Se “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fiori” come recitava una canzone di De Andrè, oggi possiamo anche dire che dai gusci delle mandorle nascono circuiti e sensori. Neanche capolavori di Orwell e Azimov avrebbero potuto immaginare tanto, infatti non è fantascienza ma scienza. Lo studio di un team della Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa, pubblicato sulla rivista Advanced Functional Materials, ha fatto compiere un altro passo avanti verso l’elettronica biodegradabile. Uno scarto alimentare, peraltro abbondante e voluminoso per cui svantaggioso economicamente da smaltire, è il protagonista di una svolta scientifica italiana. Il progetto si chiama Ligash (Laser Induced Graphene From vaste Almond Shells) è stato finanziato dal ministero della Ricerca e grazie al contributo dell’azienda produttrice di mandorle Damiano Organics. Lo studio dimostra come i gusci di mandorla possono diventare una base perfetta per produrre grafene indotto da Laser. Il grafene è un materiale sottile come un atomo dalle molteplici applicazioni. Il team, coordinato da Francesco Greco, dell’Istituto di Biorobotica, ha ottenuto un materiale altamente conduttivo che proviene dall’irradiamento laser di materiali ricchi di carbonio. Dopo aver analizzato diversi tipi di gusci, gli scienziati hanno selezionato i più ricchi di lignina, un precursore del grafene, combinando poi la polvere dei gusci con il chitosano, una sostanza che deriva dai gusci dei crostacei. Da qui sono nati circuiti, resistenze, capacità e persino sensori di umidità composti interamente di materiali bioderivati e biodegradabili. Lo studio apre quindi la strada alla realizzazione di dispositivi elettronici a impatto zero, come sensori ambientali o medici destinati a degradarsi in maniera naturale dopo l’uso. Oltre agli sviluppi dei circuiti e dei sensori, i ricercatori hanno individuato nel composito una potenziale alternativa alla pelle conciata: modificando la composizione, è infatti possibile ottenere un materiale flessibile, resistente, in grado di essere cucito e dall’aspetto simile alla pelle naturale. “E’ un passo significativo verso un’elettronica più sostenibile, con possibili applicazioni nella creazione di dispositivi elettronici degradabili che eviteranno la formazione di microplastiche e rifiuti elettronici, riducendo al minimo l’impatto sull’ambiente” ha detto Francesco Greco. Allo studio hanno collaborato con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Istituto di Produzioni Vegetali con Luca sebastiani e Alessandra Francini, la Graz University of Tecnology e l’Isituto Italiano di Tecnologia.
L'elettronica del futuro nasce dai gusci di mandorle
Una svolta verso l’elettronica green, biocompatibile e biodegradabile
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