DOPPIAGGIO DEGLI ANNI D'ORO DELL'ANIMAZIONE IN TV (3)

In questa rubrica analizziamo gli anime giapponesi, dagli anni ‘70 ad oggi, considerati non più prodotti per bambini, ma oggetto di arte, collezionismo e passione… E non solo. Buona parte del successo riscosso da molti titoli di successo dipende da tutto il lavoro svolto dietro le quinte per localizzare i prodotti, rendendoli irresistibili con iconiche sigle e voci dei personaggi indimenticabili.
Il nostro compito è anche quello di comprendere, analizzare, e fare luce sui meccanismi che hanno influenzato la versione italiana di tante opere nipponiche giunte in Italia, spesso oggetto di modifiche e cambiamenti radicali rispetto all’originale. E chiaramente, portarvi dove nessuno mai prima: nel backstage!

RUBRICA
a cura di Ryancreation Cove
DOPPIAGGIO DEGLI ANNI D'ORO DELL'ANIMAZIONE IN TV (3)

In questa rubrica analizziamo gli anime giapponesi, dagli anni ‘70 ad oggi, considerati non più prodotti per bambini, ma oggetto di arte, collezionismo e passione… E non solo. Buona parte del successo riscosso da molti titoli di successo dipende da tutto il lavoro svolto dietro le quinte per localizzare i prodotti, rendendoli irresistibili con iconiche sigle e voci dei personaggi indimenticabili.
Il nostro compito è anche quello di comprendere, analizzare, e fare luce sui meccanismi che hanno influenzato la versione italiana di tante opere nipponiche giunte in Italia, spesso oggetto di modifiche e cambiamenti radicali rispetto all’originale. E chiaramente, portarvi dove nessuno mai prima: nel backstage!

S_N PASSIONI: I GRANDI MITI ANIMATI NIPPONICI, SPECIALE APPROFONDIMENTO – BACKSTAGE

COME VENNERO DOPPIATE LE SERIE NIPPONICHE – OGGI MITO – DEGLI ANNI D’ORO DELL’ANIMAZIONE IN TV PARTE NUMERO: TRE

Quante volte vi siete trovati tra appassionati e non, a discutere sul timbro di una voce, magari chiedendovi come suonasse nell’edizione originale? O forse vi siete chiesti in che modo le reti televisive selezionino gli anime destinati alla programmazione, o quali siano i passaggi necessari affinché una serie, nata in Giappone, arrivi fino al pubblico italiano dopo essere stata adattata e trasmessa sui nostri canali.

Fase tre: l’adattatore segue le linee guida del committente e lavora ai dialoghi italiani

Nella puntata precedente, abbiamo riferito di come prima di essere adattati, i copioni di un anime giapponese siano sono sottoposti a traduzione fedele, come accade per altri generi, dai film ai cartoni americani. In realtà vi sveliamo un backstage per decenni rimasto segreto…

Alla fine anni ‘80 e per tutti i ‘90 i traduttori scelti dalle case di doppiaggio che lavoravano soprattutto per gli anime Fininvest e Mediaset, modificavano, e hanno continuato a farlo anche radicalmente i copioni durante il loro operato: le frasi troppo corte vengono allungate (poiché i copioni forniti in inglese spesso sono versioni essenziali del dialogo giapponese), e alcuni temi, inadatti ad un pubblico di bambini e famiglie, vengono ammorbiditi. Quindi, già prima dell’adattamento, avvenivano cambiamenti che si addizionavano alle lavorazioni successive. Modifiche univoche secondo la sensibilità e l’esperienza acquisita dalle maestranze.

È importante notare che, sebbene in passato i traduttori consegnassero all’adattatore copioni non tradotti letteralmente ma già contestualizzati dopo aver visionato il video corrispondente, ciò non era e non è richiesto. Tuttavia, questa pratica era comune all’epoca per accelerare i vari passaggi della lavorazione.

E veniamo all’adattamento…

Il compito principale dell’adattatore è “mettere in bocca” le nuove battute ai vari personaggi. I protagonisti animati muovono la bocca tante volte quanti sono i “battiti” delle parole nella lingua originale, per cui, nel momento in cui si sostituisce il dialogo giapponese con la versione italiana, le frasi risultano spesso più lunghe o più brevi.

L’adattatore, quindi, recita ciascuna battuta seguendo i movimenti delle labbra del personaggio e adatta le parole ai sincronismi, senza stravolgere il senso originale del messaggio. A Milano gli adattatori erano spesso doppiatori che accettavano il lavoro come estensione della loro professione. A Roma invece, sono sempre esistite le figure di adattatori che non necessariamente erano anche attori e doppiatori.

Per adattare un episodio di circa 25 minuti, sono richieste ore, nei casi di serie complicate da un lavoro di riadattamento e rimontaggio, il tempo aumenta. Questo processo viene svolto con grande accuratezza: si consultano dizionari di ogni genere e, spesso, si chiede la collaborazione di esperti universitari. Non basta che i dialoghi siano sincronizzati con le “aperture” delle bocche dei personaggi animati; è necessario anche che mantengano coerenza e significato, oltre a integrarsi perfettamente nel contesto della scena. Ovviamente, le capacità professionali fanno la differenza, ed anche la cultura: un buon adattatore non si limita ad aggiungere o togliere pause e parole, riscrive magari una frase, (i dialoghi originali giapponesi tendono a ripetersi in pochi minuti, quindi da sempre il risultato in italiano, spesso più ricco e variegato, non dovrebbe essere sottovalutato: i cambiamenti servono anche ad utilizzare più vocaboli e a rendere le scene più ricche ed interessanti). Su questo ci sono scuole di pensiero diverse sia tra il pubblico sia tra gli addetti ai lavori: gli appassionati preferiscono traduzioni letterali e fedeli. Idem alcuni traduttori e adattatori.

L’ultima parola spetta però al committente, ciò al cliente che commissiona il doppiaggio nella sua interezza.

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