L'Artico sotto assedio, farmaci e cosmetici nei ghiacci

Una ricerca del CNR rivela livelli preoccupanti di inquinanti emergenti nella neve e nei ghiacciai polari

AMBIENTE
Federico Di Bello
L'Artico sotto assedio, farmaci e cosmetici nei ghiacci

Una ricerca del CNR rivela livelli preoccupanti di inquinanti emergenti nella neve e nei ghiacciai polari

Alle Isole Svalbard, nell’estremo nord della Norvegia, a oltre mille chilometri dal Circolo Polare Artico, i ghiacciai raccontano una storia inquietante. Non è una storia di esplorazioni eroiche o di fauna selvatica, ma quella di un’invasione silenziosa: farmaci, cosmetici e sostanze chimiche di uso quotidiano hanno raggiunto uno degli ambienti più remoti e incontaminati del pianeta.

Un gruppo di ricerca coordinato dall’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-ISP), in collaborazione con l’Università di Perugia, ha condotto un’indagine approfondita presso la Stazione artica ‘Dirigibile Italia’ di Ny-Ålesund, analizzando campioni di neve e carote di ghiaccio prelevati da tre ghiacciai dell’Isola di Spitsbergen durante le campagne del 2022 e 2023. I risultati, pubblicati sulle prestigiose riviste Environmental Research e Journal of Hazardous Materials, hanno rivelato una situazione più grave del previsto.

Il dato più sorprendente“, spiega Luisa Patrolecco, ricercatrice del CNR-ISP e coordinatrice dello studio, “è che farmaci, prodotti per la cura della persona e composti fenolici sono presenti in concentrazioni fino a dieci volte superiori rispetto ai policlorobifenili e ai pesticidi storici“. Questi ultimi sono sostanze bandite da decenni, note per la loro persistenza ambientale, eppure i nuovi contaminanti – quelli che utilizziamo quotidianamente nelle nostre case – li hanno superati in abbondanza. I composti fenolici, in particolare, rappresentano una minaccia insidiosa: si tratta di elementi chimici generati nella produzione di cosmetici, plastiche e detergenti, capaci di interferire con il sistema endocrino degli organismi viventi. Nonostante il loro potenziale impatto sulla salute ambientale, questi “inquinanti emergenti” non sono ancora regolamentati a livello internazionale.

Ma come arrivano queste sostanze fin sopra i ghiacciai artici? La risposta sta nel trasporto atmosferico a medio e lungo raggio. Le correnti d’aria trasportano molecole inquinanti dalle aree industrializzate e densamente popolate delle medie latitudini verso nord, dove le basse temperature e le precipitazioni nevose agiscono come una trappola, catturando e concentrando questi composti. “La neve artica funziona come un filtro atmosferico“, chiarisce Tanita Pescatore, ricercatrice del CNR-ISP e coautrice dello studio, “mentre il ghiaccio rappresenta un archivio storico, conservando al suo interno gli inquinanti accumulati nel corso del tempo“. Analizzando le carote di ghiaccio a diverse profondità, gli scienziati possono ricostruire la cronologia della contaminazione, proprio come si leggono gli anelli di un albero.

La compresenza di inquinanti storici e contemporanei rivela che l’impatto delle attività umane ha ormai raggiunto anche gli angoli più sperduti del pianeta. Ma c’è un aspetto ancora più preoccupante: il riscaldamento globale sta accelerando la fusione dei ghiacci artici, trasformando questi serbatoi di contaminanti in potenziali fonti di nuovo inquinamento. “Con lo scioglimento dei ghiacciai“, avverte Pescatore, “queste sostanze vengono nuovamente rilasciate nell’ambiente, generando impulsi di contaminazione negli ecosistemi polari“. È un circolo vizioso: il cambiamento climatico causato anche dalle attività industriali provoca lo scioglimento dei ghiacci, che a loro volta liberano gli inquinanti prodotti da quelle stesse attività, amplificando l’impatto ambientale.

Le implicazioni di questa ricerca vanno ben oltre la documentazione scientifica. “L’obiettivo fondamentale“, sottolineano le ricercatrici, “è fornire dati cruciali per lo sviluppo di strategie internazionali coordinate“. Il fatto che molti degli inquinanti rilevati non siano ancora regolati da normative specifiche rende la situazione particolarmente urgente. Proteggere la criosfera – l’insieme di neve, ghiaccio e permafrost – significa proteggere l’equilibrio climatico dell’intero pianeta. I ghiacci polari non sono semplici masse congelate in luoghi remoti: sono regolatori termici globali, riflettono la radiazione solare, influenzano le correnti oceaniche e ospitano ecosistemi unici. La presenza di farmaci e cosmetici nei ghiacciai delle Svalbard ci ricorda che non esistono più luoghi davvero isolati sul nostro pianeta e che ogni prodotto che utilizziamo, ogni sostanza che riversiamo nell’ambiente, può intraprendere viaggi inaspettati con conseguenze ancora largamente sconosciute.