GOLDRAKE: LA RIVOLUZIONE ROBOTICA (4)

In questa rubrica vi abbiamo presentato parte dei grandi miti animati giapponesi degli anni ’70, ’80, ’90 e 2000. Continueremo la nostra mini enciclopedia, scandita da reportage-approfondimenti come questi sui titoli ormai entrati nella storia di anime e manga, così come i loro autori

RUBRICA
a cura di Ryancreation Cove
GOLDRAKE: LA RIVOLUZIONE ROBOTICA (4)

In questa rubrica vi abbiamo presentato parte dei grandi miti animati giapponesi degli anni ’70, ’80, ’90 e 2000. Continueremo la nostra mini enciclopedia, scandita da reportage-approfondimenti come questi sui titoli ormai entrati nella storia di anime e manga, così come i loro autori

I grandi miti dell’animazione: Design rivoluzionario e scelte stilistiche deliberate parte 4

Continuiamo il nostro viaggio nell’universo di Go Nagai. Nella precedente uscita abbiamo esplorato il design rivoluzionario di Grendizer e il manga parallelo all’anime.

Il suo talento fu notato da Shotaro Ishinomori, maestro di Cyborg 009, che lo accolse come assistente[4]. Era l’apprendistato perfetto per un giovane ambizioso che sognava di lasciare il segno nel mondo dei manga. Nel 1967 arrivò il debutto ufficiale con Meakashi Polikichi, ma il successo esplose con Harenchi Gakuen, conosciuto come “La scuola svergognata”, un’opera che scandalizzò il Giappone introducendo comicità erotica e satira sociale[4,5]. Ma Nagai non era interessato solo alla comicità provocatoria. Nagai dichiarò nella sua autobiografia Gekiman! che le sue aspirazioni erano sempre state quelle di scrivere storie di fantascienza più serie[5]. Quella serietà avrebbe trovato espressione in due opere che avrebbero definito la sua carriera e influenzato generazioni: Devilman e Mazinger Z. Dopo Harenchi Gakuen, Nagai creò la serie Mazinger Z, successivamente espansa in Grande Mazinger, Grendizer e molti anni dopo Mazinkaiser, dove sviluppò il concetto dei mecha giganti[5]. L’innovazione fu radicale e cambiò per sempre il genere: Mazinger fu il primo manga dove un robot gigante veniva pilotato dall’eroe dall’interno, creando così uno dei più grandi pilastri dell’industria[5]. Prima di Nagai, i robot erano entità separate, spesso controllate a distanza come burattini meccanici. L’idea di entrare fisicamente nella macchina, di diventare tutt’uno con essa, di sentire il robot come estensione del proprio corpo, trasformò completamente il genere robotico. Il contributo di Nagai non fu solo narrativo: diede vita a un’intera industria di giocattoli, modellini e merchandise che ha sostenuto economicamente l’animazione giapponese[4]. Era l’alba di quello che oggi chiamiamo media mix.

(continua nella prossima uscita – Per leggere tutto il reportage/approfondimento clicca sugli autori che hanno firmato questo articolo: ti appariranno tutti i loro contributi)

Fonti: 4. Corriere del Giappone, “80 anni di Go Nagai: Devilman, Goldrake e Mazinga Z” (September 9, 2025) 5. Wikipedia, “Go Nagai” (November 3, 2025)