Groenlandia: tra scioglimento dei ghiacciai e appetiti internazionali

Il rischio di un aumento di crepacci e del livello dei mari. Nel frattempo l’area è diventata strategica per le potenze globali

AMBIENTE
Pamela Preschern
Groenlandia: tra scioglimento dei ghiacciai e appetiti internazionali

Il rischio di un aumento di crepacci e del livello dei mari. Nel frattempo l’area è diventata strategica per le potenze globali

Gli scienziati temono che la calotta glaciale di Prudhoe, nella regione nord-occidentale della Groenlandia, si riduca progressivamente a causa del surriscaldamento del pianeta, con conseguenze nefaste per il pianeta. Negli ultimi 20 anni la Groenlandia ha perso ghiaccio a una velocità 5 volte più alta rispetto alla fine del secolo scorso.

Per comprendere la criticità della questione si consideri che secondo Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’UE per ogni centimetro di innalzamento del livello del mare, circa sei milioni di persone in più sono esposte a inondazioni costiere.

L’allarme per la cupola di ghiaccio della Groenlandia, spessa 500 metri di circa 2500 chilometri quadrati (le dimensioni del Lussemburgo), è stato lanciato a seguito di un progetto del 2023 condotto da GreenDrill e dall’Università di Buffalo per raccogliere rocce e sedimenti. In cui si è scoperto che la cupola si era sciolta l’ultima volta circa 7.000 anni fa, durante l’Olocene inferiore, mostrando di essere altamente sensibile alle temperature miti. Gli esperti, considerato il cambiamento climatico in atto, temono che anche nel prossimo futuro le temperature in aumento faranno arretrare la calotta glaciale riducendone le dimensioni.

Analizzando la superficie dei ghiacciai tra il 2016 e il 2021 un gruppo di scienziati ha rilevato che l’intera calotta glaciale ha visto un incremento medio del volume dei crepacci pari al 4,3%. In particolare il sud-est della Groenlandia, con un aumento superiore al 25%. Si tratta di un’area vulnerabile allo scioglimento e da anni esposta a un marcato arretramento dei ghiacciai causato dal contatto con acque oceaniche sempre più calde.

Frenare l’espansione dei crepacci in Groenlandia è urgente: le fratture nella calotta glaciale costituiscono varchi critici attraverso cui l’acqua superficiale può penetrare nelle profondità del ghiacciaio, lubrificando la base della massa glaciale e accelerando lo scorrimento verso il mare. L’acqua intrappolata sotto il ghiaccio, inoltre, contribuisce ad aumentare la temperatura interna della calotta, accelerandone ulteriormente la frattura. Ogni incremento, anche minimo, delle temperature globali ha ripercussioni dirette sui ghiacci polari e sugli ecosistemi marini.

L’Artico è tra le aree più sensibili al cambiamento climatico, quella che si scalda più delle altre, (circa quattro volte in più) con un evidente impatto sulla circolazione oceanica globale e sulla criosfera, che si traduce nello scioglimento del ghiaccio marino della calotta polare. Il meccanismo è semplice: in presenza di ghiaccio l’energia che arriva dall’atmosfera è riflessa verso questa mentre in assenza il calore è assorbito dagli oceani. Circa il 90% di questo è rimesso in circolo e ciò con conseguenze dannose sulla circolazione oceanica globale e l’aumento della quantità e intensità di eventi estremi.

Che dell’aumento di calore siano responsabili le emissioni di gas nocive causate dall’uomo o che invece, si tratti di un fenomeno ciclico del tutto naturale, o ancora il ruolo delle inondazioni subglaciali (come quella che nel 2014 l’ha colpita), comunque la riduzione dell’estensione e volume della calotta glaciale della Groenlandia, è destinata ad accentuarsi. È quindi importante monitorare il fenomeno, per essere in grado di pianificare, mitigare e adattarci all’innalzamento del livello del mare.

I tesori nascosti

Sotto la calotta artica che ricopre la Groenlandia per quasi l’80% giace una ricchezza in termini di terre rare, idrocarburi, miniere di rame e altri metalli equivalente a circa il 10-15% delle risorse mondiali. Si tratta di materie prime preziose per le rivoluzioni in corso, come la transizione energetica, la trasformazione digitale e lo sviluppo militare, ed essenziali per i processi produttivi. Lo hanno capito alcune delle principali potenze mondiali, tra cui USA, Russia e Cina, desiderose di avere un controllo capillare su quest’area.

Al momento si tratta di uno sfruttamento solo potenziale, sia per gli elevati costi che per l’impatto dannoso sull’ambiente: non è un caso se la Groenlandia ha posto veti contro lo sfruttamento di una grande miniera di uranio, chiusa dal governo, consapevole dei rischi, anche per le aree circostanti di un’estrazione in un territorio dove soffiano venti forti.

