati non più prodotti per bambini, ma oggetto di arte, collezionismo e passione… E non solo. Buona parte del successo riscosso da molti titoli di successo dipende da tutto il lavoro svolto dietro le quinte per localizzare i prodotti, rendendoli irresistibili con iconiche sigle e voci dei personaggi indimenticabili.
Il nostro compito è anche quello di comprendere, analizzare, e fare luce sui meccanismi che hanno influenzato la versione italiana di tante opere nipponiche giunte in Italia, spesso oggetto di modifiche e cambiamenti radicali rispetto all’originale. E chiaramente, portarvi dove nessuno mai prima: nel backstage!

RUBRICA
a cura di Ryancreation Cove
DOPPIAGGIO DEGLI ANNI D'ORO DELL'ANIMAZIONE IN TV (2)

In questa rubrica analizziamo gli anime giapponesi, dagli anni ‘70 ad oggi, considerati non più prodotti per bambini, ma oggetto di arte, collezionismo e passione… E non solo. Buona parte del successo riscosso da molti titoli di successo dipende da tutto il lavoro svolto dietro le quinte per localizzare i prodotti, rendendoli irresistibili con iconiche sigle e voci dei personaggi indimenticabili.
Il nostro compito è anche quello di comprendere, analizzare, e fare luce sui meccanismi che hanno influenzato la versione italiana di tante opere nipponiche giunte in Italia, spesso oggetto di modifiche e cambiamenti radicali rispetto all’originale. E chiaramente, portarvi dove nessuno mai prima: nel backstage!

S_N PASSIONI: I GRANDI MITI ANIMATI NIPPONICI, SPECIALE APPROFONDIMENTO – BACKSTAGE

COME VENNERO DOPPIATE LE SERIE NIPPONICHE – OGGI MITO – DEGLI ANNI D’ORO DELL’ANIMAZIONE IN TV PARTE NUMERO: DUE

Quante volte vi siete trovati tra appassionati e non, a discutere sul timbro di una voce , magari chiedendovi come suonasse nell’edizione originale? O forse vi siete chiesti in che modo le reti televisive selezionino gli anime destinati alla programmazione, o quali siano i passaggi necessari affinché una serie, nata in Giappone, arrivi fino al pubblico italiano dopo essere stata adattata e trasmessa sui nostri canali.

Scopriamo come e quando un cartone animato giapponese è acquistato e poi localizzato nel paese nel quale verrà trasmesso.

FASE DUE: il cuore della trasformazione tecnica

Dopo la procedura di acquisto degli anime ai mercati internazionali, iniziano le lavorazioni nel nostro paese.

Il supporto audiovisivo originale proveniente dal Giappone viene sottoposto a una serie di operazioni indispensabili per renderlo conforme alle esigenze delle emittenti italiane. Una delle procedure più frequenti è la conversione dello standard televisivo: il filmato nipponico, registrato in NTSC, viene adattato al formato PAL utilizzato in Europa. In alternativa, qualora l’opera arrivi su pellicola cinematografica, si procede al riversamento su nastro magnetico, come Pollice o Beta. Durante questo passaggio, tutti i materiali sono identificati tramite codici a barre, dettaglio tecnico essenziale che ne agevola l’archiviazione, la catalogazione e il successivo reperimento durante la produzione e la trasmissione.

Superata questa prima e fondamentale lavorazione nel magazzino tecnico, i supporti vengono spediti agli studi incaricati del doppiaggio italiano. Qui inizia un nuovo ciclo di processi specializzati: viene effettuato un accurato controllo qualità, mirato a verificare l’integrità di suoni e immagini, e si procede alla codifica delle sequenze visive. Questo procedimento prevede l’aggiunta di un time code, cioè un contatore digitale che permette di individuare con esattezza ogni quadro della scena. Vengono preparate almeno due copie di lavorazione, utili per le successive tappe dell’edizione italiana.

Nello specifico…

Quando si parla di trasmissioni televisive e doppiaggio internazionale, emergono spesso le sigle NTSC e PAL.

NTSC, acronimo di National Television System Committee, nasce negli Stati Uniti nel 1953 e domina in Nord America, Giappone, Corea del Sud, parte dell’America Latina. Il suo punto distintivo resta la frequenza d’aggiornamento, circa 29,97 fotogrammi al secondo, responsabile di una notevole fluidità nei movimenti in video. Ma il sistema statunitense ha mostrato presto i suoi limiti: la gestione del colore risulta fragile, le immagini tendono facilmente a distorcersi, obbligando tecnici e canali a ricorrere a continui aggiustamenti.

Diverso l’approccio del PAL, introdotto in Germania nel 1963 e adottato in quasi tutta l’Europa, Australia, ampie zone di Asia e Africa. Questo standard offre una risoluzione superiore, con 625 linee orizzontali contro le 525 del sistema americano, e frequenza a 25 frame al secondo. I video trasmessi su rete PAL guadagnano così in definizione e precisione cromatica.

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