Eppure con l’aumento delle temperature la parte di isola scoperta dal ghiaccio si sta estendendo, facilitando l’apertura delle tre rotte artiche principali: la rotta transpolare (navigabile per finalità scientifica ma priva al momento di rilevanza commerciale); il passaggio a nord  ovest tra Groenlandia e Canada che sta diventando sempre più navigabile, dopo il primo attraversamento completo del 2009 e la Northern Sea Route la rotta strategicamente più importante che passa lungo le coste della Russia, aperta quasi tutto l’anno (chiusa solo nei mesi invernali) e transitata da navi commerciali (soprattutto portacontainer e navi gassiere). Oggetto di attenzioni recenti da parte della Cina che su questa rotta ha avviato un servizio regolare, pur restando non economicamente conveniente offre un vantaggio a livelli competitivo, strategico e militare. Si consideri che negli ultimi anni il livello di navigabilità di questo tratto è aumentato di oltre 3 mesi e i traffici del 15-20% su base annua (a percorrerlo oggi sono circa 100 navi commerciali all’anno contro le 13-14 l’anno di meno di un decennio fa).

Russia e Cina sono sempre più presenti. La prima, ad esempio, tramite la Northern Sea Route sembra intenzionata a rafforzare le sue coste artiche, sia in chiave energetica ed economica sia per quanto riguarda il posizionamento militare dei suoi avamposti. Ma anche la ricerca scientifica. Nel dicembre 2025 ha avviato con la firma di un decreto da parte del presidente russo Vladimir Putin la costruzione di una base temporanea al Polo Nord, dedicata alla ricerca scientifica che offrirà programmi e materiali educativi per le scuole russe ma anche soggiorni di breve durata per un turismo di alta fascia, il cui avvio è previsto ad aprile 2026. La Cina, invece, ha annunciato di voler irrobustire l’offerta mercantile lungo la rotta della Northern Sea Route, per aprirsi nuove opportunità economiche.

Le missioni nell’Artico

Al momento non esiste un numero preciso di missioni, poiché molte sono campagne stagionali o programmi pluriennali composti da centinaia di progetti minori. Tuttavia, si possono distinguere le principali iniziative attive in tre categorie: ricerca scientifica, sicurezza e difesa, governance ambientale. La ricerca scientifica è il settore con un maggior numero di attività internazionali coordinate. Tra le principali in corso o programmate in questo ambito rilevano:

5ª Spedizione scientifica della Turchia, ovvero una missione di ricerca con 12 scienziati su 19 progetti attivi nell’Oceano Artico (campionamenti, atmosfera, oceano).
Missioni di ricerca NATO (NREP 24 & ACO 24): Progetti scientifici a bordo della nave NRV Alliance su clima artico, mar biologico e condizioni acustiche marine.
Programma GoNorth (Norvegia) : una Serie di spedizioni di ricerca multidisciplinare annuali (oceano, geologia, biologia, ghiaccio)
Osservatorio Tara Polaris ,ovvero un programma di osservazioni pluriennali dell’Oceano Artico (serie Tara Polaris I, II, …).
Campagna di immersioni cinesi: missione con oltre 40 immersioni subacquee condotta nel 2025 per studiare ecosistemi e geologia sotto il ghiaccio.
l’Arctic Research Plan 2022-2026: Un massiccio piano di coordinamento internazionale (guidato dagli USA) che gestisce centinaia di progetti focalizzati su resilienza delle comunità, ecosistemi marini e monitoraggio dei ghiacci.
Programma di Ricerche in Artico (PRA) 2024-2026 in cui l’Italia è molto attiva con il CNR e l’Istituto di Scienze Polari (ISP) con la gestione della base Dirigibile Italia a Ny-Ålesund in Norvegia (isole Svalbard).
High North (Marina Militare Italiana): Una missione idro-oceanografica annuale giunta nel 2026 alle sue ultime edizioni del ciclo attuale, che mappa i fondali e studia le correnti nel settore delle Svalbard
MOSAiC & ARICE: Consorzi internazionali che utilizzano navi rompighiaccio (come la Polarstern) per missioni di deriva nel ghiaccio o spedizioni coordinate tra paesi europei e nordamericani.

Tra le missioni militari e di sicurezza ne rilevano quattro tra cui:
Operazione NANOOK (Canada e partner): operazioni annuali congiunte in esercitazioni e presenza militare per sicurezza e deterrenza.
Operation NOBLE DEFENDER (NORAD): operazione difensiva NORAD per sorveglianza e difesa artica.
Esercizi multinazionali NATO/USA/Canada: JPMRC, NOREX, ICE CAMP, ARCTIC FORGE e altri esercizi di preparazione in condizioni estreme.
Presenza di pattugliatori e navi polari per pattugliamento, sorveglianza dei confini marittimi (Canada e altri paesi artici) e operazioni congiunte imbarcate.
Aerei e assetti sorveglianza NATO/USA: pattuglie aeree e attività di deterrenza contro navale e aereo di altri stati (ad esempio Sorveglianza NORAD / intercettazioni di traffico russo.

Infine tra le infrastrutture di ricerca permanenti va ricordata una stazione cinese Yellow River che si occupa ricerca continua su glaciologia, atmosfera ed ecologia a Ny-Ålesund a Svalbard in Norvegia dove è presente anche un hub internazionale per ricerca climatica.

È evidente l’importanza di un territorio come quello dell’Artico sotto molteplici punti di vista: strategico, militare, economico. Per poterne garantire la sopravvivenza, tuttavia, è prioritario valorizzare la ricerca, investendo in modo massiccio e costante nel settore scientifico.